Il microbiota intestinale potrebbe giocare un ruolo centrale nelle patologie del fegato, incluso il carcinoma epatocellulare.

Ad affermarlo è uno studio condotto dal National Center for Liver Cancer – Shanghai (China), pubblicato lo scorso febbraio sulla rivista Engineering. Secondo i ricercatori, che hanno condotto una revisione sistematica sugli studi più recenti nel settore, resta largamente inesplorata la relazione fra tumori, patologie epatiche, microbiota e il potenziale ruolo dei probiotici come strategia di prevenzione.

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Il fegato, come riportano gli autori dello studio, è il primo organo “a valle” influenzato dall’azione del microbioma intestinale. Un numero crescente di studi ha mostrato, in tempi recenti, che diverse malattie traggono la loro origine da squilibri nella composizione del microbioma, o addirittura dai metaboliti prodotti dai batteri stessi, che possono agire anche su organi distanti.

In linea generale, stando a quanto riportano i ricercatori, è possibile tracciare una correlazione piuttosto netta fra la composizione del microbioma intestinale e la suscettibilità individuale ai tumori: la disbiosi intestinale può, in questo senso, favorire in modo diretto o indiretto l’oncogenesi, sia tramite la secrezione di sostanze che danneggiano il DNA, sia mantenendo uno stato di infiammazione cronica nel microambiente in cui i batteri si trovano.

Alcuni studi condotti su roditori cresciuti in ambiente sterile hanno dimostrato che gli animali privi di batteri non mostrano segni di oncogenesi, un dato che di per sé suggerisce l’importanza fondamentale del microbioma nel fenomeno.

Nel caso del fegato, i ricercatori sottolineano l’influenza del microbioma intestinale citando studi che hanno mostrato la presenza di metaboliti microbici nel siero sanguigno di pazienti affetti da tumore al fegato e cirrosi epatica.

Inoltre, una ricostruzione in vivo di carcinoma epatocellulare ha mostrato un persistente squilibrio nel microbioma intestinale degli animali oggetto della sperimentazione: i roditori hanno rilevato «segni patologici di alterazioni nella microflora intestinale, distruzione della mucosa e aumento della permeabilità intestinale».

Il microbioma avrebbe un ruolo centrale anche nello sviluppo di malattie come la steatosi epatica non alcolica, patologia che può evolvere in forme più gravi (steatoepatite) e, in ultima analisi, aumentare il rischio di epatocarcinomi. L’evoluzione della malattia è favorita da fattori ambientali (alimentazione scorretta) e genetici (obesità), che a loro volta possono causare o essere conseguenza di squilibri a carico del microbioma intestinale.

Una possibile strategia che i ricercatori suggeriscono è il ricorso ai probiotici, la cui funzione benefica nei confronti del sistema immunitario e del microbioma intestinale è ben nota.

La somministrazione per via orale di probiotici ha già dimostrato di poter proteggere dal meccanismo di oncogenesi promosso dalla disbiosi intestinale: studi più approfonditi, concludono i ricercatori, saranno comunque necessari per approfondirne il ruolo nella prevenzione dei tumori epatici, anche al fine di elaborare terapie mirate che ne sfruttino il potenziale contro le varie forme di epatocarcinoma.