Vaginoma alterato in presenza di infezioni ginecologiche: nuove prospettive per screening e terapie

Monitorare il vaginoma, il microbioma vaginale, con un’azione di screening preventivo potrebbe offrire un valido aiuto nell’evitare la comparsa e/o l’aggravamento di infezioni. A dirlo è uno studio dell’ICMR-National Institute for Research in Reproductive Health di Mumbai, in India, pubblicato su Microbioal Pathogenesis. 

Vaginoma alterato in presenza di infezioni ginecologiche: nuove prospettive per screening e terapie

• Lactobacilli a confronto
• Vaginoma: potenziali patogeni a confronto
• Microbioma vaginale e fattori confondenti

Stato dell’arte
Il microbiota vaginale contribuisce alla salute di tutto il tratto urogenitale. A tutt’oggi si sa ancora poco della situazione batterica in presenza di infezioni comuni e spesso asintomatiche, come la vaginosi batterica o la candidosi vulvovaginale.

Cosa aggiunge questo studio
Mediante colture di isolati batterici, lo studio confronta la composizione del microbioma di donne asintomatiche con infezioni vaginali, vaginosi batterica in particolare, vs donne sane.

Conclusioni
In presenza di vaginosi batterica il microbioma locale si presenta alterato. Un suo monitoraggio potrebbe essere utile in fase di screening o trattamento al fine di evitare ulteriori complicazioni.

Infezioni vaginali come vaginosi batterica o candidosi vulvovaginali sono abbastanza comuni anche in donne apparentemente sane. Pur essendo spesso asintomatiche, queste infezioni influenzano la composizione e la funzionalità del vaginoma, ossia il microbioma vaginale, il cui equilibrio è fondamentale per la salute di tutto il tratto urogenitale. Monitorare quindi il microbioma vaginale con un’azione di screening preventivo potrebbe offrire un valido aiuto nell’evitare la comparsa e/o l’aggravamento di certe infezioni.

Vaginoma: COSA DICE LA ricerca sul microbioma vaginale

REGISTRATI E SCARICA gratis l’instant book

È quanto dimostra lo studio coordinato da Rinku Pramanick, dell’ICMR-National Institute for Research in Reproductive Health di Mumbai, in India, pubblicato su Microbioal Pathogenesis. 

Infezioni del tratto vaginale quali vaginosi batterica (VB), candidosi vulvovaginale, vaginite aerobia, clamidia, gonorrea ecc., oltre a arrecare disturbi più o meno persistenti e conclamati che rischiano di evolvere in manifestazioni più importanti non diagnosticate, rappresentano uno dei principali fattori predisponenti al parto pretermine e al passaggio di infezioni al nascituro. Prevenirle e/o intervenire in tempo è quindi fondamentale. Un supporto potrebbe venire dal vaginoma, ossia le popolazioni di batteri presenti in vagina. È dimostrato come quest’ultimo sia alterato in presenza di tali condizioni cliniche, pur restando poco chiaro come questo avvenga.

A tal proposito, i ricercatori indiani hanno raccolto tamponi vaginali di 199 donne asintomatiche e suddivise in base alla loro composizione batterica (indice Nugent) in “normali” (n=147), “intermedie” (n=29), ossia con un microbioma a metà tra l’essere patologico e standard, e con vaginosi batterica (n=23).

Per il confronto, gli isolati batterici dei vari gruppi sono stati messi in coltura e amplificati tramite PCR.

Lactobacilli a confronto

A livello vaginale, Lactobacillus spp. è il ceppo più importante sia per espressione sia per funzionalità. L’analisi si è dunque concentrata su questa specie.

  • la coltura di lattobacilli è stata possibile per il 97.9% delle donne (n=195). Il 6.9% del gruppo con VB è risultato negativo al test di coltura vs lo 0.68% delle donne sane;
  • la conta batterica per Lactabacillus spp. è risultata maggiore nel gruppo normale rispetto a quello con VB con valori rispettivi di 6.67 log CFU/ml e 5.55 log CFU/ml;
  • circa 327 isolati e coltivati in agar sono stati ricondotti a Lactobacillus spp. Di questi, L. iners si è dimostrato il più abbondante con una prevalenza rispettiva del 69.7% nel gruppo normale, 65.2% in quello intermedio e 62.1% in quello con VB;
  • L. crispatus (24.5%), L. reuteri (20.4%), L. jensenii (17.7%), e L. gasseri (17.0%) hanno mostrato prevalenza nel gruppo normale, mentre L. rhamnosus (41.4%), L. reuteri (17.2%), L. salivarius (13.7%) e L. jonhnsonii (13.7%) in quello con VB;
  • delle 14 specie di Lactobacillus testate, 13 sono state riscontrate nel microbioma del gruppo normale, 10 in quello intermedio, 9 in quello con VB. In termini di ricchezza batterica ciò si traduce con un indice di Menhinick’s pari a 2.4, 2.1 e 1.7, rispettivamente;
  • l’80.8% delle donne con microbioma normale hanno registrato una buona diversità batterica sostenuta dalla presenza di più di una specie di lactobacilli, condizione verificatasi in solo il 54.5% del gruppo intermedio e nel 40.7% di quello con VB. In quest’ultimo non si è osservata la co-presenza di quattro o cinque specie di Lactobacillus, a differenza degli altri due gruppi;
  • analisi di associazione batterica nel gruppo normale hanno trovato riscontro positivo tra L. crispatus con L.reuteri, L. jensenii, L. vaginalis o L, fermentum; nel gruppo intermedio, invece, tra L. gasseri e L. rhamnosus, L. crispatus e L. reuteri o L. rhamnosus e L. reuteri. Infine, nel gruppo VB, è stata dimostrata correlazione positiva da L. rhamnosus e L. reuteri o L. johnsonii.

Vaginoma: potenziali patogeni a confronto

Oltre a Lactobacillus spp., i ricercatori hanno confrontato anche l’eventuale presenza di potenziali patogeni o batteri già correlati alle infezioni in questione:

  • il 30.7% del gruppo totale è risultato positivo alla Candida, il 72.1% alla Candida non-Albicans. In particolare, Candida glabrata si è dimostrato il ceppo più frequente (36.59%), seguito da C. albicans (19.31%), C. krusei (8.2%) e C. tropicalis (4.9%);
  • un’aumentata prevalenza di C. albicans è stata registrata nel gruppo con VB rispetto a quello con microbioma normale. La conta di Candida nel gruppo normale è infatti risultata pari a 2.9 log CFU/ml, mentre era di 3.2 log CFU/ml nel gruppo con VB;
  • in 183 donne (92%) è stata riscontrata Gardnerella vaginalis: l’89.9% di quelle con vaginoma normale, il 95.7% di quelle con microbioma intermedio e il 100% di donne con VB;
  • Atopibium vaginae è risultato presente in 150 soggetti (75.4%): il 74.1% di donne con microbioma normale, il 78.3% di donne con microbioma intermedio e il 79.3% con VB;
  • Prevotella spp. ha dimostrato di colonizzare 182 donne (91.5%): il 90.5% di quelle con microbioma normale, il 91.3% di quelle con microbioma intermedio e il 96.6% di quelle con VB.

Microbioma vaginale e fattori confondenti

Nel complesso, il pH vaginale e la fase del ciclo mestruale influenzano la composizione del vaginoma e, di conseguenza, lo sviluppo e/o decorso di eventuali infezioni. Infatti:

  • delle donne con VB e un pH vaginale > 4.5, circa l’81% ha registrato anche la presenza di G. vaginalis, l’85.7% di A. vaginae e il 95.2% di Prevotella spp.;
  • donne con microbioma normale e un pH vaginale di 3-3.5 hanno mostrato buona ed eterogenea presenza di Lactobacillus. A valori superiori di pH hanno tuttavia registrato un decremento di diversità batterica;
  • nel gruppo normale, l’espressione di L. johnsonii durante la fase lutea è doppia rispetto a quella follicolare. Andamento simile è stato osservato per C. glabrata. L’abbondanza complessiva di lactobacilli e Candida spp. non ha tuttavia registrato differenze significative tra le fasi mestruali.

In conclusione, dunque, data la diversità batterica dimostrata tra i gruppi in studio, adottare azioni di screening per le infezioni vaginali mirate sul vaginoma potrebbe essere un utile supporto nella prevenzione e/o diagnosi tempestiva soprattutto nei casi asintomatici.