Integratori alimentari: seconda edizione della review con nuove evidenze scientifiche anche sui probiotici

Integratori Italia di Unione Italiana Food, l’associazione che rappresenta in Italia il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici, ha presentato la nuova review sul comparto, con la collaborazione di alcuni tra i maggiori esperti italiani su nutrizione e salute. Si è parlato anche di probiotici e microbiota. Ecco cosa emerge dal documento.

Si è parlato di integratori alimentari, probiotici inclusi, durante la presentazione della seconda edizione della review sul comparto che si è tenuta il 12 novembre a Milano.

Gli integratori alimentari, nel loro insieme, sono diventati negli ultimi anni un elemento importante delle strategie individuali per il mantenimento del proprio benessere. A tre anni di distanza dalla precedente edizione, Integratori Italia di Unione Italiana Food, l’associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta in Italia il settore degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici, ha presentato oggi la nuova Review scientifica sull’integrazione alimentare: evidenze dalla ricerca scientifica e nuove frontiere di sviluppo, che ha riunito alcuni tra i maggiori esperti italiani sul tema della nutrizione e della salute.

In questi tre anni sono stati numerosi e significativi gli studi della ricerca sperimentale e clinica sulle diverse sostanze presenti negli alimenti e negli integratori, sia per specifiche esigenze, sia per tutti i periodi della vita: infanzia, età adulta della donna e dell’uomo.

Dal documento emerge con forza l’importanza della connessione tra le caratteristiche individuali delle persone e l’alimentazione e vengono presentate le nuove frontiere di ricerca sull’utilizzo dei probiotici, che vedono l’Italia impegnata in prima linea con oltre 800 articoli pubblicati da autori italiani.

A questi si sono aggiunti capitoli di grande attualità quali l’integrazione alimentare in età pediatrica, con un focus particolare sul tema dei giovani che praticano attività sportiva e le loro specifiche esigenze nutrizionali e la rivoluzione del microbioma, il cui buon funzionamento, anche grazie all’assunzione di probiotici, è alla base del mantenimento del benessere.

«Integratori Italia si impegna da anni in prima linea per una corretta e rigorosa comunicazione sul fronte degli integratori alimentari, ormai inseriti, insieme alla corretta alimentazione e agli stili di vita salutari, in una strategia a 360 gradi volta alla ricerca del benessere, dall’infanzia alla terza età» dichiara Alessandro Golinelli, Presidente di Integratori Italia. «La nostra missione è, infatti, contribuire alla crescita della conoscenza, del corretto utilizzo e della qualità dell’integratori alimentare, per favorire scelte sempre più consapevoli del consumatore e per lo sviluppo di questo settore in Italia».

Probiotici, integratori in cerca di un’identità

Quello dei probiotici è un settore con due anime: da un lato c’è un’intensa attività di ricerca clinico e scientifica, dall’altro il quadro normativo è variegato a seconda dei Paesi UE.

Lorenzo Morelli, Direttore DiSTAS della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali di Piacenza, precisa: «Nel 2016 è stata pubblicata una nuova versione delle Linee guida relative alla presentazione dei dossier per l’approvazione di health claim sui probiotici concernenti il sistema immunitario, il tratto gastrointestinale e le difese contro i microrganismi patogeni. Inoltre, negli ultimi 5 anni, sono stati pubblicati più di 800 articoli da autori italiani concernenti l’uso di probiotici, e di questi un centinaio sono studi clinici, confermando una posizione di primo piano per la ricerca italiana. Nuovi ceppi sono allo studio, appartenenti sia a specie già in uso, sia a specie meno note, aprendo quindi nuove prospettive di sviluppo e nuovi settori d’applicazione, come la salute microbiologica del cavo orale, la salute dell’apparato uro-genitale dell’uomo e della donna o l’eradicazione dell’Helicobacter pylori. In alcuni casi si tratta di un vero e proprio supporto all’efficacia della terapia, in molti altri di un effetto antidolorifico, mediato dall’interazione dei batteri con specifici recettori intestinali».

La “microbiome revolution” è appena iniziata

Tecnologie innovative in grado di analizzare i batteri con precisione altissima, nuovi studi clinici su specifici ceppi probiotici, nuove scoperte sul genoma batterico (microbioma): sono questi i tre elementi della tempesta perfetta in cui stiamo vivendo e che secondo gli esperti è una vera e propria microbiome revolution.

Ha dichiarato Gianluca Ianiro, gastroenterologo del Policlinico Gemelli di Roma: «Il progresso tecnologico nello sviluppo e nella formulazione di nuovi probiotici è fondamentale, ma non è sufficiente. Serve una vera e propria rivoluzione culturale all’interno della classe medica, occorre una nuova weltanschauung nei confronti dei probiotici, che devono essere scelti e consigliati ai pazienti sulla base di evidenze scientifiche solide e sulla qualità del prodotto, non lasciando la scelta al caso».

«Il microbiota intestinale, di fatto, contiene la parte variabile del nostro genoma, che rende possibile quindi l’adattamento alle perturbazioni esterne» afferma Antonio Gasbarrini, Ordinario di Gastroenterologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Un’importante caratteristica del microbioma, è la grande diversità tra gli individui, caratteristica che lo distingue nettamente dal nostro patrimonio genetico tradizionalmente inteso. Il genoma umano possiede un’identità del 99,9% tra diversi individui, mentre il microbioma intestinale ha una diversità tra individui che arriva all’80-90%. Per questa caratteristica, il microbioma potrà essere molto più utile nell’ambito di una medicina personalizzata».

La disbiosi, cioè l’alterazione dello stato fisiologico del microbiota, seppur difficile ancora da definire sul piano clinico, comporta in generale un’alterazione di tutta la barriera, configurando un intestino iper-permeabile, che lascia “filtrare” più di quanto dovrebbe, esponendo le cellule del sistema immunitario a un maggior contatto con frammenti microbici o derivanti dal cibo che possono così essere la base di molti stati patologici.

L’utilizzo di probiotici per modulare il microbiota è un fronte estremamente interessante. «Inoltre, i probiotici sembrerebbero migliorare le risposte del sistema immunitario, la consistenza delle feci, i movimenti intestinali e la concentrazione di lattobacilli vaginali. Anche se oggi il mondo scientifico ha ancora molto da dirci sui probiotici disponibili sul mercato, la ricerca ha già ampliato gli orizzonti e il futuro si apre a nuovi scenari. Grazie alle tecniche di bioingegneria sarà possibile modificare ceppi probiotici attuali in modo da renderli veicoli di molecole utili a svolgere uno specifico obiettivo» conclude Gasbarrini.

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