Mangiare insetti migliora il microbiota intestinale, lo rivela uno studio USA

21 Gennaio 2019 / di Silvia Radrezza


  • Stato dell’arte
    Alcuni insetti rientrano da tempo nella dieta di certe popolazioni e sono considerati un’ottima fonte di nutrienti, proteine in particolare. Tuttavia, gli effetti sul microbiota intestinale sono ancora da indagare.
  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Lo studio pilota valuta l’impatto del consumo di grilli liofilizzati (Gryllodes sigillatus) sulla composizione del microbiota intestinale, oltre che la sua tolleranza e sicurezza.
  • Conclusioni
    Includere i grilli nell’alimentazione umana potrebbe favorire la salute intestinale e ridurre l’infiammazione sistemica. Ulteriori ricerche sono tuttavia necessarie al fine di approfondire gli effetti e i meccanismi di base.


Di questi tempi le convinzioni e le abitudini alimentari sono tra le più svariate. Gli insetti, in particolare, sebbene in occidente siano considerati ancora un tabù, rientrano nella dieta di alcune popolazioni già da molto tempo.

Rappresentano un’ottima fonte di nutrienti, proteine in particolare, ma quali sono i loro effetti a livello di microbioma intestinale? Hanno cercato di rispondere a questa domanda Valerie J. Stull e i colleghi dell’University of Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti, con il primo studio pilota in doppio-cieco condotto su 20 volontari sani.

La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha valutato l’impatto del consumo quotidiano di grilli liofilizzati (Gryllodes sigillatus, 25gr/die) per 14 giorni consecutivi sulla composizione del microbiota intestinale vs un pari periodo di dieta “normale”.  Essendo “controlli di loro stessi” (cross-over), i volontari hanno sperimentato entrambi i regimi dietetici. Tra un piano alimentare e l’altro sono stati sottoposti a un periodo di wash-out (14 giorni). È stato inoltre indagato il profilo di tolleranza e sicurezza. Per fare ciò, ai campioni ematici e fecali sono stati affiancati questionari sulla qualità della vita.

Cambiamenti nel microbiota

Confrontando la composizione batterica durante i due momenti di studio:

  • a livello di phyla non sono state registrate differenze significative; Bacteroidetes e Firmicutes rappresentano circa il 90% dei phyla presenti
  • ricchezza di OTUs e alpha-diversity sono risultati paragonabili
  • la diversità inter-individuale è maggiore di quella inter-trattamento. A prescindere dalla dieta, infatti, i campioni di un singolo individuo si sono dimostrati più simili tra loro rispetto a quelli degli altri nello stesso regime alimentare
  • differenze significative si sono riscontrate invece a livello di specie. Nel dettaglio:
    • cinque taxa del phylum Actinobacteria hanno mostrato incremento con il consumo di grilli (B. animalis ha registrato un aumento pari a 5.7 volte)
    • di contro, L. reuteri e altri due batteri producenti acido lattico hanno presentato un decremento di 3-4 volte rispetto al controllo. Si è osservato un andamento analogo anche per batteri del genere Acidaminococcus

Passando poi ad analizzare le funzionalità metaboliche, si è visto che, durante il periodo di intervento:

  • sono diminuiti i livelli fecali di acetato e propionato
  • i livelli di butirrato, acidi biliari e trigliceridi sono rimasti comparabili al periodo di controllo

Sicurezza e tolleranza

Il profilo di sicurezza e tolleranza è stato esaminato sia dal punto di vista oggettivo con esami di laboratorio sia da quello soggettivo con questionari compilati dai soggetti inclusi.

  • le analisi ematiche non hanno evidenziato alterazioni significative in seguito al consumo di grilli
  • la funzionalità gastrica è risultata nella norma e non variata rispetto al baseline
  • nessun evento avverso è stato riportato durante lo studio, nemmeno dopo l’intervento
  • dal punto di vista immunitario, non è stato registrato nel complesso alcun cambiamento nei livelli di IgA fecali. Di contro, il consumo di grilli ha diminuito i valori di TNF-alpha

In conclusione, dunque, sembrerebbe che l’introduzione degli insetti edibili, grilli in questo caso, nella nostra alimentazione sia ben tollerata e sicura, anzi positiva, per il microbiota intestinale. Trattandosi però di uno studio pilota, sono necessari ulteriori approfondimenti al fine di scoprirne gli effetti su più ampia scala, nonché i meccanismi che ne stanno alla base.

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