Il futuro del microbioma è già iniziato

1 Gennaio 2018

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Sono passati cinque anni da quando Elizabeth Grice del Penn Institute for Immunology e Julia Segre del Massachusetts Institute of Technology hanno per la prima volta dipinto il microbioma come il nostro “secondo genoma”.

E nello stesso lavoro, pubblicato sull’Annual review of genomics and human genetics, le due ricercatrici hanno sottoscritto una sorta di preveggenza: «In futuro l’analisi delle varianti genetiche correlate a un rischio di patologia prevederà l’integrazione con i dati del microbioma».

Questo futuro, a giudicare da tutto quello che abbiamo letto e scritto nel 2017 su questo argomento, è già iniziato. Al momento sono quasi 800 i trial clinici pubblicati che includono l’analisi dei vari microbiomi e in totale si contano oltre 37mila lavori in PubMed.

Tantissimi gli argomenti, tantissime le discipline coinvolte. Dall’oncologia all’Hiv, dalle patologie autoimmuni a quelle neurodegenerative. Dalle malattie infiammatorie cronico intestinali alla spada di Damocle delle resistenze batteriche.

La notizia che nel 2017 ha suscitato più interesse riguarda il coinvolgimento del microbiota intestinale nell’efficacia delle immunoterapie impiegate in oncologia. La prospettiva aperta da questo filone di ricerca è, a detta di tutti, estremamente interessante.

Ma ancora molto resta da fare. Maria Vehreschild, del Clinical Microbiome Research Group presso l’University Hospital Cologne ha di recente affermato in una intervista: «Per sapere in quali discipline la ricerca sul microbioma potrà dare un contributo clinico significativo bisogna prendere in considerazione questi fattori:

  • Identificare gli strain batterici effettivamente coinvolti nella patologia
  • Superare i limiti attuali delle culture batteriche per alcuni di questi strain
  • Realizzare un’interazione efficace tra università e industria allo scopo di condurre i trial clinici».

In pratica, secondo Vehreschild e diversi altri ricercatori, al momento non è facile capire in quali ambiti questo tipo di ricerca potrà dare i risultati più promettenti. Ma la strada è tracciata e la direzione è chiara.

Microbiota: le pietre miliari del 2017

Sono davvero state tante le “pietre miliari” pubblicate nel 2017. Sempre sul fronte oncologico, l’estate scorsa è stato pubblicato un lavoro su PLOS Pathogens che dimostra quanto lo sviluppo del tumore colon-rettale sia favorito dalla presenza di uno specifico batterio appartenente alla specie Streptococcus gallolyticus. Ritesh Kumar, ricercatore del Texas A&M Health Science Center, partendo dalle precedenti ricerche sull’associazione fra questo batterio e il tumore al colon, per la prima volta dimostra che è proprio il gallolyticus a facilitare lo sviluppo della patologia.

Anche lo studio dell’asse intestino cervello ha fatto passi da gigante, nell’anno appena trascorso.

Una ricerca realizzata dal Champalimaud Centre for the Unknown di Lisbona e la Monash University australiana ha dimostrato che i batteri intestinali sono in grado di suggerire al cervello quali sono i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno.

A cui si aggiunge un interessante lavoro di ricerca pubblicato in Expert Review of Neurotherapeutics secondo cui il microbiota intestinale potrebbe proteggere dalla patologia di Alzheimer interferendo, attraverso la sintesi di specifici metaboliti, con la formazione delle placche β-amiloidi.

Anche in ginecologia abbiamo letto e commentato tanti studi. Da quelli sul parto pretermine a quelli sull’ovaio policistico. Per non parlare delle interessanti ricerche sull’infertilità idiopatica e sulla candida vaginale.

Anche il tema dei probiotici inizia a farsi strada, perché più sale l’attenzione su questi temi, maggiori sono le conoscenze che i medici devono possedere per riuscire a destreggiarsi. In un accurato lavoro pubblicato su Digestive and Liver Disease un gruppo di ricercatori italiani guidati da Lorenzo Drago ha stilato un decalogo per guidare i medici nella scelta del probiotico più corretto per i loro pazienti, i “dieci comandamenti” da tenere in considerazione per valutare la qualità e l’opportunità dei probiotici.

L’elenco delle scoperte più importanti potrebbe diventare lunghissimo. Siamo convinti che il 2018 ci riserverà ancora tanti progressi nel campo delle conoscenze e inizieranno a prendere corpo le prime ricadute cliniche degli studi sul microbioma in patologie ancora in attesa di terapie efficaci e risolutive.

Nell’augurarvi un sereno 2018 a nome di tutto lo staff di Microbioma.it, voglio ringraziarvi per l’attenzione che dedicate al portale e per i davvero numerosi suggerimenti che ci inviate. Sono sempre graditi e ci aiutano a migliorare di giorno in giorno.

Massimo Barberi

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Scienziato fa ricerca sul microbiota per il futuro della medicina