Secondo uno studio internazionale pubblicato su International Immunopharmacology, alcuni batteri lattici modificati geneticamente esercitano un’azione antinfiammatoria in virtù della quale potrebbero svolgere un ruolo protettivo nei confronti del tumore del colon retto, una patologia particolarmente favorita dalla presenza di infiammazioni croniche nel tratto gastro-intestinale.

Lo studio, condotto su modelli animale della patologia, ha anche dimostrato che l’azione benefica di tali batteri si esercita attraverso la loro attività antiossidante.

Il nesso fra le infiammazioni intestinali croniche come la malattia di Crohn o la colite ulcerosa e il tumore del colon-retto è noto: per chi soffre di questi disturbi, il rischio di sviluppare il tumore è più alto.

Fra le cause di queste infiammazioni rientrano gli squilibri nel microbioma dovuti a fattori ambientali (infezioni, alimentazione, stile di vita) o predisposizione genetica.

Oltre all’utilizzo di probiotici per riequilibrare la composizione del microbioma, una possibile strategia terapeutica consiste nell’alterazione genetica dei batteri lattici.

L’interleuchina 10, una citochina antinfiammatoria in grado di mantenere l’equilibrio del microbioma intestinale, può essere uno strumento utile per combattere queste patologie: tuttavia, la sua sensibilità al tratto gastro-intestinale ne rende complessa la somministrazione.

L’uso di batteri lattici geneticamente modificati che producono IL-10 consente di aggirare l’ostacolo, e ridurre l’infiammazione.

Partendo da questi presupposti, i ricercatori hanno voluto esplorare il potenziale anti-tumorale di alcuni di questi batteri OGM.

I ricercatori si sono concentrati su due specie batteriche dalle riconosciute capacità antinfiammatorie: Streptococcus thermophilus e Lactococcus lactis.

Gli animali sono stati divisi in sei differenti gruppi, secondo la tipologia di batterio utilizzata.

Due gruppi hanno ricevuto i batteri nella loro forma “selvatica”, un gruppo ha ricevuto la varietà con proprietà antiossidanti, altri due gruppi hanno ricevuto un ceppo batterico in grado di rilasciare IL-10 per via genetica o proteica, e un ultimo gruppo ha ricevuto un misto dei quattro differenti tipi di batteri geneticamente modificati. I risultati degli esperimenti sono stati confrontati con un gruppo di controllo.

Secondo quanto emerso dai test, gli animali che hanno ricevuto i batteri geneticamente modificati hanno registrato minori danni a livello intestinale, e una percentuale minore di tumori.

Inoltre, la somministrazione dei batteri OGM ha causato un aumento nell’attività degli enzimi antiossidanti nel tratto intestinale, e ha indotto la produzione di citochine antinfiammatorie specifiche nell’organismo. Nello specifico, la produzione di IL-10 per via proteica ha mostrato benefici superiori a quella per via genetica.

In futuro, i ricercatori intendono approfondire i meccanismi attraverso cui i batteri esercitano la loro funzione benefica nei confronti del tumore. Sono già in corso studi per modificare la resistenza agli antibiotici e valutare la possibilità di arrivare a trial clinici su esseri umani.

Per la prima volta, in ogni caso, è stato mostrato il potenziale dell’utilizzo di un mix di batteri selezionati al fine di ridurre l’infiammazione cronica associata al tumore colon-rettale.