Paolo Magni, docente di Patologia clinica dell’Università di Milano, così commenta lo studio su probiotici e monacolina K nel controllo dell’ipercolesterolemia moderata, di cui è autore, al quale abbiamo recentemente dedicato un articolo.

«Abbiamo valutato l’efficacia e la sicurezza di un nuovo integratore nutraceutico per trattare e gestire l’ipercolesterolemia moderata che combina un probiotico, il Bifidobacterium longum BB536, con l’estratto di riso rosso fermentato titolato in monacolina K 10 mg.
Lo studio, randomizzato controllato in doppio cieco, è stato condotto in uomini e donne per una durata complessiva di tre mesi. Già a sei settimane, nei soggetti trattati abbiamo osservato una riduzione di colesterolo totale del 17-18%, oltre alla riduzione del 26% del colesterolo LDL. Quest’ultimo è quello più aterogeno e pericoloso, quindi è molto importante ottenere, più che del colesterolo totale, una riduzione del colesterolo LDL.
Parallelamente abbiamo valutato anche i meccanismi d’azione dei due principi attivi. La monacolina K, che è una statina naturale, agisce principalmente a livello del fegato inibendo la sintesi epatica del colesterolo. Questo è stato verificato attraverso la riduzione di latosterolo, uno sterolo vegetale che si riduce moltissimo nel momento in cui abbiamo una potente riduzione della sintesi epatica del colesterolo. Sappiamo però che le statine, sia quelle chimiche che quelle naturali, hanno come attività complementare un aumento compensatorio di riassorbimento intestinale del colesterolo: l’organismo tende a compensare questa riduzione della sintesi. Ed è qui che agisce il probiotico: il Bifidobacterium longum BB536 ha un’elevata attività di idrolasi dei sali biliari che serve allo stesso batterio per aderire meglio alla parete intestinale a livello del tratto finale dell’intestino tenue. Quest’attività rende il colesterolo non più disponibile per il riassorbimento e quindi viene di fatto maggiormente eliminato. È molto interessante questo abbinamento di meccanismi d’azione perché sono complementari e agiscono su sedi diverse.
Efficacia, gradimento e compliance verso il prodotto sono stato molto buoni e anche i parametri di sicurezza epatici renali non hanno dato alcun problema. Va ricordato che l’integratore si presenta come una forma farmaceutica granulare solubile in acqua ed è quindi particolarmente adatto a soggetti disfagici o a coloro che non gradiscono introdurre pillole.
Questo studio apre interessanti idee e prospettive per il futuro. Abbiamo visto che l’integratore contiene un probiotico che ha una specifica attività di idrolasi dei sali biliari nell’intestino tenue. In futuro potrà essere interessante esplorare la possibilità di associare altri probiotici, ad esempio con azioni a livello del grosso intestino, riducendo l’infiammazione intestinale o altri aspetti che vanno a convergere e provocare poi una ipercolesterolemia.
Un secondo aspetto interessante è quello di utilizzare integratori nutraceutici in aggiunta al farmaco: è la cosiddetta “add-on therapy“, la quale potenzia l’azione del farmaco con un approccio sinergico attraverso un diverso meccanismo d’azione.»

 

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