Tumore all’esofago: un batterio intestinale può favorire la resistenza all’immunoterapia

Il cancro esofageo è molto comune e rappresenta la sesta causa di morte per tumore. L’immunoterapia ha migliorato i trattamenti disponibili per questa neoplasia ma si è dimostrata efficace solo in una minoranza di pazienti. Di recente, uno studio pubblicato su Cell Host & Microbe ha dimostrato che il batterio intestinale Lactobacillus salivarius può ridurre l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti con cancro esofageo producendo una molecola che indebolisce la risposta immunitaria antitumorale dell’organismo.

Studi precedenti hanno suggerito che alcuni batteri intestinali possono aiutare o ostacolare le funzioni del sistema immunitario, alterando la risposta ai trattamenti immunoterapici.

Pertanto, i ricercatori guidati da Jianfeng Zhou della Sichuan University, in Cina, hanno valutato il possibile ruolo del microbiota intestinale nel determinare l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti con cancro esofageo. 

Immunità indebolita

Il team ha analizzato campioni di feci di decine di pazienti affettI da cancro esofageo, dai quali è emerso che i soggetti non responsivi all’immunoterapia presentavano livelli più elevati del batterio intestinale L. salivarius, mentre i pazienti responder avevano un microbiota intestinale più diversificato.

Per verificare se L. salivarius potesse causare resistenza al trattamento, i ricercatori hanno utilizzato un modello murino di tumore esofageo. Ai topi è stato trapiantato il microbiota di pazienti con questa neoplasia. Dai risultati ottenuti è emerso che il batterio L. salivarius era più abbondante nei topi che avevano ricevuto il microbiota di pazienti non-responder. 

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che in topi ai quali è stato somministrato L. salivarius e che sono poi stati trattati con immunoterapia, il trattamento è risultato meno efficace. 

I ricercatori hanno poi osservato che L. salivarius produce una molecola chiamata acido indol-3-lattico, che indebolisce le cellule immunitarie chiave che in genere attaccano i tumori. Alti livelli di acido indol-3-lattico sono stati riscontrati in persone e topi con scarsa risposta al trattamento.

Resistenza all’immunoterapia

I ricercatori hanno poi osservato nei topi che l’aggiunta di L. salivarius o acido indol-3-lattico era in grado di ridurre l’efficacia dell’immunoterapia, che è stata invece ripristinata dalla rimozione di acido indol-3-lattico. 

I ricercatori hanno inoltre scoperto che questa molecola attiva un recettore nelle cellule immunitarie che blocca una via di segnalazione necessaria affinché attacchino le cellule tumorali.

I risultati suggeriscono che L. salivarius e l’acido indol-3-lattico creano un ambiente in cui le cellule immunitarie diventano meno efficaci, causando resistenza all’immunoterapia.

«I risultati non solo migliorano la nostra comprensione della relazione tra microbiota intestinale e immunità antitumorale, ma suggeriscono anche che la modulazione microbica o le strategie di intervento metabolico potrebbero fornire in futuro opzioni di trattamento personalizzate per i pazienti affetti da cancro esofageo» concludono gli autori dello studio.

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