La nutrizione ha un ruolo fondamentale nel determinare lo stato di salute, ma non è ancora chiaro come influisca sul sistema immunitario e sul microbiota intestinale.
Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che interventi dietetici della durata di due settimane sono sufficienti per influenzare l’immunità e il metabolismo dell’ospite e la composizione del microbiota intestinale.
I risultati, pubblicati su Nature Medicine, potrebbero fornire informazioni utili per una nutrizione di precisione.
Inoltre, una migliore comprensione dei fattori che determinano i cambiamenti nel microbiota potrebbe aiutare a utilizzare interventi dietetici per modulare i microbi intestinali
Dieta e sistema immunitario
«La nutrizione influenza tutti i processi fisiologici, compresi quelli che regolano il nostro sistema immunitario», affermano i ricercatori.
Ad esempio, una dieta vegana a basso contenuto di grassi è stata associata a benefici per la salute, incluso un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, mentre le diete ad alto contenuto di grassi e a basso contenuto di carboidrati – comunemente chiamate diete chetogeniche o cheto – sono state collegate a una riduzione dell’infiammazione a livello cerebrale. Tuttavia, non è stato ancora dimostrato come le diverse diete influiscano sul sistema immunitario e sul microbiota.
Per rispondere a questa domanda, il team di ricercatori guidato da Verena Link del National Institutes of Health di Bethesda ha deciso di valutare i cambiamenti nel sistema immunitario e nel microbiota intestinale di 20 persone che sono passate prima a una dieta vegana e poi a una dieta cheto, o viceversa.
Due settimane
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha seguito una dieta vegana a basso contenuto di grassi per due settimane e poi è passato a una dieta cheto a basso contenuto di carboidrati, mentre l’altro gruppo ha iniziato con una dieta cheto e poi è passato a una dieta vegana.
I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue, urina e feci prima degli interventi dietetici e alla fine della prima e della seconda dieta. Quindi, hanno analizzato i campioni per valutare le risposte metaboliche e immunitarie, nonché la composizione del microbiota intestinale.
Dai dati ottenuti è emerso che la dieta vegana ha innescato risposte legate all’immunità innata, mentre la dieta cheto all’immunità adattativa.
In particolare, la dieta vegana è stata associata alla sovraregolazione dei pathway coinvolti nelle risposte antivirali, mentre la dieta cheto a un aumento dei pathway che determinano l’attivazione dei linfociti T e il numero di linfociti B.
«Il nostro studio ha rivelato che un intervento dietetico di 2 settimane può determinare un sorprendente cambiamento nell’immunità dell’ospite, a prescindere da genetica, età, sesso, etnia, razza e persino indice di massa corporea», affermano gli autori.
Cambiamenti nel microbiota
I ricercatori hanno scoperto che il cambio di dieta ha comportato anche cambiamenti nel microbiota intestinale dei partecipanti: il passaggio a una dieta cheto ha determinato un aumento dei livelli di Bacteroides sartorii, Bacteroides vulgatus e altre specie batteriche note per essere arricchite in diete ricche di alimenti di origine animale, mentre il passaggio a una dieta vegana ha portato a cambiamenti nell’abbondanza di specie associate a diete ricche di fibre o vegetali come Bifidobacterium longum e Bifidobacterium pseudocatenulatum.
La dieta cheto ha causato anche la sottoregolazione di molte vie metaboliche, comprese quelle coinvolte nella produzione di aminoacidi e vitamine.
«La minore produzione di aminoacidi da parte dei microbi intestinali può derivare da una maggiore abbondanza di queste molecole introdotte con dieta chetogenica, che rende così l’ospite meno dipendente dagli aminoacidi derivati dal microbioma», affermano i ricercatori.
Conclusioni
Sebbene entrambe le diete abbiano influenzato l’immunità dell’ospite, la dieta cheto ha avuto un impatto più ampio sul microbiota intestinale e sul metabolismo dell’ospite.
Le ragioni alla base di questo effetto rimangono poco chiare e saranno necessari ulteriori studi per capire in che modo il consumo di diete specifiche può influenzare gli stati patologici.
«I nostri risultati evidenziano ulteriormente il grande potenziale di interventi dietetici altamente controllati per comprendere meglio la fisiologia integrativa, migliorare la salute umana e mitigare le malattie».
