L’enterocolite necrotizzante (NEC) è una condizione gastrointestinale che colpisce principalmente i neonati prematuri ed è caratterizzata da infiammazione e necrosi del tessuto intestinale, che può portare a gravi complicazioni.
Un nuovo studio suggerisce che la maturazione del microbiota svolge un ruolo chiave nella suscettibilità di un neonato alla NEC.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, indicano anche che l’ambiente ospedaliero influenza la composizione del microbiota dei neonati prematuri, evidenziando l’importanza di gestire la somministrazione di antibiotici e farmaci per supportare uno sviluppo intestinale sano.
Molti neonati prematuri vengono ricoverati in unità di terapia intensiva neonatale, dove la somministrazione di antibiotici e altri interventi medici possono alterare l’equilibrio del loro microbiota intestinale, aumentando il rischio di patologie gastrointestinali come la NEC.
Attualmente, non è ancora possibile prevedere il rischio di sviluppare la NEC sulla base della composizione del microbiota.
Per colmnare questa lacuna di conoscenza, Robert Thänert della Washington University School of Medicine di St. Louis, Missouri, e i suoi colleghi hanno analizzato 1.479 campioni di feci di 96 neonati prematuri ricoverati in diverse terapie intensive neonatali.
Cambiamenti pericolosi
Dai dati ottenuti è emerso che l’intestino dei neonati prematuri è inizialmente dominato da specie di Staphylococcus.
Durante l’ospedalizzazione in terapie intensive neonatali, la composizione del microbiota si sposta verso comunità dominate da batteri nocivi come Klebsiella pneumoniae, Enterococcus faecalis ed Escherichia coli.
Questi cambiamenti sono risultati correlati all’esposizione agli antibiotici e alla presenza di geni di resistenza agli antibiotici.
Tuttavia, durante l’ospedalizzazione il team ha anche osservato emergere microbi benefici, come Bifidobacterium e Veillonella.
Infine, è stato osservato che neonati prematuri ricoverati in diverse terapie intensive neonatali spesso condividevano alcuni ceppi batterici, in particolare Staphylococcus epidermidis e Clostridioides difficile. Ciò suggerisce che alcuni batteri possono adattarsi e persistere nell’ambiente ospedaliero.
L’impatto del microbioma
Per comprendere meglio come l’ospedalizzazione influenzi lo sviluppo del microbiota nei neonati prematuri, i ricercatori hanno utilizzato metodi statistici per analizzare l’impatto sulla composizione microbica di vari fattori, tra cui la dieta e l’uso di antibiotici e altri farmaci.
Mentre i fattori materni hanno mostrato di avere un’influenza minima, l’uso di antibiotici ha alterato l’abbondanza di microbi sia dannosi sia benefici nel microbiota intestinale.
Sebbene le caratteristiche del microbiota non siano risultate sufficienti per prevedere lo sviluppo della NEC, sono emerse differenze nella diversità e nella composizione microbica dei neonati che hanno sviluppato la NEC circa 40 giorni dopo la nascita.
Conclusioni
«I risultati ottenuti descrivono in modo completo le dinamiche del microbiota intestinale in risposta agli interventi medici nei neonati prematuri ospedalizzati», affermano gli autori.
«Lo studio supporta quindi l’identificazione e la correzione sistematica delle variabili che influenzano lo sviluppo del microbiota intestinale nel tentativo di valutare approfonditamente i rischi associati alla comunità microbica».
