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Scompenso cardiaco e microbiota: esiste davvero un asse cuore-intestino?

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Scompenso cardiaco e microbiota: esiste davvero un asse cuore-intestino?

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Pazienti con insufficienza cardiaca dimostrano alterazioni strutturali e funzionali a livello della barriera dell’epitelio intestinale e nella sintesi di metaboliti da parte del microbioma locale dovute a scompensi del microcircolo.

Il quadro clinico potrebbe esser inoltre aggravato dall’entrata in circolo di endotossine e mediatori pro-infiammatori prodotti dall’aumento di particolari batteri patogeni in seguito a disbiosi. Il microbiota intestinale sarebbe dunque da correlare, come concausa, alla fisiopatologia dello scompenso cardiaco.

Questo è in sintesi quanto emerge dallo studio condotto da Takeshiro Kamo e colleghi dell’University of Tokyo e pubblicato in Korean Circulation Journal. Il team di ricercatori giapponesi ha infatti collezionato e riassunto alcune delle evidenze di letteratura disponibili su questa tematica la quale risulta essere ancora poco indagata.

Lo scompenso cardiaco comporta vasocostrizione periferica che potrebbe alterare il microcircolo e di conseguenza l’integrità dell’epitelio intestinale contribuendo, nei casi più gravi, allo sviluppo di malnutrizione e cachessia per riduzione dell’assorbimento di nutrienti ma anche al trasferimento di lipo-polisaccaridi, endotossine batteriche, interleuchine infiammatorie (IL-6) e fattori di necrosi tumorale (TNF-α) nel circolo ematico sistemico andando ad aggravare lo stato infiammatorio che sta alla base della patologia.

La disbiosi intestinale è stata da tempo associata a un ampio range di patologie anche cardiovascolari, fra le quali risulta sempre più evidente l’insufficienza cardiaca.

Come varia il microbiota intestinale in presenza di scompenso cardiaco

Da studi in vivo si è visto infatti come il microbioma intestinale sia alterato in modelli di ratto e di cavia nei quali è stata indotta l’insufficienza cardiaca rispetto ai controlli.

In campioni fecali raccolti invece da pazienti, sono risultati più rappresentati Campylobacter, Shigella e Salmonella.

Come anticipato, anche alcuni metaboliti prodotti dal microbioma stesso potrebbero influenzare il rischio di sviluppo e il decorso della patologia.

A questo proposito, recenti studi hanno dimostrato come l’enzima TMAO (trimethylamine N-oxide) possa essere visto come un biomarcatore predittivo di insufficienza cardiaca. Il microbioma intestinale produce fisiologicamente il precursore TMA a partire da alcuni amminoacidi e da fibre assunte con la dieta che viene quindi ossidato a livello del fegato e trasformato nella forma attiva TMAO.

I pazienti con insufficienza cardiaca dimostrano livelli di TMAO plasmatici nettamente superiori rispetto ai controlli sani.

Da uno dei pochi studi clinici disponibili si è visto inoltre come la somministrazione orale di probiotici, in particolare Saccharomyces boulardii, a 7 pazienti cronici abbia incrementato il volume di eiezione plasmatica del ventricolo sinistro da 39% a 45.6% diminuendo inoltre in maniera significativa il diametro dell’atrio sinistro.

In linea con questi primi dati che supportano un collegamento tra scompenso cardiaco, disfunzione dell’epitelio intestinale e disbiosi, saranno dunque necessarie ricerche più approfondite riguardo un possibile trattamento terapeutico della patologia, meno invasivo di quelli finora disponibili, veicolato attraverso il microbiota intestinale.

Silvia Radrezza

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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