Stato dell’arte
Nonostante la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) sia un disturbo gastrointestinale comune è tutt’ora privo di una terapia effettiva. Un aiuto potrebbe arrivare dai probiotici.
Cosa aggiunge questo studio
Il mix probiotico Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001 addizionato con vitamina B6 è stato somministrato a pazienti con IBS monitorandone il quadro clinico e il profilo batterico iniziale e a 30, 45 e 60 giorni rispetto a placebo.
Conclusioni
La formulazione probiotica e vitaminica ha migliorato significativamente i sintomi e la gravità della sindrome ristabilendo la permeabilità intestinale e la fisiologia del microbiota intestinale in pazienti con IBS.
In pazienti con diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile il supplemento di Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001 addizionato con vitamina B6 sembrerebbe migliorare significativamente i sintomi e la gravità della patologia. In che modo? Ristabilendo la permeabilità intestinale e l’equilibrio del microbiota intestinale.
È quanto dimostra lo studio italiano di Leonilde Bonfrate dell’Università di Bari, di recente pubblicazione su European Journal of Clinical Investigation.
Lo studio su pazienti con IBS
La sindrome dell’intestino irritabile è uno dei disturbi gastrointestinali più frequenti. È caratterizzata da dolore addominale cronico che può peggiorare durante la defecazione.
Tra le possibili cause troviamo la predisposizione genetica, la motilità gastrointestinale, l’attivazione immunitaria e la disbiosi.
Alterazioni batteriche sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo sono infatti state osservate in pazienti con IBS suggerendo la possibilità di intervenire ristabilendone l’equilibrio per migliorare il quadro clinico.
In questo studio, a 25 pazienti con IBS (62% con diarrea come sintomo principale, IBD-D; 38% con costipazione, IBD-C) è stato somministrato il mix probiotico di Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001 (109 CFU) con vitamina B6 (1.4 mg) o placebo (maltodestrine). Perché questa scelta? Bifidobacterium e Lactobacillus sono i membri più rappresentativi di un microbiota intestinale in salute con effetti locali e non. Fondamentali sono infatti nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale a livello delle giunzioni strette, nella modulazione immunitaria e nella produzione di numerosi metaboliti essenziali quali gli acidi grassi a corta catena (SCFAs). La vitamina B6 inoltre, è un importante cofattore di enzimi per il metabolismo cellulare e regolatore della risposta infiammatoria e immunitaria. Sono quindi stati monitorati i sintomi (dolore addominale e gonfiore), la permeabilità intestinale, il microbiota e le abitudini alimentari, all’inizio del triale (T0) e a 30, 45, 60 giorni.
Di seguito i principali risultati.
Si riducono i sintomi e migliora la qualità della vita
Confrontando i sintomi prima e dopo il trattamento con il mix probiotico (LLB) e con il gruppo placebo si è visto che:
- il gruppo LBB ha registrato un significativo decremento della sintomatologia rispetto al placebo (dolore addominale – 48,8% nel gruppo LBB, -3,5% nel gruppo placebo; gonfiore – 36,35% vs + 7,35%; gravità del disturbo -30,1% vs -0,4%)
- il 38,65% ha riferito un miglioramento della qualità di vita nel gruppo LBB rispetto alla baseline. Di contro, nel gruppo placebo il 7,15% ne ha dichiarato un peggioramento al termine dello studio
- il gruppo IBS-D ha registrato un miglioramento della sintomatologia generale passando da un punteggio IBS da 6 ± 0,4 a 4,3 ± 1.1, dal 6,2 ± 0.7 a 5,3 ± 1.1 nel placebo
In termini di permeabilità intestinale invece, dei 5 pazienti hanno registrato un’alterata permeabilità alla baseline, quelli nel gruppo LBB hanno mostrato un miglioramento di questa condizione a livello del colon.
Così cambia il microbiota intestinale
Passando infine al profilo microbico fecale:
- Staphylococcus, Bacteroides, Porphyromonas, Prevotella, Enterobacteria, Aeromonas, Pseudomonas ed enterococci i ceppi più espressi. Tra questi, gli anaerobi hanno registrato valori mediamente più elevati nel gruppo LBB. Incremento lineare anche dei batteri lattici e Bifidobacteria
- nessuna differenza significativa di composizione tra il gruppo LBB e placebo
- aumento significativo e tempo-dipendente per i composti organici volatili, in particolare gli acidi grassi a catena corta, nel gruppo LBB, quali acido propanoico, butanoico, e idrocarburi in particolare. Ciò potrebbe suggerire una stimolazione delle difese associata a disbiosi dato il positivo effetto degli SCFAs (acido propanoico e butanoico)
- mentre gli SCFAs hanno registrato un aumento nel gruppo LBB, un decremento è stato invece osservato invece per i fenoli e gli alcoli (2,5 dimethyloxan-2-yl methanol and 1-pentanol, 3,4 –dimethyl) potenzialmente correlato a una riduzione della risposta infiammatoria
Conclusioni
Il supplemento probiotico (Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001) con vitamina B si è quindi dimostrato efficace nel migliorare il quadro clinico di pazienti con IBS agendo sulla sintomatologia e sulla componente batterica. Tale effetto sembrerebbe essere mediato dall’incremento dei livelli di SCFAs. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano le loro proprietà positive per l’organismo. Tra queste troviamo la riduzione della risposta infiammatoria (agiscono per esempio sulla secrezione di TNF-alpha o IL-1beta), l’attivazione del metabolismo lipidico (inibiscono la sintesi di acidi grassi e incrementano l’ossidazione e il consumo del grasso di deposito), la regolazione dei livelli di glucosio nel sangue.
Inoltre sono coinvolti nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, nella produzione di muco, nella regolazione della funzione mitocondriale epatica, nel mantenimento dell’omeostasi energetica, nel controllo della fame e del sonno.
Fatta eccezione per una piccola porzione introdotta con le fibre, la maggior parte dei SCFAs è prodotta dalla fermentazione batterica in condizioni anaerobie, ad opera di Bacteroidetes e batteri lattici in particolare. Mantenere o ripristinare, in casi di disbiosi come in soggetti con IBS, l’equilibrio e la funzionalità del microbioma intestinale è perciò fondamentale per assicurarne una corretta produzione.
Contenuto realizzato con il contributo incondizionato di Alfasigma
