Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori italiani, coordinati dall’Università di Bari, getta nuova luce sui meccanismi alla base della celiachia.

Secondo la ricerca, pubblicata sull’International Journal of Food Microbiology, esiste una correlazione tra la malattia e la composizione del microbioma e del metaboloma, orali e intestinali.

I risultati dello studio aiuteranno a migliorare la composizione della dieta gluten-free, l’unica terapia utile a contrastare i sintomi della celiachia.

La celiachia, una patologia autoimmune dovuta alla risposta immunitaria nei confronti degli alimenti contenenti glutine, emerge solitamente nella prima infanzia, al primo contatto con cibi contenenti glutine.

Studi recenti ipotizzano che alla sua origine ci siano fattori diversi dalla semplice predisposizione genetica: la malattia può infatti emergere età adulta e avere una sintomatologia più complessa (perdita di peso, anemia, complicazioni neurologiche).

Inoltre, indagini epidemiologiche confermano che la celiachia non colpisce solo gli europei: fuori dal vecchio continente, la malattia ha un’incidenza simile, anche se è sottovalutata e poco riconosciuta.

È riconosciuta a livello scientifico una correlazione tra la disbiosi intestinale e numerose patologie gastrointestinali come dispepsia, diarrea, infiammazioni intestinali croniche e persino tumore colon-rettale. Le alterazioni nel microbioma intestinale influenzano inoltre l’espressione dei geni legati alla reazione immunitaria.

Lo studio in questione ha preso in esame un piccolo gruppo di bambini di etnia sahrawi, una popolazione nord-africana nella quale l’incidenza di celiaci arriva al 5,6%, una media significativamente più alta di quella globale, che si attesta sull’1% della popolazione.

Per comprendere il ruolo del microbioma e del metaboloma, i bambini sahrawi sono stati sottoposti per due mesi a una dieta di tipo mediterraneo, sostituendola a quella tipica africana, più ricca di cereali, legumi e verdure gluten-free e più povera di proteine animali, zuccheri e grassi.

Lo studio ha evidenziato, alla base, una diversa composizione nel microbioma dei bambini sottoposti a una dieta gluten-free rispetto a quelli sani.

Il cambiamento di alimentazione per i bambini sahrawi ha determinato una variazione nel microbioma e nel metaboloma, suggerendo una forte correlazione fra questi e la patogenesi della celiachia.

Il dato è particolarmente importante soprattutto per il microbioma intestinale, la cui composizione influenza la solidità dell’epitelio e la conseguente attivazione del sistema immunitario.

In conclusione, la composizione del microbioma e del metaboloma potrebbero aggravare i sintomi della celiachia e le patologie a essa correlate, modificando la sensibilità immunitaria dei pazienti.

Una diversa ipotesi suggerisce che sia invece la celiachia a causare alterazioni nel microbioma, modificando quindi anche l’espressione dei geni legati alla sensibilità immunitaria.

I ricercatori, inoltre, fanno notare la mancanza di consenso scientifico su quali siano nello specifico le specie batteriche più legate alla celiachia: esistono pochi studi che esplorano la patologia negli adulti, e il confronto fra questi è reso ancora più difficile dalle differenze metodologiche con cui tali indagini sono state condotte.

È inoltre discutibile, secondo gli scienziati, l’efficacia degli integratori probiotici: anche in questo caso, gli studi sull’argomento sono pochi, limitati e dai risultati contradditori.

Una strategia più economica e meno invasiva per i pazienti sarebbe dedicare una attenzione maggiore nella preparazione degli alimenti gluten-free. A tale scopo, i ricercatori hanno sviluppato una strategia che consiste nell’idrolisi del glutine durante la preparazione degli alimenti.

Tale processo favorirebbe la scomposizione del glutine prima della digestione, evitando la formazione dei peptidi tossici che scatenano la risposta immunitaria.