Il microbioma cutaneo, dalla prima infanzia all’età adulta

Pubblicato su Experimental & Molecular Medicine, un recente studio condotto presso il Yonsei University College of Medicine, in Corea del Sud, esplora le interazioni tra il microbiota cutaneo e il sistema immunitario dell’ospite, evidenziando il ruolo cruciale dei microrganismi commensali nella salute della pelle, fin dall’infanzia. La ricerca, finanziata dalla National Research Foundation of Korea e coordinata da Ji-Hwan Ryu, offre nuove prospettive per comprendere la fisiologia cutanea e sviluppare strategie innovative per il trattamento delle malattie della pelle.

Microbiota cutaneo e interazione con l’ospite

Il microbiota cutaneo è composto da una vasta gamma di microrganismi, tra cui batteri, funghi, virus e archea, che interagiscono con la pelle attraverso meccanismi fisici, chimici e immunologici. Questi microrganismi non solo contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi cutanea, ma influenzano anche la funzione di barriera della pelle e la risposta immunitaria. Ad esempio, Staphylococcus epidermidis favorisce la riparazione delle ferite e rafforza la barriera cutanea, mentre Cutibacterium acnes stimola la produzione di lipidi epidermici, e rinforza la  funzione di barriera. Tuttavia, il microbiota cutaneo può diventare disfunzionale in caso di alterazioni della barriera epidermica o squilibri immunitari, portando a condizioni patologiche, come dermatite atopica, psoriasi e acne.

Come il microbiota infantile influenza la salute della pelle

Lo studio sottolineacome siano ormai numerose le evidenze che dimostrano che l’esposizione ai microbi commensali nelle prime fasi della vita influisca sull’organismo per tutta la durata della vita. Infatti, la colonizzazione microbica precoce ha un impatto duraturo sul sistema immunitario cutaneo dell’ospite. Nei topi, ad esempio, batteri come Staphylococcus epidermidis e Staphylococcus lentus influenzano lo sviluppo delle cellule T regolatorie (Treg) e delle cellule linfoidi innate (ILC2), contribuendo alla tolleranza immunitaria e alla regolazione dell’infiammazione cutanea. Inoltre, la ricerca mostra che la disfunzione di geni epidermici, come il gene della filaggrina e ADAM17, alteri la composizione del microbiota cutaneo e favorisca l’infiammazione. Nei modelli murini, la carenza di filaggrina è associata a un aumento di Staphylococcus aureus, un batterio che prolifera in condizioni di barriera cutanea compromessa e che è strettamente legato alla dermatite atopica.

Un altro aspetto rilevante è il ruolo del microbiota nella modulazione delle risposte immunitarie. I microrganismi commensali stimolano la produzione di citochine e metaboliti che influenzano la funzione delle cellule immunitarie, come i mastociti e le cellule dendritiche. Ad esempio, S. epidermidis promuove la maturazione dei mastociti e la riparazione dei tessuti, mentre Malassezia inibisce la formazione di biofilm da parte di S. aureus, dimostrando un effetto protettivo.

Patologie correlate al microbiota cutaneo

Lo studio, inoltre, analizza il ruolo del microbiota cutaneo in diverse patologie infiammatorie della pelle, tra cui dermatite atopica, psoriasi e acne vulgaris. La dermatite atopica, che colpisce circa il 20% dei bambini e il 10% degli adulti, è caratterizzata da una disfunzione della barriera epidermica e da una proliferazione di Staphylococcus aureus. Questo batterio, favorito da un pH cutaneo elevato e da una ridotta espressione di peptidi antimicrobici, contribuisce all’infiammazione e alla gravità della malattia. Riguardo l’esposizione precoce, quella a S. aureus nei neonati sembra ridurre il rischio di sviluppare dermatite atopica, suggerendo un possibile effetto protettivo.

Anche la psoriasi, malattia autoimmune cronica che interessa l’1-3% della popolazione mondiale, è associata a un’alterazione del microbiota cutaneo, con un aumento di Corynebacterium simulans e Malassezia restricta e una riduzione di Cutibacterium acnes. Nei modelli murini, il microbiota cutaneo influenza l’asse IL-23–IL-17, che è centrale nella patogenesi della psoriasi. Alcuni microrganismi, come Staphylococcus warneri, aggravano la malattia, mentre altri, come Staphylococcus cohnii, hanno un effetto protettivo.

Infine, l’acne vulgaris, una condizione infiammatoria del follicolo pilifero, è legata a una ridotta diversità microbica e a una disbiosi di Cutibacterium acnes. Sebbene questo batterio non sia necessariamente più abbondante nei pazienti con acne rispetto ai soggetti sani, la sua interazione con altri microrganismi, come Staphylococcus epidermidis, può influenzare la progressione della malattia. Questi risultati mettono ben in luce il ruolo cruciale del microbiota cutaneo nella regolazione delle risposte immunitarie e nella patogenesi delle malattie della pelle.

Conclusioni e prospettive future

Questo studio sottolinea l’importanza del microbiota cutaneo nella salute e nella malattia, evidenziando il suo ruolo nella regolazione dell’omeostasi e delle risposte immunitarie. Le scoperte aprono nuove strade per lo sviluppo di terapie mirate, come la modulazione del microbiota per trattare condizioni infiammatorie croniche. Inoltre, la ricerca suggerisce che l’esposizione precoce a microrganismi commensali potrebbe avere un impatto positivo sulla prevenzione di malattie cutanee come la dermatite atopica. Studi futuri potrebbero approfondire le interazioni tra microbiota, epigenetica e sistema immunitario, fornendo ulteriori strumenti per migliorare la salute della pelle.

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