Dermatite seborroica e microbiota cutaneo: sotto accusa il genere Staphylococcus

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Stato dell’arte
La dermatite seborroica è un’infiammazione cronica della pelle dall’eziologia multifattoriale. L’eventuale ruolo batterico rimane però da approfondire.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di investigare il microbioma cutaneo di pazienti con dermatite seborroica confrontandolo con soggetti sani.

Conclusioni
In presenza di dermatite seborroica si è registra un’alterazione della composizione batterica da ricollegare in particolare al genere Staphylococcus. È risultata superiore l’alpha-diversity in questi pazienti.

Soggetti con dermatite seborroica presentano un microbiota locale alterato rispetto a controlli sani con un generale aumento dell’alpha-diversity e, in particolare, del genere Staphylococcus.

Lo dimostrano Martijn GH Sanders e colleghi dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Olanda) in uno studio di recente pubblicato su PlosOne.

Cause e fattori di rischio della dermatite seborroica

La dermatite seborroica (DS) è una malattia cronica epiteliale abbastanza comune. Nonostante abbia base infiammatoria, la sua eziologia è multifattoriale e perciò difficile da controllare e/o comprendere.

Ai fattori ambientali si associano infatti quelli dell’ospite, tra i quali un ruolo potrebbero averlo anche i microrganismi cutanei.

Consolidata è ormai la partecipazione del lievito Malassezia come il trattamento con antimicotici (ketoconazolo) per contrastarne la proliferazione. Ma cosa sappiamo invece dei batteri? Ancora poco.

A tal proposito, i ricercatori olandesi hanno qui approfondito il potenziale ruolo del microbioma cutaneo confrontando il profilo di soggetti con dermatite seborroica lieve (no lesioni, n=75) o grave (con lesioni, n=22) rispetto a controlli sani (n=465). Ecco cosa ne è emerso.

I risultati dello studio olandese

Dalle analisi generali si è visto come:

  • Actinobacteria, Proteobacteria, Bacteroides, Firmicutes e Fusobacteria sono I 5 phyla principali. Tra questi, l’abbondanza relativa di Firmicutes ha mostrato una leggera crescita (non significativa tranne che per Corybacterium_1) nel gruppo di pazienti
  • Scendendo a livello di genere, un membro di Cutibacterium (amplicon sequencing variant1 o ASV1) è risultato essere il più prevalente essendo stato registrato in più del 75% dei campioni con un’abbondanza di almeno il 3% del totale. Segue uno di Staphylococcus (ASV2) per una stessa frequenza espressiva (75%), ma una minore abbondanza (minore o uguale al 2%). Ad essere rappresentati in almeno il 50% dei campioni troviamo poi ASVs appartenenti ancora a Staphylococcus (ASV68, ASV5, ASV18; S. epidermidis), ma anche a Cutibacterium granulosum (ASV7), Peptoniphilus rhinitidis e Anaerococcus

Una chiara separazione è però emersa tra i due gruppi in base all’analisi PCA (Principal Component Analysis). Infatti:

  • L’alpha diversity del gruppo con DS grave è risultata significativamente maggiore sia rispetto ai casi lievi sia ai controlli sani. Significatività anche tra i pazienti lievi e i controlli
  • Differente anche la composizione generale del microbioma dei casi vs controlli con un effetto anche di sesso ed età
  • Una volta corretti i dati per i fattori confondenti, membri di Staphylococcus (ASV18, ASV15, ASV22, ASV13 e ASV5) hanno mostrato la maggiore differenza nominale tra controlli e pazienti. A questi si aggiungono membri di Micrococcus (ASV137), Finegoldia (ASV60) e Lawsonella (ASV32). Tuttavia, la significatività statistica è stata confermata solo da Cutibacterium (ASV1), l’unico di fatto associato a DS
  • Gli ASVs di Staphylococcus maggiormente espressi in presenza di patologia sono risultati essere relazionati a S. capitis, S. caprae e S. epidermidis con, al contrario, una separazione da S. aureus

Conclusioni

Per concludere quindi, la dermatite seborroica influenza le caratteristiche del microbioma cutaneo incidendo soprattutto sull’abbondanza del genere Staphylococcus e sull’alpha diversity.

Se queste alterazioni siano una causa o una conseguenza rimane però da verificare. Ulteriori studi con un maggior numero di pazienti sono poi necessari al fine di validare tali risultati.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora dottoranda in Scienze Farmaceutiche presso l’Univ. degli Studi di Milano.

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