Mercato dei probiotici: l’impatto economico e la sfida dell’innovazione

19 luglio 2018

In collaborazione con Federsalus – Associazione nazionale produttori e distributori prodotti salutistici

In Italia, la categoria dei probiotici è da sempre la capofila nel mercato degli integratori alimentari. Un buon tasso di innovazione nel settore e un’ampia varietà dei prodotti offerti permettono infatti di soddisfare molteplici esigenze di benessere, dalla gestione di specifiche condizioni di salute, al recupero delle normali funzioni dell’organismo dopo una malattia o, preventivamente, nell’affrontare cambi di stagione o situazioni particolarmente intense (1).

Impatto economico e dinamismo del settore probiotici

Solo nel 2017 la quota dei nuovi prodotti, intendendo non solo i nuovi lanci, ma anche brand extension, sul valore del mercato totale generato dai probiotici nelle farmacie è stata del 9.5% (2), testimonianza dell’alta richiesta da parte dei cittadini, sempre più attenti alle loro particolari necessità.   

Tuttavia, a un aumento seppur modesto dei consumi complessivi relativi agli integratori alimentari registrato nel 2017 rispetto agli altri anni, si abbina anche una parziale ridistribuzione delle quote dei consumi tra i canali di vendita monitorati da FederSalus: farmacia e mass market.  

A fine del 2017 infatti la farmacia ha assorbito l’80.2% dei volumi generati vs un 80.7% dell’anno precedente, di contro, il mass market, cioè la grande distribuzione, ha registrato un incremento passando dal 19.3% del 2016 al 19.8%.

Il trend nello specifico dei probiotici ricalca quello generale. La quota a volume di probiotici della farmacia ha infatti presentato un sottile decremento a favore della grande distribuzione passando dal 94% del 2016 al 93,4% nel 2017 (3).

Questa dinamica può essere spiegata con il fatto che il consumatore, pur mantenendo come figure di riferimento il medico e il farmacista, soprattutto dopo il primo acquisto agisce più in autonomia preferendo altre modalità e canali di acquisto offerti dal progresso tecnologico.

La tabella e il grafico di seguito riportati illustrano invece i valori di vendita espressi in milioni di euro e il “tasso annuale di crescita composto” (CAGR) in percentuale.

Probiotici italiani: un marchio di qualità

Efficienza produttiva, competenza delle aziende, alti standard di qualità e un quadro regolatorio chiaro e in costante aggiornamento permettono all’Italia di vantare già da qualche anno il primato europeo nella produzione dei probiotici.  

Di recente revisione (marzo 2018) è la linea guida su probiotici e prebiotici redatta dal Ministero della Salute che identifica nel dettaglio le condizioni che i microrganismi impiegabili negli alimenti e negli integratori alimentari devono necessariamente soddisfare affinché sia garantita la qualità del prodotto.

È stato inoltre implementato un nuovo paragrafo relativo alla caratterizzazione dei batteri che dovranno essere d’ora in poi identificati sia come ceppo sia come specie (4).

Queste richieste da un lato ampliano la panoramica delle metodologie di analisi necessarie per la commercializzazione, dall’altro assicurano al consumatore l’acquisto di un prodotto quanto più controllato e di qualità.

Silvia Radrezza

 

(1) GfK Food Supplements Monitor per Federsalus 2017
(2) Dati New Line Ricerche di Mercato, canale farmacia (MAT dicembre 2017)
(3) Dati New Line Ricerche di Mercato e IRi, canali farmacia e mass market, inclusi i corner pharma all’interno di ipermercati e supermercati (MAT dicembre 2016 e 2017).
(4) Linee guida su probiotici e prebiotici, Ministero della Salute (rev. marzo 2018) http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3353

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