La sclerosi multipla è una malattia autoimmune cronica che causa infiammazione, danni ai nervi e diversi sintomi neurologici.
Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che la dieta chetogenica stimola la crescita di alcuni batteri intestinali i cui metaboliti possono inibire l’attività delle cellule immunitarie coinvolte nella risposta autoimmune.
I risultati, pubblicati su Cell Reports, suggeriscono quindi che questi metaboliti potrebbero rappresentare un’alternativa terapeutica alla dieta chetogenica. I risultati evidenziano anche il ruolo protettivo del microbiota intestinale e dei suoi prodotti nelle malattie autoimmuni.
Dieta chetogenica e sclerosi multipla
Precedenti studi hanno dimostrato che la dieta chetogenica, riducendo l’infiammazione e causando cambiamenti nel microbiota intestinale, ha un effetto benefico in caso di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.
Tuttavia, non è stato ancora dimostrato come queste alterazioni nei batteri intestinali influenzino la malattia.
Per rispondere a questa domanda, Margaret Alexander della University of California di San Francisco e i suoi colleghi hanno studiato un modello murino di sclerosi multipla caratterizzato da infiammazione del cervello e del midollo spinale indotta da una reazione autoimmune.
Benefici della dieta
I ricercatori hanno scoperto che somministrare ai topi una dieta chetogenica riduce la gravità dei sintomi. Questo effetto protettivo non è stato riscontrato nei topi germ-free, il che suggerisce un ruolo fondamentale del microbiota intestinale.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato una maggiore proliferazione di alcuni batteri intestinali, tra cui Lactobacillus murinus, che producono un metabolita chiamato indolo-3-lattato (ILA). L’ILA ha proprietà antinfiammatorie e può inibire l’attività delle cellule immunitarie coinvolte nelle risposte autoimmuni.
Inoltre, gli effetti protettivi della dieta sono risultati correlati a livelli aumentati di una molecola chiamata beta-idrossibutirrato, o bHB, che modula le risposte immunitarie.
Potenziale immunomodulatorio
I ricercatori hanno poi dimostrato che l’integrazione della dieta chetogenica con il bHB ha protetto i topi dallo sviluppo della malattia e che nutrire gli animali con questa molecola ha prodotto effetti simili a quelli indotti dalla dieta.
Questi risultati suggeriscono che la produzione di bHB nell’intestino è fondamentale per permettere alla dieta chetogenica di ridurre l’infiammazione cerebrale.
Il ruolo fondamentale svolto dal microbiota intestinale è stato confermato anche da esperimenti di trapianto fecale: i topi che hanno ricevuto batteri intestinali da altri topi alimentati con una dieta chetogenica hanno mostrato una malattia meno grave, mentre quelli che hanno ricevuto batteri intestinali da topi privi di bHB intestinale hanno manifestato sintomi peggiori.
Conclusioni
I risultati suggeriscono che i batteri intestinali e i loro metaboliti potrebbero essere utilizzati come target per sviluppare trattamenti più semplici ed efficaci contro le malattie autoimmuni.
Inoltre, i dati ottenuti indicano che la dieta è in grado di alterare il potenziale immunomodulatorio del microbiota intestinale, modificando il metabolismo dell’ospite. Questo studio sottolinea dunque l’utilità di adottare un approccio integrato per studiare le interazioni dieta-ospite-microbioma.
