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Gli antibiotici orali modificano anche il microbiota cutaneo

Gli antibiotici sembrerebbero in grado di alterare il microbiota cutaneo e causare lo sviluppo di resistenza agli antibiotici. Ecco i risultati di un recente studio pubblicato su Science Translational Medicine.
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Stato dell’arte
Diversi studi hanno analizzato gli effetti degli antibiotici sul microbiota intestinale, in termini di antibiotico-resistenza, ma sono ancora poco indagati quelli sui microbi della pelle.

Cosa aggiunge questo studio
Per monitorare lo sviluppo della resistenza agli antibiotici, i ricercatori hanno analizzato il microbiota cutaneo di volontari sani che hanno assunto antibiotici sistemici. Sono stati identificati stafilococchi resistenti agli antibiotici in tutti i partecipanti che hanno ricevuto due specifici regimi antibiotici.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che gli antibiotici possono avere effetti di lunga durata sul microbiota cutaneo, portando allo sviluppo e alla persistenza della resistenza agli antibiotici.

L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri mutano e diventano resistenti ai farmaci usati per curare l’infezione. Un recente studio ha dimostrato che l’uso di antibiotici sistemici è associato allo sviluppo e all’espansione di batteri resistenti agli antibiotici non solo nell’intestino, ma anche sulla pelle.

I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, suggeriscono che gli antibiotici possono avere effetti di lunga durata sul microbiota cutaneo, portando alla persistenza della resistenza agli antibiotici.

Solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono prescritti più di 250 milioni di antibiotici per via orale. 

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, l’uso eccessivo di antibiotici continua a essere motivo di preoccupazione, dal momento che circa il 50% delle prescrizioni negli Stati Uniti non sono necessarie.

Antibiotico-resistenza sulla pelle

Per analizzare gli effetti di diversi antibiotici orali sul microbiota di persone sane, Heidi Kong del National Institutes of Health e i suoi colleghi hanno somministrato ai partecipanti allo studio uno dei quattro regimi antibiotici: 

  • doxiciclina 20 mg (Doxy20) due volte al giorno per 56 giorni
  • doxiciclina 100 mg (Doxy100) due volte al giorno per 56 giorni
  • cefalexina 500 mg tre volte al giorno per 14 giorni
  • trimetoprim/sulfametossazolo (TMP/SMX) 160/800 mg due volte al giorno per 14 giorni. 

Il team ha raccolto campioni del microbiota intestinale, orale e cutaneo dai partecipanti prima, durante e fino a un anno dopo il trattamento antibiotico.

Il microbiota dei soggetti che hanno ricevuto Doxy100 e TMP/SMX si è modificato dopo il trattamento antibiotico. E mentre i microbi della pelle delle persone che hanno ricevuto TMP/SMX sono tornati allo stato basale dopo 42 giorni, le alterazioni osservate nelle persone trattate con Doxy100 sono persistite per oltre 200 giorni.

«I risultati ottenuti hanno dimostrato una sostanziale alterazione e resilienza del microbiota cutaneo dopo la somministrazione di antibiotici sistemici, di entità variabile a seconda dei soggetti e dei regimi», affermano gli autori.

Microbiota della pelle e antibiotici

Successivamente, il team si è concentrato sullo studio della resistenza agli antibiotici nei microbi che popolano la pelle. 

In tutte le persone che hanno assunto Doxy100 e in metà di quelle a cui è stato somminstrato Doxy20, i ricercatori hanno identificato batteri resistenti alla doxiciclina sulla pelle. Le specie resistenti erano principalmente stafilococchi, tra cui S. epidermidis. Inoltre, in tutti i partecipanti che hanno ricevuto TMP/SMX, dopo l’uso di antibiotici sono stati rilevati stafilococchi e altri batteri resistenti al TMP.

I ricercatori hanno anche osservato un aumento dei geni batterici coinvolti nella mobilizzazione dei geni, una sorta di indicatore della risposta allo stress da parte dei microbi agli antibiotici.

Conclusioni

Gli antibiotici possono dunque alterare il microbiota cutaneo e causare lo sviluppo di resistenza agli antibiotici, che può persistere per quasi un anno dopo la fine del trattamento. «I nostri risultati dimostrano che la pelle, che disperde continuamente il microbiota nell’ambiente, è una nicchia importante per la selezione e la persistenza di organismi resistenti agli antibiotici e rappresenta un serbatoio poco studiato per la diffusione della resistenza antimicrobica», concludono gli autori dello studio.

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