Malattia di Crohn: metabolita prodotto da F. prausnitzii aumenta efficacia di ustekinumab

I recenti progressi nella ricerca sul trattamento delle malattie infiammatorie intestinali hanno consentito l’introduzione nella pratica clinica di nuove e promettenti terapie, ma quasi la metà dei pazienti non risponde ancora al trattamento. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che una molecola prodotta da specifici microbi intestinali, modulando la risposta immunitaria, potenzia l’efficacia di un nuovo trattamento per il morbo di Crohn.

Lo studio, pubblicato su Cell Metabolism, potrebbe aprire la strada ad approcci personalizzati per trattare questa condizione. «I risultati suggeriscono che prendere di mira specifici pathway metabolici microbio-ospite potrebbe migliorare l’efficacia dei trattamenti delle malattie infiammatorie intestinali» affermano gli autori.

Anticorpi monoclonali per le IBD

Le nuove terapie per le malattie infiammatorie intestinali includono infliximab e ustekinumab, che hanno come bersaglio le citochine infiammatorie. Ustekinumab, approvato per il morbo di Crohn in diversi Paesi, ha mostrato risultati promettenti, ma il farmaco non è efficace o perde la sua efficacia nel tempo in circa il 40% dei pazienti.

Ricerche precedenti suggeriscono che i microbi intestinali, attraverso i loro metaboliti, svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali e nella risposta al trattamento. I ricercatori guidati da Zhenyu Wang della Shanghai Jiao Tong University in Cina hanno quindi analizzato campioni di feci e campioni di mucosa intestinale di pazienti con malattia di Crohn sottoposti a trattamento con ustekinumab.

Efficacia del trattamento

Su 85 pazienti con malattia di Crohn che hanno ricevuto ustekinumab, circa la metà ha raggiunto la remissione clinica dopo 52 settimane.

I pazienti in remissione hanno mostrato profili microbici distinti, maggiore diversità microbica e livelli aumentati di alcuni metaboliti benefici, tra cui L-ornitina, che sono risultati correlati a livelli marcatori di infiammazione più bassi. I ricercatori hanno inoltre scoperto che i pazienti con malattia attiva avevano una maggiore abbondanza di specie batteriche dannose e livelli aumentati di lipidi.

Ulteriori analisi hanno suggerito che alcuni microbi intestinali, come Faecalibacterium prausnitzii, producono L-ornitina e altri metaboliti che potrebbero aumentare l’efficacia di ustekinumab.

Applicazioni cliniche

In vari modelli murini di colite, la L-ornitina ha migliorato gli effetti antinfiammatori di ustekinumab inibendo l’attivazione delle cellule immunitarie che svolgono un ruolo chiave nell’infiammazione. Inoltre, dai dati ottenuti è emerso che la somministrazione di L-ornitina ai pazienti con malattia di Crohn trattati con ustekinumab ha migliorato i risultati clinici, riducendo l’attività della malattia e l’infiammazione.

I risultati ottenuti suggeriscono dunque che i batteri probiotici che producono L-ornitina possono migliorare la risposta al trattamento con ustekinumab nei pazienti affetti dal morbo di Crohn. 

«Il nostro studio evidenzia il potenziale della L-ornitina come terapia aggiuntiva per le malattie infiammatorie intestinali, fornendo dati importanti per future applicazioni cliniche» concludono i ricercatori.

Questo contenuto è riservato agli iscritti a Microbioma.it.

Registrati per accedere agli approfondimenti e ricevere notizie e aggiornamenti scientifici sul mondo del microbiota e dei probiotici.

Oppure effettua il login
Non sei un professionista della salute?
Scopri il nuovo portale divulgativo sul benessere del microbiota
Ti consigliamo anche
Oppure effettua il login