• Disbiosi intestinale e pre-diabete
• Conclusioni

Stato dell’arte
Si stima che circa un adulto su 14 in tutto il mondo soffra di pre-diabete, una condizione caratterizzata da livelli anormali di zucchero nel sangue e resistenza all’insulina, che predispongono al diabete di tipo 2. Studi precedenti hanno suggerito che i microbi intestinali potrebbero contribuire allo sviluppo del diabete di tipo 2, ma sono stati condotti su individui che assumevano farmaci antidiabetici come la metformina, che possono alterare il microbiota intestinale.

Cosa aggiunge questo studio
I ricercatori svedesi hanno analizzato il microbiota di quasi 1.500 persone. Il microbiota intestinale è risultato alterato negli individui con ridotta tolleranza al glucosio e diabete di tipo 2, indipendentemente dal fatto che fossero state trattate con metformina o altri farmaci. In particolare, l’abbondanza di batteri potenzialmente benefici è risultata ridotta nelle persone con pre-diabete e in quelle con diabete di tipo 2.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che il microbiota intestinale potrebbe essere un bersaglio terapeutico per prevenire lo sviluppo del diabete di tipo 2.

Secondo le stime, un adulto su 14 in tutto il mondo ha il cosiddetto pre-diabete, una condizione caratterizzata da livelli anormali di zucchero nel sangue e resistenza all’insulina, che predispongono al diabete di tipo 2.

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che alterazioni nella composizione del microbiota intestinale nelle persone prediabetiche potrebbero contribuire allo sviluppo del diabete di tipo 2.

I risultati, pubblicati su Cell Metabolism, suggeriscono che il microbiota intestinale potrebbe essere modulato allo scopo di prevenire la condizione e aiutare a prevedere chi svilupperà il diabete di tipo 2.

«Il nostro studio mostra chiaramente che la composizione del microbiota intestinale possiede un grande potenziale per aiutarci a identificare il rischio di diabete di tipo 2 e quindi a migliorare le nostre possibilità di rilevare, prevenire e curare la malattia», afferma l’autore principale dello studio, Fredrik Bäckhed, della University of Gothenburg, in Svezia.

Studi precedenti hanno suggerito che i microbi intestinali potrebbero contribuire allo sviluppo del diabete di tipo 2, ma sono stati condotti su individui che assumevano farmaci antidiabetici, come la metformina, che possono alterare il microbiota intestinale.

Per escludere la possibilità che il microbiota intestinale fosse influenzato dalla condizione o dal suo trattamento, Fredrik Bäckhed e i suoi colleghi hanno analizzato 1.011 persone che non avevano ancora sviluppato il diabete di tipo 2.

Disbiosi intestinale e pre-diabete

Rispetto alle persone sane, gli individui con pre-diabete presentano un microbiota intestinale alterato. In particolare, quelli con ridotta glicemia a digiuno hanno mostrato differenze minime, mentre quelli con ridotta tolleranza al glucosio hanno mostrato cambiamenti più importanti nella composizione del microbiota.

I ricercatori hanno anche scoperto che i pazienti con pre-diabete e quelli con una recente diagnosi di diabete di tipo 2, ma che non hanno ancora iniziato alcun trattamento, presentano livelli inferiori di microbi intestinali produttori di butirrato come Clostridiales, Flavonifractor plautii, Coprococcus eutactus, Alistipes obesi e Intestinimonas butyriciproducens.

Il butirrato è un acido grasso che controlla l’infiammazione ed è prodotto da batteri benefici nell’intestino durante la digestione delle fibre alimentari. Studi precedenti hanno suggerito che i pazienti diabetici presentano livelli sostanzialmente più bassi di batteri produttori di butirrato rispetto agli individui sani. Nel loro insieme, i risultati dello studio suggeriscono che l’aumento della gravità del diabete è associato a una diminuzione dei livelli di batteri produttori di butirrato.

Conclusioni

Sebbene i risultati ottenuti siano stati confermati in un secondo gruppo di 484 svedesi, i ricercatori ritengono che siano necessari ulteriori studi per capire se i cambiamenti nella composizione del microbiota siano una causa o una conseguenza dei problemi metabolici.

«Stiamo lavorando per trovare modelli e individuare quali componenti del microbiota intestinale consentono di identificare gli individui con un alto rischio di sviluppare diabete di tipo 2», afferma Fredrik Bäckhed. «In futuro, forse saremo in grado di prescrivere cambiamenti dietetici personalizzati o sviluppare nuovi tipi di probiotici che possono prevenire o forse anche curare la malattia».

Traduzione dall’inglese a cura della redazione