Stato dell’arte
Il microbioma intestinale sembrerebbe correlato anche alla salute oculare. Molto rimane però ancora da scoprire.

Cosa aggiunge questo studio
La revisione riassume le evidenze disponibili riguardo la relazione tra intestino, microbioma oculare e patologie dell’occhio.

Conclusioni
L’esistenza dell’asse occhio-intestino sembrerebbe confermata. Un suo ulteriore approfondimento permetterà di mettere a punto terapie mirate per i disturbi e patologie dell’occhio.

La salute degli occhi passa anche dall’intestino. Capirne meglio la relazione con il microbiota potrebbe facilitare lo sviluppo di nuove terapie mirate per il trattamento di disturbi oculari.

È in questa direzione che il campo dell’oftalmologia si sta muovendo: «Ormai diversi studi – spiega Gianluca Scuderi del Dipartimento di neuroscienze, salute mentale e organi di senso – Nesmos della Sapienza Università di Roma e responsabile dell’Unità operativa di oculistica dell’Ospedale Sant’Andrea – hanno dimostrato che esiste un asse intestino-occhio, tant’è vero che chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile in molti casi ha anche dei problemi di irritazione della superficie oculare».

Ma qual è il ruolo del microbiota della superficie oculare? «L’equilibrio del microbioma – prosegue Scuderi – è importante non solo per il benessere intestinale, ma anche per quello dell’apparato visivo e quando questo equilibrio si rompe il microbioma può entrare in gioco nell’insorgenza di alcune patologie infiammatorie dell’occhio».

Un recentissimo studio, coordinato da Kara M. Cavuoto della University of Miami Miller School of Medicine (USA) e pubblicato sulla rivista The Ocular Surface, ha infatti confermato come nell’occhio umano coesistano numerosi microhabitat batterici, la cui composizione riflette i livelli di esposizione all’ambiente esterno.

I generi più rappresentati sulla superficie oculare sono Propionibacterium e Corynebacteria, seguiti da Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter, Brevundomonas, Pseudomonas spp., Aquabacterium e Sphingomonas, seppur con una elevata diversità. Sarebbero infatti in media 221 le specie per soggetto, influenzate soprattutto dalla salute del microbiota intestinale, oltre che dall’età dell’ospite, meno invece dal genere.

Una disbiosi intestinale sembrerebbe infatti avere un ruolo in caso di occhio secco o infezioni, in processi infiammatori oculari quali l’uveite, la cheratite e il glaucoma, ma anche in retinopatie diabetiche o degenerazioni maculari. Eccone qualche esempio.

  • Occhio secco: il decremento di Clostridium a favore dei patogeni intestinali Enterobacter, Escherichia/Shigella e Pseudomonas in seguito a terapia antibiotica peggiora la secchezza oculare in modelli murini. Di contro, miglioramenti significativi sono stati registrati in seguito a trapianto di microbiota fecale da donatori sani in modelli germ-free
  • Uveite: l’incremento a livello intestinale di Fusobacterium ed Enterobacteriaceae sembrerebbe favorire lo sviluppo di uveite
  • Retinopatia diabetica: una ridotta abbondanza di Bacteroides intestinali sembrerebbe correlata a una glicemia elevata, con conseguente aumento del rischio di retinopatia diabetica
  • Degenerazione maculare: elevata presenza fecale di Firmicutes e Clostridia controbilanciata da una scarsa abbondanza di Bacteroidetes ed Erysipelotrichi è risultata associata a un maggior danno alla retina. In pazienti con degenerazione maculare è stata inoltre registrata una più alta espressione di Ruminococcaceae e Prevotella rispetto ai controlli sani
  • Glaucoma: nella sua forma acuta il glaucoma viene oggi considerato da una parte una malattia infiammatoria e dall’altra come una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer,  Parkinson o SLA. Un aumento di Bacteroidetes e Prevotella intestinali, oltre che di Streptococci a livello orale, sembrerebbero essere aspetti implicati nella sua eziopatologia.

Accanto al microbiota intestinale riveste un ruolo importante per la salute dell’occhio anche il mantenimento della composizione fisiologica del microbiota oculare visto il suo attivo coinvolgimento nei meccanismi di difesa da patogeni esterni come per esempio Pseudomonas aeruginosa, il principale agente infettivo oftalmico.

Tra i fattori influenti troviamo anche l’applicazione delle lenti a contatto. In utilizzatori abituali di tali dispositivi si è registrato infatti un aumento di patogeni opportunisti (Pseudomonas, Acinetobacter, Methylobacterium ecc.) da ricondurre probabilmente a un’alterazione dell’integrità della barriera superficiale oculare. Inoltre, è stata dimostrata una relazione positiva fra l’arrossamento degli occhi, condizione favorita dalla presenza di lenti a contatto, e la colonizzazione di Haemophilus influenzae.

In conclusione, la manipolazione mirata del microbiota intestinale, nonché il mantenimento della composizione fisiologica di quello oculare, sembrano rappresentare valide alternative per la prevenzione e/o cura di patologie o disturbi dell’occhio. L’applicazione topica di probiotici a base di Lactobacillus acidophilus sembrerebbe per esempio migliorare la cheratocongiuntivite. Considerando però la preliminarità di tali risultati, sono necessari ulteriori studi.