Streptococcus salivarius K12: cosa dicono gli studi pubblicati
L’utilizzo dei probiotici ha finora interessato prevalentemente i disturbi e le patologie del tratto gastrointestinale. Vista la loro versatilità e generale efficacia, già da qualche anno l’attenzione si è spostata anche in altre sedi anatomiche, cavità orale e vie aeree incluse.
È ormai noto come sia il cavo orale sia il tratto respiratorio, a differenza di quanto si pensava in passato, siano caratterizzati da una componente batterica propria. La quale, analogamente a quanto succede nell’intestino, collabora attivamente con il nostro sistema immunitario nel difenderci dall’attacco di patogeni.
L’analisi microbica di queste zone ha permesso di identificare un gruppo batterico di particolare interesse terapeutico ovvero gli alpha-streptococci che, attraverso la produzione di batteriocine, salivaricina A2 e B, sono in grado di riconoscere e inibire la crescita di vari patogeni provocandone la morte attraverso la lisi della membrana.
Nell’insieme degli alpha-streptococci, il ceppo Streptococcus salivarius K12 (K12), commensale del nostro cavo orale già a poche ore dalla nascita, ha riscosso parecchio successo tra la comunità scientifica avendo dimostrato di poter attaccare selettivamente i patogeni implicati nell’eziologia di varie infezioni respiratorie, del canale uditivo e orale quali ad esempio faringo-tonsilliti e otiti medie.
Tra i patogeni in questione troviamo nel primo caso Streptoccocus pyogenes mentre per le otiti Haemophilus influenzae, S. pneumonia e Moraxella catarrhalis.
Studi più approfonditi sui meccanismi d’azione di questi batteri ad attività battericida hanno però fatto emergere altre possibili attività (ancora in studio) andando perciò ad ampliare il loro potenziale spettro d’impiego.
È stato infatti dimostrato come la somministrazione di K12 porti a un incremento dei livelli di interferone-gamma salivare senza alterare quelli di IL-1beta o di TNF-alpha.
Di contro, ha comportato la diminuzione di IL-8 andando nel complesso a supportare un eventuale utilizzo di tale e analoghi probiotici nel trattamento anche di infezioni virali.
Di seguito sono riportati brevemente i risultati complessivi finora ottenuti e relativi all’efficacia e sicurezza del probiotico K12 nella prevenzione e cura rispettivamente di otiti medie, faringo-tonsilliti e altri disturbi meno diffusi come adenoidi, alitosi, candidosi orale e sindrome PFAPA (Periodic Fever with Aphtous stomatitis, Pharyngitis and Adenitis).
Streptococcus salivarius K12 e otiti medie
Le otiti medie sono le infezioni batteriche più comuni durante l’infanzia, pur non essendo così rare anche nell’età adulta, manifestandosi talvolta in maniera ricorrente e severa.
Come anticipato, la loro eziologia è di carattere batterico per cui il trattamento standard prevede la somministrazione di antibiotici ad ampio spettro con conseguente compromissione del microbioma del tratto auricolare e di quello intestinale.
Considerando poi come questa sia un’era di forte abuso e misuso di questi farmaci, l’esigenza di trovare alternative di prevenzione e cura è quanto mai attuale.
A tal proposito, proprio per le considerazioni di attività fatte poc’anzi, il probiotico K12 ha da subito rappresentato uno dei leader anche in situazione di otite media.
Le evidenze emerse dai vari studi e revisioni di letteratura degli ultimi anni in relazione appunto alle otiti medie hanno complessivamente dimostrato che K12:
- Presenta una buona e rapida capacità di colonizzare soprattutto la cavità orale
- È altamente antibiotico-sensibile
- È caratterizzato da un ottimo profilo di sicurezza anche nell’uomo
- Diminuisce l’incidenza di otiti medie in età pediatrica, soprattutto nella forma acuta e secretoria, rispetto al placebo. Buona efficacia anche in età adulta
- Riduce l’uso di antibiotici e di altri farmaci sintomatici (antipiretici, ecc.)
- Riduce i giorni di scuola o di lavoro persi
Streptococcus salivarius K12 e faringo-tonsilliti
Assieme alle otiti medie, le infezioni di faringe e tonsille sono le principali cause di malattia infantile, anche ricorrenti, andando a comportare a complicazioni di interesse reumatico e cardiaco nei casi più gravi o nei soggetti più deboli.
Anche in questo caso, la terapia antibiotica (amoxicillina in primis) con i suoi inevitabili risvolti rappresenta la prima linea di intervento alla quale segue, se l’infezione assume un carattere ricorrente e invalidante, l’asportazione delle tonsille.
Anche in questa situazione la somministrazione del probiotico K12 ha riscontrato un interessante successo andando in generale a:
- diminuire l’incidenza degli episodi di faringo-tonsillite in età pediatrica a medio-lungo termine
- ridurre l’esigenza di somministrazione antibiotica e di altri farmaci co-adiuvanti
- ridurre il numero di giorni di scuola persi
- migliorare la qualità di vita dei pazienti e, di conseguenza, quella dei loro genitori
- esprimere un buon profilo di tolleranza e sicurezza
Streptococcus salivarius K12 e adenoidi
L’infiammazione cronica delle tonsille faringee, ovvero le adenoidi, è un evento abbastanza comune in età pediatrica e da ricondurre a presenza di virus o batteri patogeni, pneumococci in particolare.
Di contro, la normale flora batterica della superficie faringea è costituita prevalentemente da neisseria e alpha-streptococci tra i quali troviamo per l’appunto anche S. salivarius.
Visti i meccanismi d’azione e le potenzialità dimostrate dal ceppo K12 nei quadri clinici di otiti e faringo-tonsilliti è stato testato, seppur in minor misura, anche in piccoli pazienti colpiti da adenoidi croniche.
Se confrontato con placebo, K12 ha presentato una buona efficacia nel prevenire il peggioramento della sintomatologia e, di conseguenza, nel diminuire il carico di farmaci normalmente utilizzati per lenire i disturbi.
Streptococcus salivarius K12 e alitosi
L’alitosi, o alito cattivo, è la conseguenza di vari fattori nonostante la gran parte della responsabilità sia da attribuire al metabolismo microbico e a una disbiosi batterica a livello di gola e cavità orale.
Numerose sono le strategie di intervento finora esplorate tra le quali, di più recente introduzione, troviamo anche l’utilizzo dei probiotici. S. salivarius K12, come del resto L. salivarius e Weissella cibaria, hanno dimostrato infatti di poter rimpiazzare i batteri responsabili di alitosi soprattutto se somministrati dopo un agente antimicrobico, per esempio clorexidina, con risultati positivi anche sul lungo periodo.
L’agente antimicrobico dato prima del probiotico ha permesso di potenziarne gli effetti “sgombrando il campo” da batteri coinvolti nell’alitosi e facilitando così la colonizzazione del probiotico.
Streptococcus salivarius K12 e candidosi orale
La crescita incontrollata del commensale Candida albicans in sede orale è all’origine della cosiddetta candidosi orale. È spesso accompagnata da infiammazione severa ed è a sua volta causa di varie infezioni delle mucose gastrointestinali, respiratorie o genitali.
Colpisce prevalentemente soggetti con scarsa igiene, anziani o immunocompromessi andando a minare, nei casi più gravi, anche pesantemente la qualità di vita dell’individuo.
Da studi in vitro è stato visto come S. salivarius K12 sia in grado di inibire l’aderenza e quindi la proliferazione di C. albicans in maniera dose dipendente, risultati confermati da successivi esperimenti su modelli murini affetti da candidosi severa.
Streptococcus salivarius K12 e PFAPA
La PFAPA (Periodic Fever, Aphtas, Pharyngitis and cervical Adenopathies), per quanto rara e quindi ancora poco conosciuta, è una delle sindromi febbrili ricorrenti più comuni durante l’infanzia.
Gli episodi febbrili si presentano ogni 3-8 settimane e sono di norma accompagnati da stomatite aftosa, faringite e infiammazione delle ghiandole linfatiche cervicali ma anche, seppur meno frequentemente, da disturbi gastrointestinali, emicranie e rush cutanei.
La sindrome, nel suo complesso, mostra caratteristiche infiammatorie con sovra-produzione di chemochine e citochine quali IL-1beta, IL-6 e IL-8, andando quindi a sostenere un possibile impiego di K12 per le proprietà discusse nel paragrafo introduttivo.
La somministrazione per un periodo continuativo di K12 ha dimostrato di ridurre notevolmente l’incidenza della sintomatologia specifica di PFAPA oltre che l’utilizzo di farmaci ad essa correlati (steroidi, antiinfiammatori, antibiotici ecc.). Questi dati dovranno essere confermati in studi più ampi prima di poter definire una reale efficacia di questo ceppo probiotico nella PFAPA.
Fonti
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