Precedenti ricerche hanno dimostrato che, a lungo termine, l’infezione da HIV accelera l’invecchiamento, ma i meccanismi alla base di questo fenomeno sono ancora poco chiari. Un recente studio mostra che l’aumento della permeabilità intestinale è collegato a un invecchiamento più rapido nelle persone con HIV.
I risultati, pubblicati sulla rivista Microbiome, suggeriscono anche che specifiche firme microbiche sono associate un’accelerazione dell’invecchiamento biologico, una scoperta che potrebbe favorire lo sviluppo di approcci volti a mitigare l’accelerazione dell’invecchiamento e le complicazioni sanitarie ad esso associate.
«Il nostro lavoro è solo l’inizio di un entusiasmante viaggio che ha lo scopo di migliorare la salute e la longevità», afferma Mohamed Abdel-Mohsen del Wistar Institute di Philadelphia, co-autore senior dello studio.
HIV, infiammazione e invecchiamento
Oltre ad accelerare l’invecchiamento, l’infezione da HIV a lungo termine può causare un’infiammazione persistente, che è già stata attribuita almeno in parte ad alterazioni del microbiota intestinale.
Poiché l’infiammazione cronica può accelerare l’invecchiamento, Mohamed Abdel-Mohsen e il suo team hanno ipotizzato che la traslocazione di batteri intestinali nel flusso sanguigno possa essere collegata a un’accelerazione dell’invecchiamento nelle persone con HIV.
I ricercatori hanno quindi deciso di analizzare campioni di colon, ileo, feci e sangue di 25 persone con infezione cronica da HIV e 23 controlli.
Infiammazione e intestino permeabile
Rispetto ai controlli, nelle persone con infezione cronica da HIV sono stati rilevati a livello intestinale una maggiore abbondanza di batteri infiammatori, come Catenibacterium e Prevotella, che possono scomporre l’aminoacido triptofano e sono stati associati a un invecchiamento biologico accelerato.
È stato inoltre osservato che una maggiore degradazione del triptofano può portare all’accumulo di sottoprodotti tossici.
«Per confermare i dati ottenuti sono necessarie ulteriori ricerche per individuare le specie batteriche responsabili del catabolismo del triptofano e per capire se queste associazioni con l’invecchiamento biologico sono o meno causali».
Rispetto ai controlli, le persone con HIV sono risultate anche prive di Subdoligranulum, Erysipelotrichaceae e altri microbi intestinali noti per la produzione di metaboliti antinfiammatori, incluso l’acido grasso a catena corta (SCFA) butirrato, che contribuisce a rafforzare l’integrità della barriera intestinale.
Oltre agli SCFA, i ricercatori hanno identificato associazioni tra altri metaboliti microbici con proprietà antinfiammatorie e un ridotto tasso di invecchiamento.
Nelle persone con infezione cronica da HIV, le alterazioni del microbiota intestinale sono risultate associate a un aumento della permeabilità intestinale.
I ricercatori hanno inoltre scoperto che la traslocazione microbica dall’intestino è correlata con un invecchiamento biologico più rapido e con un aumento dei livelli di marcatori infiammatori.
Conclusioni
I risultati indicano dunque che specifiche firme batteriche sono associate a un’accelerazione dell’invecchiamento a livello sia sistemico sia intestinale. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per valutare le cause alla base di questo fenomeno.
«Sarà fondamentale sviluppare strategie per prevenire la disbiosi intestinale e la permeabilità intestinale e determinare in che modo questi approcci possano influenzare l’età biologica di un individuo» concludono gli autori dello studio.
