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Probiotici: vendite ancora in affanno. Ma l’inverno si avvicina…

Segno ancora negativo a settembre sulle vendite nel canale farmacia, in controtendenza con il settore complessivo degli integratori

Rallenta, ma non si arresta, la contrazione delle vendite di probiotici che si registra dai primi mesi dell’anno.

Nel mese di settembre infatti il mercato di probiotici in farmacia registra ancora una riduzione dei volumi rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-2,7%), mentre resta sostanzialmente stabile il valore (-0.5%).

Lo sostengono i dati elaborati da New Line Ricerche di Mercato, in base ai riscontri provenienti da un campione di circa 10.000 farmacie. L’analisi non comprende il mercato online, in prevedibile assestamento rispetto al boom osservato in primavera, ma con volumi e valori che restano ancora estremamente ridotti rispetto alle vendite face to face.

Dopo il crollo della domanda osservato in concomitanza con il picco della pandemia e il lockdown, dunque, i probiotici restano ancora in affanno, a fronte di dati che si mantengono invece positivi per il comparto complessivo degli integratori, che in settembre fa registrare un aumento sia a volumi (+5.6%) sia a valore (+6,8%), grazie soprattutto al traino esercitato dai prodotti per il rafforzamento delle difese immunitarie e da quelli per favorire il riposo notturno.

A sottolineare le persistenti difficoltà che sta vivendo il segmento dei probiotici – in settembre si calcola una perdita di quasi 50 mila pezzi venduti rispetto allo stesso mese del 2019 – anche il trend sul lungo termine che dall’inizio dell’anno attesta una perdita del 10,7% in volumi e dell’8,4% in valore. Per quanto riguarda gli ultimi 12 mesi, il calo è del 7,8% a volumi e del 5,4% a valore.

A questo punto, per tracciare il consuntivo definitivo di un anno che è stato decisamente difficile anche per le vendite di probiotici, non resta che attendere i dati sulla performance nei mesi invernali, in cui questi preparati trovano in genere ampio impiego sia per incrementare l’efficienza immunitaria, sia per il ripristino della composizione fisiologica del microbiota intestinale dopo l’impiego di antibiotici.

Tutto questo, ovviamente, al netto di eventuali ulteriori interventi governativi di limitazione della circolazione delle persone per contenere la seconda ondata della pandemia.

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