Farmacista sempre più centrale nel counseling dei probiotici

Intervista a Corrado Giua Marassi, presidente della Società italiana farmacia clinica (SIFAC).

Negli ultimi anni il mercato dei probiotici è cresciuto in misura significativa, ed è letteralmente esplosa l’offerta. Siamo ormai a oltre 4mila referenze presenti sul mercato italiano. Quali sono secondo lei le ragioni di questi fenomeni?

Le ragioni della crescita di tali prodotti sul mercato sono molteplici, tra le prime si annoverano certamente quelle regolatorie; gli integratori a base di probiotici presentano, infatti, un iter burocratico di produzione assai snello rispetto ad altre categorie quali dispositivi medici o medicinali: per la loro commercializzazione è sufficiente una notifica al Ministero, a dispetto invece di tutti gli studi clinici e le procedure necessarie a ottenere una vera e propria autorizzazione (AIC) nel caso dei farmaci. Ciò consente alle aziende di produrre un integratore a base di probiotici con estrema facilità burocratica, determinando la disponibilità di un’ampia pletora di probiotici, con formulazioni differenti e variabilità in qualità, affidabilità e processi di produzione.

Corrado Giua Marassi, presidente Società italiana farmacia clinica (SIFAC).

Un’ulteriore motivazione è sicuramente correlata all’utenza: nel corso degli ultimi anni, è aumentata la richiesta di tali prodotti da parte del cittadino/utente, il quale è sempre più consapevole dell’importanza e del ruolo ricoperto da parte del microbiota intestinale; la richiesta è inoltre implementata non solo per le tradizionali esigenze del tratto GI, ma anche per una gamma di indicazioni molto più ampie e disparate.

Quali sono i criteri che un farmacista dovrebbe seguire per orientarsi in questa così ampia offerta di prodotti?

L’ampia varietà e variabilità delle formulazioni disponibili, anche in termini qualitativi, rende necessaria un’abilità del farmacista e una formazione ad hoc che gli consenta di operare un’adeguata selezione a monte nell’assortimento di prodotti che pensa di proporre come valido per soddisfare le esigenze del paziente. Un’accurata selezione richiede conoscenza, da parte del professionista sanitario, di una serie di specifiche: tra le principali informazioni da considerare vi sono la corretta descrizione del microrganismo, il numero minimo di cellule vitali di ogni ceppo probiotico al termine della durata di conservazione (shelf-life), le indicazioni d’uso e modalità di conservazione. La qualità del probiotico e gli effetti benefici associati sono correlati alla qualità microbica, ma anche agli aspetti tecnologici che i produttori devono prendere in considerazione per assicurare la conformità dei prodotti alle linee guida ministeriali.

Le scelte del farmacista nel counselling dovranno essere dettate da un approccio razionale che si fondi sulla predilezione di quei ceppi supportati da maggiori evidenze cliniche disponibili sull’uomo.

Si osserva la tendenza a considerare i probiotici non più soltanto come integratori alimentari, ma come medicinali con vere e proprie “indicazioni”, anche se il contesto normativo non lo consente…

Come ben afferma, dal punto di vista legislativo la maggior parte dei prodotti contenenti probiotici non sono medicinali (benché esistano delle note eccezioni), ma rientrano nella categoria degli integratori, non potendo vantare dunque finalità terapeutiche, e non avendo, d’altronde, tutta una serie di studi pre-autorizzativi assai complessi e indispensabili alle procedure di richiesta dell’AIC.

D’altra parte, però, è anche vero che, nel moderno panorama scientifico, acquisiscono sempre più importanza le evidenze cliniche in merito al possibile beneficio dei diversi ceppi, pertanto, pur non trattandosi di farmaci, diventa sempre più importante, anche per gli integratori, possedere degli studi che ne avvalorino efficacia e sicurezza sull’uomo.

In tale contesto trovano un ruolo elettivo gli studi di real-life, condotti sulla popolazione reale che assume questi integratori, già commercializzati, nella realtà quotidiana. Un detector privilegiato in tal senso è senz’altro la farmacia di comunità, volta ad intercettare l’ampia varietà, per comorbidità, politerapia farmacologica, età avanzata, di soggetti afferenti, che normalmente esulano dal rigore metodologico e dai criteri stringenti degli studi clinici pre-marketing. La farmacia di comunità si configura pertanto come setting ideale per condurre studi di real life, implementando le evidenze cliniche a sostegno di tali prodotti sulla giusta posologia, modalità di assunzione, indicazione.

Nel dialogo con i clienti, quanto è importante secondo lei il concetto di ceppo specificità e quanto è recepito dai pazienti?

La ceppo specificità è uno degli elementi cardine che guida la consulenza con l’utente in farmacia, ed è un aspetto che deriva da una ricerca costante e in continuo aggiornamento. Se da un lato è importante che il professionista del farmaco aggiorni le proprie conoscenze e le rafforzi periodicamente, partecipando all’innovazione scientifica, dall’altro è anche fondamentale che il farmacista sia in grado di trasdurre le evidenze scientifiche in background clinico, migliorando la pratica clinica e selezionando al meglio i prodotti per le specifiche esigenze del paziente.

Paziente che, a oggi, è formato e molto più preparato rispetto ad un tempo, avendo compreso la complessità e il possibile beneficio sul proprio organismo dei probiotici che non vengono più banalizzati come semplici “fermenti lattici”. Un paziente, quindi, che è sicuramente più consapevole, del proprio stato di salute e del ruolo dei probiotici e inizia a recepire il concetto di ceppo specificità, nonostante ci sia ancora strada da percorrere…

Nella sua esperienza quotidiana, quanto è diffuso tra i cittadini il concetto di benessere intestinale?

Il concetto di benessere intestinale è ormai sempre più diffuso, anche tramite il web e in generale i mass media, e dà al paziente sempre maggiore informazione su come l’intestino sia a tutti gli effetti un “secondo cervello” e su come un malessere intestinale vada ad impattare anche su altre funzioni dell’organismo, sia nel breve che nel lungo termine, sia nella sfera fisica che in quella psichica. Tutto ciò contribuisce a rendere il paziente più consapevole e ad accentuarne la sensibilità in merito al tema dei probiotici e di tutti quei prodotti mirati al ripristino e alla preservazione del benessere intestinale.

In quest’ottica, partendo da un paziente che è oramai “fertilizzato” su queste tematiche, è fondamentale che il farmacista abbia non solo una corretta preparazione clinico-scientifica in merito, ma anche le adeguate competenze comunicative per trasmetterla.

Quali sono i consigli che si sente di dare ai suoi colleghi per gestire una efficace comunicazione con i clienti sul tema microbioma e probiotici?

Un’efficace comunicazione s’incentra certamente, come sempre in farmacia, su un linguaggio semplice rafforzato da empatia verso il cliente-paziente, e soprattutto dalla capacità del farmacista di favorirne il “coinvolgimento attivo” (empowerment), rendendolo in tal modo partecipe al processo di “cura” o, in questo caso, di prevenzione, protagonista nel miglioramento del suo benessere e salute. In quest’ottica, certamente nei probiotici è fondamentale trasmettere al paziente le connessioni dell’intestino con altri distretti nell’organismo, in particolare col SNC, così come il concetto di ceppo-specificità e l’idea che non tutti i probiotici sono uguali, o, ancora, il concetto plus della “vitalità”, prerogativa imprescindibile del probiotico stesso.

Veicolare tutte queste nozioni clinico-scientifiche richiede competenze relazionali e un’efficacia comunicativa. In questo contesto, SIFAC ha cercato un modo concreto per migliorare l’efficacia comunicativa del farmacista stesso attraverso uno strumento, il CAT (Communication Assessment Tool). Il CAT è uno strumento cognitivo testato e validato nella sua affidabilità in diversi Paesi, tramite la collaborazione con un gruppo di ricerca internazionale e multidisciplinare, per misurare in maniera standard l’efficacia comunicativa del farmacista. Lo strumento offre, oggi, un modo per migliorare e valutare quantitativamente le competenze del farmacista in ambito comunicativo.

Redazione
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