Prebiotici in gravidanza e allattamento migliorano il microbioma del neonato

Assumere prebiotici durante la gravidanza e l’allattamento aumenta i livelli di Bifidobacterium e di acido acetico, supportando la migrazione dei batteri commensali verso il feto e lo sviluppo di un sistema immunitario forte.
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Prebiotici in gravidanza e allattamento migliorano il microbioma del neonato

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Stato dell'arte

È stato dimostrato che in gravidanza gli integratori alimentari a base di prebiotici, in particolare fruttoligosaccaridi (FOS) e galattoglicosaccaridi (GOS), influenzano positivamente la salute dell’intestino di madre e figlio, ma sono pochi i lavori inerenti all’impatto sullo sviluppo del microbiota dei neonati.

Cosa aggiunge questa ricerca

Un team di ricercatori ha arruolato 652 gestanti in uno studio randomizzato, scoprendo che il supplemento materno con FOS e GOS aumenta la diversità delle specie batteriche e degli acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare di bifidobatteri e acido acetico, del microbiota delle coppie madre-neonato.

Conclusioni

Assumere prebiotici durante la gravidanza e l’allattamento favorisce la migrazione dei batteri commensali verso il feto e lo sviluppo di un sistema immunitario sano. Si attendono, tuttavia, nuovi studi in grado di chiarire la relazione tra il microbiota materno e neonatale.

In questo articolo

La perdita di specie microbiche chiave nell’intestino è implicata nell’aumento globale delle malattie croniche non trasmissibili (MCNT), in quanto altera il sistema immunitario e il metabolismo in modo irreversibile. I prebiotici possono preservare l’ecosistema intestinale, favorendo l’aumento di batteri commensali (in particolare Bifidobacterium) e acidi grassi a catena corta (SCFA) e riducendo il pH intestinale.

Un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio, pubblicato su Clinical Nutrition, per esaminare il ruolo dei prebiotici – fruttoligosaccaridi (FOS) e galattoglicosaccaridi (GOS) – nella modulazione del microbiota materno e infantile. 

In gravidanza e allattamento

I ricercatori hanno arruolato 652 gestanti – dalla 21ma settimana a oltre sei mesi dopo il parto – e le hanno assegnate in modo casuale (randomizzazione) a due gruppi. Il gruppo sperimentale ha assunto 14,2 g al giorno di polvere prebiotica per undici mesi (la lunghezza del periodo di studio), mentre i controlli un placebo in polvere composto da 8,7 g di maltodestrina.

L’analisi delle sequenze del gene batterico 16S rRNA e della concentrazione di SCFA nelle feci – pari a 40.153.233 sequenze che vanno da 20.820 a 105.769 per campione – ha permesso di analizzare il microbiota fecale di 65 coppie madre-neonato. 

I ricercatori hanno raccolto il materiale dai lattanti in quattro momenti durante il primo anno di vita e da ciascuna donna durante e dopo la gravidanza.

Influenza dei prebiotici sulle comunità batteriche

Il trattamento ha influenzato in positivo la quantità di Bifidobacterium e in negativo quella di Negativicutes nel microbiota di entrambi. Tuttavia, il 55-60% delle donne nel gruppo sperimentale presentava una ridotta diversità dal basale (quinto mese di gestazione) al settimo mese, contro solo il 39-54% dei casi nel gruppo placebo. 

Dopo la nona settimana di gravidanza i due gruppi si sono invertiti passando, rispettivamente, dal 48-58% nel primo caso al 68-72% nel secondo. 

In seguito, i ricercatori hanno assegnato tre enterotipi ai campioni materni per un totale di 417 assegnazioni, di cui 190 erano Firmicutes arricchiti (F-enterotype),143 Bacteroides arricchiti (B-enterotype) e 84 Prevotella (P-enterotype). All’inizio in entrambi i gruppi prevalevano tutti gli enterotipi, mentre al nono mese ci sono stati cambiamenti significativi. La quantità di Firmicutes, ad esempio, è scesa intorno al 50% sia nei controlli sia nelle partecipanti al trattamento.

In chi presentava l’enterotipo F era frequente il passaggio a un enterotipo B o P nel corso della gravidanza, nello specifico di Bifidobacteriaceae (secondo, quarto e sesto mese postnatale) e Bifidobacterium (al quarto e al sesto). La quantità di Lactobacillus, invece, non è cambiata in nessuno dei due gruppi.

Prebiotici e concentrazione di SCFA

L’integrazione con GOS e FOS ha inciso sulla concentrazione di SCFA, in particolare di acido acetico, che è salita al 60-68% intorno al settimo e al nono mese di gestazione contro il 29-48% nei controlli. Nonostante un impoverimento successivo della diversità batterica, nel gruppo sperimentale l’acido butirrico è aumentato insieme all’Actinomycetia. Tuttavia, dalla nona settimana di gestazione ai due mesi dopo il parto la quantità di SCFA si è ridotta in entrambi i gruppi.

Tra il quarto e il dodicesimo mese i livelli di acido acetico sono aumentati anche nel microbiota infantile nel gruppo prebiotico, mentre nei controlli è quelli di acido butirrico. Oltre i sei mesi entrambi hanno mostrato una diversità alfa e concentrazioni SCFA (acido propionico e butirrico) maggiori, mentre nel gruppo sperimentale sono precipitati i livelli di acido acetico.

Effetti sul microbiota del neonato

Il primo anno di vita il microbiota ospitava soprattutto Bifidobacterium – con un’alta prevalenza di B. infantis (circa il 23%), Bifidobacterium spp. (3,7%) e Bifidobacterium bifidum (1,6%) – per poi caratterizzarsi a partire dai 12 mesi di età. La flora batterica del gruppo sperimentale era ricca di Peptostreptococcaceae, Acetatifactor, Clostridium e Romboutsia. La popolazione batterica intestinale dei controlli era invece costituita per lo più da Negativicutes, Megasphaeraceae, altre quattro famiglie e nove generi.

I ricercatori hanno analizzato anche l’impatto degli antibiotici sul microbiota fetale al nono mese, scoprendo che provocavano una riduzione significativa di Verrucomicrobiota e Akkermansia e una proliferazione di batteri noti per provocare diverse infezioni come Actinomycetaceae, Corynebacterium, Enterococcaceae ed Enterococco.

Lo studio ha rilevato la prevalenza di Negativicutes (compresi a livello della famiglia Selenomodaceae) sia nella flora batterica infantile sia in quella dei controlli. A due mesi di vita, il microbiota delle coppie madre-neonato del gruppo sperimentale era ricco di B. infantis, Streptococcus spp. e Stafilococco. La flora batterica intestinale di madri e neonati del gruppo placebo presentava invece due microrganismi aggiuntivi: Enterobacter e Streptococcus spp. 

Conclusioni 

Assumere prebiotici durante la gravidanza e l’allattamento aumenta i livelli di Bifidobacterium e di acido acetico, supportando la migrazione dei batteri commensali verso il feto e lo sviluppo di un sistema immunitario forte. Tuttavia, la relazione tra il microbiota materno e neonatale è ancora poco conosciuta e sarà necessario un follow-up a lungo termine per rilevarne, ad esempio, il ruolo nell’insorgenza delle malattie allergiche infantili o nel determinare il tasso di utilizzo di antibiotici.

Alessandra Romano

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