Anche sull’uomo l’uso di antidepressivi altera la composizione e funzionalità del microbiota intestinale e di alcuni taxa in particolare. La relazione tra loro utilizzo, risposta e microbiota rimane tuttavia da approfondire per un miglioramento dell’intervento terapeutico in un prossimo futuro.
È quanto conclude lo studio di Shin-Kai K. Lin e colleghi della National Taiwan University, di recente pubblicato sul Journal of Affective Disorders.
Depressione e microbiota
I disordini dell’umore, depressione compresa, sono una problematica di salute sempre più emergente.
Nell’approfondire questa condizione, ben nota è l’esistenza di un asse intestino-cervello, ossia di una connessione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e l’apparato enterico.
È chiaro, quindi, che un disequilibrio a livello cerebrale possa ripercuotersi su quello intestinale, e viceversa. Nonostante gli studi sugli animali abbiano mostrato come gli antidepressivi vadano a condizionare il benessere intestinale, le ricerche sull’uomo sono ancora piuttosto preliminari, con un ridotto numero di pazienti coinvolti e, di conseguenza, risultati spesso inconsistenti.
Per rispondere all’esigenza di dati più certi, i ricercatori hanno qui raccolto i campioni fecali di 271 soggetti bipolari o con disordini depressivi maggiori (MDD, major depressive disorder) esposti a diversi antidepressivi, inibitori del reuptake della serotonina (SSRI) o della norepinefrina (SNRI) in particolare (102 pz. in queste due categorie, 48 con altri farmaci e 121 senza trattamento farmacologico).
A questi dati si aggiungono informazioni demografiche e abitudini dietetiche. Ecco quanto emerso.
Da una prima analisi statistica si è visto come:
- il gruppo in trattamento con SSRI/SNRI è prevalentemente femminile;
- i tre gruppi (SSRI/SNRI; altri farmaci; no farmaci) presentano significative differenze in termini di introito e dispendio calorico, oltre che di scelte alimentari. Il gruppo SSRI/SNRI, per esempio, ha mostrato di preferire una dieta a base di fibre rispetto a quella più grassa degli altri due gruppi;
- il gruppo SSRI/SNRI ha mostrato, in generale, sintomi depressivi più gravi.
Passando quindi all’impatto di questi trattamenti sul microbiota intestinale:
- in media, il gruppo SSRI/SNRI ha mostrato una composizione microbica inferiore in termini sia di ricchezza sia di omogeneità;
- 7 taxa, Turicibacter, Barnesiella, Lachnospiraceae ND3007 group, Romboutsia e Akkermansia, risultano associati con l’uso di antidepressivi SSRI/SNRI, mostrando una riduzione di abbondanza. Diminuiti invece i Fusicatenibacter in pazienti in trattamento con altri farmaci, mentre si osserva un aumento di Dialister e Romboutsia. Diminuiti invece Turicibacter e Barnesiella con sertralina e venlafaxina, Lachnospiraceae ND3007 group con venlafaxina ed escitalopram, Fusicatenibacter con la sola venlafaxina;
- Romboutsia-Turicibacter, Fusicatenibacter-Lachnospiraceae ND3007 group e Barnesiella-Akkermansia sono invece correlati con il gruppo non in trattamento farmacologico;
- correlazioni anche tra l’espressione di certi taxa e la gravità dei sintomi. Associazione positiva nel gruppo SSRI/SNRI per Akkermansia e Romboutsia, negativa invece per Lachnospiraceae ND3007 group
- confrontando il metabolismo tra SSRI/SNRI e non in trattamento, sono stati identificati 17 pathways significativamente alterati, 8 tra il gruppo con altri antidepressivi e non trattati. In particolare, solo la biosintesi di L-valina e L-isoleucina si è mostrata arricchita nel gruppo SSRI/SNRI. Di contro, si è osservata una diminuzione di fermentazione, biosintesi di altri aminoacidi, degradazione e metabolismo. Decremento per la biosintesi di L-lisina nel gruppo in trattamento con altri antidepressivi;
Conclusioni
Per riassumere quindi, lo studio del microbiota sta diventando sempre più di rilievo anche nel contesto farmacologico.
In questo studio, si evidenziano varie correlazioni di espressione e funzionalità tra diversi trattamenti antidepressivi e la componente microbica intestinale.
Impatto nella composizione e ricchezza oltre che in determinati pathways metabolici.
Dato il loro crescente uso quindi, studi che considerino anche la loro influenza sul microbiota intestinale sembrerebbero necessari al fine di assicurarne una maggiore sicurezza di utilizzo.
