Stato dell’arte
La diverticolite acuta non complicata è una problematica in aumento e, nonostante i rischi associati, viene trattata principalmente con antibiotici.
Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di valutare gli eventuali vantaggi di co-somministrare agli antibiotici un mix di probiotici selezionati (Bifidobacterium lactis LA 304, Lactobacillus salivarius LA 302, Lactobacillus acidophilus LA 201- Lactibiane IKI / Biocure gruppo PiLeJe) nella riduzione della sintomatologia dolorosa, dell’infiammazione e del tempo di ospedalizzazione.
Conclusioni
Rispetto al gruppo in sola terapia antibiotica, quello supplementato con i suddetti probiotici ha mostrato un significativo miglioramento dei sintomi e dei parametri infiammatori oltre che una diminuzione dei giorni di ospedalizzazione supportandone perciò un prossimo uso in clinica dopo i necessari approfondimenti.
In caso di diverticolite acuta, l’utilizzo concomitante di probiotici selezionati (Bifidobacterium lactis LA 304, Lactobacillus salivarius LA 302, Lactobacillus acidophilus LA 201) in aggiunta alla terapia antibiotica standard sembra agevolarne la guarigione, come dimostrato dal significativo miglioramento del dolore e del processo infiammatorio di base rispetto ai soli antibiotici riducendo inoltre i giorni di ospedalizzazione.
È quando dimostra lo studio tutto italiano della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – IRCCS di Roma (Medicina d’urgenza), di recente pubblicazione su European Review for Medical and Pharmological Sciences.
Diverticolite acuta non complicata e microbiota intestinale
La diverticolite acuta “semplice” è un disturbo che interessa un crescente numero di persone. È caratterizzata dall’infiammazione dei diverticoli ossia estroflessioni che si trovano nella parete del canale digerente, del colon in particolare.
La terapia standard prevede la somministrazione di antibiotici quali ciprofloxacina o metronidazolo, il digiuno e un abbondante apporto di liquidi.
Considerando però le possibili conseguenze correlate all’uso di antibiotici (disbiosi, antibiotico-resistenza, ecc.) sono sempre più ricercate strategie alternative per la sua gestione. Risultati incoraggianti sono infatti stati dimostrati in altri studi dal supplemento con Lactobacillus spp.
Partendo da questi presupposti e dalla già dimostrata attività anti-infiammatoria e analgesica di alcuni probiotici, i ricercatori italiani hanno dunque valutato gli eventuali vantaggi di una co-somministrazione dei ceppi Bifidobacterium lactis LA 304, Lactobacillus salivarius LA 302, Lactobacillus acidophilus LA 201 alla terapia antibiotica standard su 42 soggetti con diverticolite acuta.
Un gruppo in sola terapia antibiotica è stato considerato come controllo (n=42). Tra gli aspetti esaminati, il livello di dolore addominale (scala VAS), di infiammazione (proteina C reattiva) e i giorni di ospedalizzazione. Ecco cosa è emerso.
I risultati dello studio
Confrontando il dolore addominale a diversi giorni si è visto che il “gruppo probiotico”:
- all’inizio dello studio (giorno 1), ha registrato un punteggio VAS simile alla controparte (7.9 vs 8.0)
- al giorno 3 ha mostrato una riduzione più marcata del dolore (3.84 vs 5.21), divario accentuato al giorno 5, 7 e 10 con valori rispettivamente di 1.6 vs 3.15, 0.64 vs 1.9 e 0.1 vs 0.8
- una riduzione complessiva del dolore pari al 99% (7.8 punti) rispetto al 90% del gruppo controllo (90%, 7.2 punti)
Considerando invece il livello infiammatorio e i giorni di ospedalizzazione:
- a inizio dello studio i livelli di proteina C-reattiva erano simili tra i due gruppi (76.44 mg/dl nel gruppo probiotico, 67.90 mg/dl della controparte)
- a 72 ore il gruppo in supplemento probiotico ha mostrato livelli di proteina C-reattiva pari a 27.46 mg/dl vs 46.16 mg/dl del gruppo controllo con una riduzione dell’infiammazione quindi del 64% nel primo caso, del 32% nel secondo a parità di tempo
- 3.7 giorni è la durata media di ospedalizzazione del gruppo probiotico, 4.2 di quello controllo
Oltre la diverticolite
Tutti questi risultati sono statisticamente significativi. Significativi e trasferibili ad altre condizioni cliniche correlabili quali diverticolosi o IBD?
Risponde la Dott.ssa Veronica Ojetti, coordinatrice dello studio. «Un supplemento probiotico mirato potrebbe beneficiare anche in caso di diverticolosi, stadio antecedente la diverticolite vera e propria, prevenendo l’instaurarsi del processo infiammatorio tipico della diverticolite acuta non complicata, oggetto di questo lavoro. Questa vuole tuttavia essere solo un’ipotesi non essendo supportata da alcuna evidenza».
«Nel caso invece di IBD» continua «la sola somministrazione probiotica non basta considerando la eziologia con base autoimmune. Un supplemento di ceppi ad azione anti-infiammatoria ha comunque dimostrato benefici negli attacchi acuti. Analogo può essere l’utilizzo di probiotici in situazioni di appendiciti lievi co-somministrandoli a terapia antibiotica».
«Tornando invece alla diverticolite acuta non complicata» conclude «le linee guida 2016/2017 per la sua gestione clinica sembrerebbero aver abbandonato l’utilizzo degli antibiotici data la crescente problematica legata all’antibiotico-resistenza supportando di contro quello probiotico con ceppi ad azione antinfiammatoria».
Gestire correttamente la terapia
Fondamentale per la loro efficacia è tuttavia una corretta gestione della terapia. A tal proposito, il Prof. Francesco Franceschi, co-autore di questo studio e direttore della UOC Medicina D’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, afferma: «Sulla base della nostra pratica clinica, il paziente con diverticolite acuta non complicata, una volta dimesso, prosegue la terapia probiotica per almeno tre settimane. Inoltre, nell’ottica di ridurre le recidive, continuare con cicli di probiotici anche dopo la remissione dell’attacco acuto potrebbe, ipoteticamente, avere una certa efficacia. Questa opzione però, nonostante sia basata su un razionale teorico fornito dai dati di questo studio, non è stata ancora testata».
«Interessante sarebbe infatti valutare i benefici del mix probiotico nel lungo termine seguendo i pazienti nel tempo» prosegue. «È importante tuttavia considerare come l’effetto di un probiotico sia strettamente ceppo-dipendente. In questo studio ad esempio, B. lactis, L. salivarius e L. acidophilus sono stati selezionati per la loro dimostrata azione anti-infiammatoria e analgesica. Altri ceppi potrebbero aver dato risultati negativi o nessun risultato sul miglioramento dei sintomi. Sarebbe infatti più corretto parlare di batterioterapia mirata per sottolineare la specificità d’azione di ogni singolo ceppo, piuttosto che di terapia probiotica in generale».
Infine, cosa possiamo aggiungere dal punto di vista economico-sanitario? «Considerando la significativa riduzione dei tempi di ospedalizzazione rispetto alla sola terapia antibiotica, il supplemento con questi probiotici potrebbe tradursi in una riduzione dei costi sanitari, ulteriormente ridotti se tale strategia si dimostrasse efficace anche nel lungo termine» conclude Franceschi.
Contenuto realizzato con il contributo incondizionato di Biocure gruppo PiLeJe
