In occasione della 13ª edizione del Congresso internazionale PROBIOTICS, PREBIOTICS & NEW FOODS, Microbioma.it ha intervistato Federica Facciotti, ricercatrice all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Nell’intervista si discute come negli ultimi anni la ricerca abbia chiarito quanto il microbiota intestinale sia intrecciato con lo “stato di attivazione” del sistema immunitario, con implicazioni che attraversano sia le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) – come malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa – sia l’oncologia, in particolare il tumore del colon-retto.
L’intervista mette in luce un paradosso solo apparente: due scenari opposti, ma legati dalla stessa logica biologica. Nel colon-retto oncologico, la presenza di specifici microrganismi (fra cui Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis) nel microbiota mucosale associato al tumore e persino a livello intratumorale risulta correlata a un effetto immunosoppressivo locale, con la capacità di “spegnere” le funzioni citotossiche delle cellule immunitarie nel microambiente tumorale. Nelle MICI, al contrario, composizione e funzione del microbiota agiscono come un vero reostato dell’infiammazione: modulano l’attivazione pro-infiammatoria dei linfociti presenti nella lamina propria. Un focus particolare è dedicato agli E. coli aderenti-invasivi (AIEC), associati soprattutto alla malattia di Crohn: identificati e caratterizzati, sono descritti come capaci di indurre la transdifferenziazione dei linfociti T CD4+ mucosali verso fenotipi patogenici. L’ultimo lavoro citato, in collaborazione con gruppi di ricerca milanesi, identifica inoltre fattori di virulenza degli AIEC coinvolti nella transdifferenziazione delle cellule Th17.
Queste evidenze aprono alla prospettiva di interventi mirati di modulazione del microbiota per influenzare in modo selettivo la funzione linfocitaria, con un possibile approccio di medicina di precisione.








