Il microbiota intestinale della donna più anziana del mondo è ricco di bifidobatteri 

Nata nel 1907 e deceduta nel 2024 a 117 anni e 168 giorni, M116 è la persona vissuta di più al mondo. Un’analisi delle caratteristiche biologiche di M116 ha rivelato di recente che la sua longevità da record è dovuta a una combinazione di fattori genetici protettivi, un microbiota intestinale sano, un metabolismo efficiente e una bassa infiammazione.

I risultati, pubblicati su Cell Reports Medicine, suggeriscono che la longevità “estrema” deriva dall’interazione tra fattori genetici e ambientali, offrendo spunti di riflessione sui meccanismi che consentono un invecchiamento sano.

Sebbene oggi più persone vivano oltre i 100 anni, superare i 110 è ancora estremamente raro e non è stato ancora compreso perché persone come M116 raggiungano una longevità così straordinaria.

Per rispondere a questa domanda, Eloy Santos-Pujol della Central University of Catalonia di Barcellona, ​​in Spagna, e i suoi colleghi hanno esaminato i valori ematici, il DNA, il metabolismo, il sistema immunitario, il microbiota e i marcatori epigenetici di M116.

Biologia protettiva

Dai dati ottenuti è emerso che i telomeri dei cromosomi di M116 erano insolitamente corti. Inoltre, il suo genoma conteneva alcune rare varianti genetiche che potrebbero spiegare la sua longevità e che sono risultate correlate a una eficiente risposta immunitaria, alla funzionalità cardiaca e alla protezione della funzione cerebrale.

Ulteriori analisi hanno dimostrato che M116 presentava uno dei profili di colesterolo più sani mai registrati, che i suoi mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, funzionavano meglio di quelli delle donne più giovani, e che il suo sistema immunitario presentava caratteristiche uniche che favorivano bassi livelli di infiammazione. 

Infine, sebbene M116 presentasse alcuni dei tipici cambiamenti legati all’età, le sue cellule mostravano segni epigenetici protettivi in ​​alcune regioni del DNA, che potrebbero aver contribuito a prevenire le malattie.

Estrema longevità

Il microbiota di M116 è risultato insolitamente diversificato e ricco di Bifidobacterium, un genere batterico intestinale benefico i cui livelli solitamente diminuiscono con l’età. È stato inoltre dimostrato che i batteri del genere Bifidobacterium aiutano a combattere l’infiammazione e a favorire la produzione di acidi grassi benefici. Allo stesso tempo, M116 presentava pochi batteri nocivi legati alla fragilità e all’infiammazione.

L’abbondanza del genere Bifidobacterium potrebbe spiegare l’eccellente profilo di colesterolo e i bassi livelli di infiammazione di M116. Inoltre, la crescita dei Bifidobacterium potrebbe essere stata stimolata dalla dieta mediterranea seguita da M116 e dall’assunzione quotidiana di yogurt.

«Il quadro che emerge dal nostro studio, sebbene ottenuto dall’analisi di un singolo individuo, dimostra che l’età estremamente avanzata e la cattiva salute non sono intrinsecamente collegate e che entrambi i processi possono essere distinti e analizzati a livello molecolare» concludono i ricercatori.

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