Gli ambienti che condividiamo con gli altri possono influenzare la composizione del microbiota cutaneo, con potenziali effetti sulla salute. Una nuova ricerca rivela che il contatto regolare in spazi condivisi aumenta la somiglianza dei microbi della pelle, mentre i microbi orali sono più stabili e largamente influenzati da fattori come stile di vita, dieta ed età.
I risultati, pubblicati su Scientific Reports, rivelano dunque come l’ambiente e i fattori sociali modellano il microbiota umano.
Precedenti studi hanno dimostrato che gli ambienti interni condivisi possono influenzare le comunità microbiche presenti sulla pelle. Tuttavia, non è ancora chiaro in che modo la condivisione regolare degli spazi modifichi la diversità e la similarità microbica, se questi effetti differiscano tra le diverse parti del corpo e in che modo ambienti specifici influenzino il microbiota.
Per rispondere a queste domande, i ricercatori guidati da Han Lee della Eulji University, in Corea, hanno raccolto campioni microbici dalle dita e dalla cavità orale di 96 persone che condividevano ambienti diversi, tra cui asili nido, uffici, moschee e università. Gli spazi sono stati distinti tra spazi condivisi con frequenza regolare o irregolare.
Microbi condivisi
I ricercatori hanno scoperto che i microbi della pelle sono influenzati dalla frequenza e dalla regolarità con cui gli spazi vengono condivisi. Per esempio, le persone che condividono regolarmente spazi come asili nido e uffici presentavano microbioti cutanei più simili, il che suggerisce che il contatto frequente favorisce lo scambio microbico. Al contrario, spazi condivisi in modo irregolare, come le aree ricreative, comportano una minore somiglianza microbica.
A differenza del microbiota cutaneo, il microbiota orale è risultato influenzato in misura minore dagli spazi condivisi e in misura maggiore dallo stile di vita, dalla dieta e da altri fattori come l’età e le pratiche culturali. Ad esempio, i frequentatori delle moschee presentavano comunità microbiche orali distinte, influenzate dalle regole alimentari religiose, incluso il cibo halal, mentre gli studenti universitari presentavano una grande abbondanza di batteri legati al consumo di alcol.
Questi risultati suggeriscono che, mentre l’esposizione ambientale modella il microbiota cutaneo, quello orale è più stabile e influenzato da fattori che hanno un impatto a lungo termine.
Implicazioni per la salute
La pelle può trasportare sia microrganismi benefici che patogeni dannosi: comprendere come le interazioni regolari alterino la diversità microbica potrebbe quindi influenzare le pratiche igieniche e le strategie di salute pubblica.
«Queste intuizioni sottolineano la duplice importanza da una parte di mantenere l’igiene per prevenire la trasmissione di patogeni e dall’altra di preservare la diversità microbica attraverso un’esposizione ambientale controllata», affermano i ricercatori. I risultati suggeriscono inoltre che il microbiota orale potrebbe fungere da marcatore per abitudini e pratiche culturali specifiche.
«Sebbene siano necessari ulteriori studi per esplorare come gli spazi condivisi influenzino lo scambio microbico, questo studio fornisce dati fondamentali per la tutela della salute pubblica e del benessere personale, fornendo informazioni sulla trasmissione di malattie negli ambienti condivisi» concludono i ricercatori.