L’asse intestino-cervello permette al sistema digerente e al sistema nervoso di influenzarsi reciprocamente: i cambiamenti nel cervello possono alterare il microbiota intestinale e, viceversa, i cambiamenti nel microbiota intestinalei possono influenzare l’infiammazione, l’immunità e le funzioni cerebrali. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che ripetuti traumi cranici non commotivi nei giocatori di football americano potrebbero essere collegati a cambiamenti nel microbiota intestinale.
I risultati, pubblicati su PLOS One, suggeriscono dunque che ripetuti impatti alla testa, anche se lievi, possono avere effetti biologici.
Studi precedenti hanno collegato le commozioni cerebrali e i traumi cranici a cambiamenti del microbiota intestinale, ma non era ancora chiaro se impatti cranici anche di minore entità potessero avere lo stesso effetto.
Per rispondere a questa domanda, Zachary Pelland della Colgate University di Hamilton, negli Stati Uniti, e i suoi colleghi hanno monitorato per una stagione sei giocatori universitari di football americano.
Impatti alla testa
I ricercatori hanno combinato i dati dei sensori del casco sui traumi cranici non commotivi con 226 campioni di feci, il monitoraggio dell’attività fisica e questionari su sonno, stress e altri fattori relativi allo stile di vita.
In media, ogni giocatore ha subito 261 impatti alla testa durante la stagione. Il microbiota intestinale differiva da giocatore a giocatore: alcuni atleti presentavano comunità batteriche stabili nel tempo, mentre altri mostravano maggiori variazioni giornaliere.
Dopo gli impatti alla testa, la diversità del microbiota intestinale dei giocatori è risultata maggiore rispetto al valore basale sia dopo 48-72 ore sia dopo 72-96 ore. Tuttavia, è stato osservato che anche altri fattori, in particolare il tempo, l’attività fisica e le bevande energetiche pre-allenamento, sono associati a differenze del microbiota.
Ulteriori analisi hanno dimostrato che un carico d’impatto maggiore è associato a una diminuzione dei generi Prevotellaceae e Prevotella. Altri microbi, tra cui Coriobacteriales, Ruminococcus e Verrucomicrobiales, mostravano invece correlazioni più deboli con l’esposizione agli impatti.
I risultati forniscono dunque la prova che i traumi cranici non commotivi sono associati a cambiamenti nel microbiota intestinale e sottolineano l’importanza di un attento monitoraggio degli impatti alla testa, compresi quelli che non generano sintomi clinici.
Tuttavia, dal momento che l’analisi ha incluso solo sei giocatori, non ha previsto un gruppo di controllo e si è basata in parte su dati auto-riferiti sullo stile di vita, sarà necessario confermare i risultati ottenuti con ulteriori studi.
