Dermatite atopica: l’allattamento al seno ha un ruolo protettivo?

28 maggio 2018

 Hallym University, Chuncheon (studio originale)

Il latte artificiale nei primi mesi di vita potrebbe indurre alterazioni del microbioma intestinale e, di conseguenza, modificare lo sviluppo immunitario promuovendo l’insorgenza di dermatite atopica.

È quanto afferma lo studio condotto da Min-Jung Lee e colleghi, di recente pubblicazione in Journal of Allergy and Clinical Immunology.

La dermatite atopica è forse una delle forme allergiche più diffuse in età neonatale che, talvolta, può persistere per tutta la vita e si caratterizza principalmente con prurito cutaneo associato a stato infiammatorio e a risposta immunitaria.

Nonostante la sua ampia diffusione le esatte cause della sua insorgenza rimangono ad oggi da definire. Tra queste, sempre più studi includono un microbioma intestinale alterato, ipotesi condivisibile se consideriamo il suo confermato coinvolgimento nello sviluppo del nostro sistema immunitario.

È importante inoltre ricordare come la maturazione della componente batterica sia altamente variabile soprattutto nei primi mesi di vita e influenzabile da parte di molteplici fattori.

La tipologia di nutrizione, ovvero allattamento al seno, in formula o un misto tra le due opzioni, sembrerebbe essere quello più incisivo. Non sono molti tuttavia gli studi che vanno a indagare il complesso legame tra microbioma intestinale e dermatite atopica in base al tipo di alimentazione durante i primi mesi.

A questo proposito, i ricercatori coreani hanno confrontato la composizione batterica di 66 controlli sani con quella di 63 bambini colpiti da dermatite atopica a sei mesi di età e in accordo al tipo di nutrizione seguita. Sono state inoltre profilate differenze funzionali a livello genico tra i due gruppi al fine di determinare l’esatto ruolo del microbioma intestinale nella patologia in tenera età.

Per fare ciò sono state collezionati campioni fecali da tutti i 129 soggetti inclusi e analizzati principalmente attraverso tecniche di classificazione OTUs, PCR, metagenomica complessiva e pirosequenziamento.

Nonostante l’indagine OTUs e l’indice di Shannon per la biodiversità non abbiano riscontrato notevoli differenze tra bambini sani e con dermatite atopica, il numero delle cellule batteriche nei campioni fecali è risultato significativamente maggiore per i controlli. Il phylum Actinobacteria si è dimostrato quello complessivamente più espresso in entrambi i gruppi.

Allattamento al seno e dermatite atopica

È stato dunque preso in considerazione il tipo di alimentazione e suddivisi ulteriormente i due gruppi principali, controlli vs dermatite atopica. I bambini con la patologia della pelle nutriti con formula hanno riscontrato il più alto numero di OTUs contrariamente a quelli allattati che hanno invece riportato i livelli minori. All’interno del gruppo di controllo quelli alimentati con l’opzione mista (allattamento e formula) hanno presentato il maggior numero di OTUs mentre, anche in questo caso, quelli allattati il numero più basso.

La conta batterica fecale si è mostrata maggiore nei controlli allattati e, soprattutto, in quelli con opzione mista rispetto al gruppo con dermatite atopica, entro il quale quelli allattati hanno riscontrato i valori minori.

Dall’analisi della composizione a livello di phylum si è visto come Actinobacteria sia più espresso generalmente nei bambini allattati mentre Proteobacteria nei controllo con alimentazione mista. Passando poi al livello di genus, 6 generi, Bifidobacterium in primis, sono risultati essere in comune a tutti i bambini indipendentemente dal tipo di nutrizione.

Per ogni tipologia di nutrizione, ad eccezione di quella in formula per il ridotto numero di soggetti, è stato poi caratterizzato il microbioma secondo l’enterotipo dimostrato.

Tra i bambini allattati sono stati evidenziati due enterotipi detti BFGM-1 e BFGM-2 (breast-fed gut microbiota) dominati rispettivamente da Bifidobacterium e Veillonella. Differenze di espressione sono state notate anche riguardo a Staphylococcus, Enterobacter, Klebsiella e Raoultella. Anche tra i soggetti alimentati con entrambe le modalità sono stati individuati due differenti enterotipi, MFGM-1 e MFGM-2 (mixed-fed gut microbiota), caratterizzati rispettivamente da Bifidobacterium e Escherichia/Veillonella mentre, in questo caso, alterati si sono dimostrati essere Staphylococcus, Blautia e Clostridium.

Metagenomica fondamentale per capire cosa succede

Da ultimo sono state condotte analisi di metagenomica complessiva ad alta precisione, ovvero improntate sull’intero corredo genico, confermando tra l’altro i dati ottenuti dal sequenziamento con 16RrNA.

L’abbondanza relativa dei geni associati alla fosforilazione ossidativa è risultata migliore nei controlli rispetto a bambini con dermatite atopica allattati come del resto le specie batteriche che contribuiscono all’espressione di questi geni (62 vs 38).

Il numero medio di geni associati alla via di segnalazione PI3K-Akt (fosfatidilinositolo 3-chinasi) oltre che quelli della via estrogenica si è mostrato più elevato in generale nei controlli come del resto quelli correlati ai recettori NOD-like (nucleotide-binding domain).

È stato infine dimostrato come Akkermansia muciniphila, Ruminococcus gnavus e Lachnospiraceae bacterium 2_1_58FAA siano complessivamente da correlare alla diversa espressione di tutti questi geni tra controlli e bambini con dermatite atopica.

In conclusione, sulla base di questo studio preliminare possiamo dunque affermare che:

  • il tipo di alimentazione seguita nei primi mesi di vita influenza e altera lo sviluppo del microbioma intestinale;
  • la conta batterica fecale è maggiore nei controlli;
  • Bifidobacterium e Escherichia/Veillonella sono in generale le specie batteriche dominanti sia in bambini allattati che nutriti con opzione mista;
  • differenti sono le espressioni geniche, e quindi le funzionalità di alcune vie metaboliche, tra controlli e dermatite atopica.

A detta degli stessi autori questi risultati non possono essere tuttavia generalizzati visto il ridotto numero di soggetti inclusi restando perciò in attesa di conferma e approfondimento da parte di ulteriori studi.

È importante comunque il suggerimento, qui primariamente esplorato, di continuare nell’analisi della funzionalità metagenomica più che con una semplice comparazione di comunità batterica tra individui sani e con dermatite atopica al fine di individuare l’esatto ruolo del microbioma intestinale nell’ambito dei questa patologia.

Silvia Radrezza

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