Prediabete: il microbiota intestinale può prevedere chi risponde alle fibre

Il prediabete è una condizione comune che colpisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e, se non trattato, spesso porta alla comparsa di diabete di tipo 2 e delle sue complicanze, come malattie cardiache e renali. Di recente un gruppo di ricercatori ha scoperto che la composizione del microbiota intestinale può aiutare a individuare i soggetti con prediabete che potrebbero trarre beneficio da cambiamenti dietetici come un aumento dell’assunzione di fibre.

I risultati, pubblicati su Nature Communications, suggeriscono dunque che conoscere il profilo del microbiota di ogni individuo potrebbe contribuire a supportare interventi dietetici personalizzati.

I cambiamenti dello stile di vita, come la dieta e l’esercizio fisico, possono aiutare le persone con prediabete, ma la risposta individuale varia in base alle differenze genetiche e alla composizione del microbiota intestinale, che svolge un ruolo chiave nel migliorare l’attività dell’insulina intervenendo nella scomposizione delle fibre alimentari. Tuttavia, non è ancora chiaro se le caratteristiche microbiche possano aiutare a predire la risposta individuale a dieta ed esercizio fisico.

Per rispondere a questa domanda, ricercatori guidati da Delei Song della Shanghai Jiao Tong University, in Cina, hanno reclutato oltre 800 persone con prediabete per indagare se e come gli integratori di fibre alimentari possano contribuire a migliorare il controllo della glicemia.

Sottogruppi di prediabete

I partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo casuale a ricevere le cure standard con o senza l’aggiunta di integratori di fibre. L’analisi di diversi parametri, tra cui età, peso e glicemia ha permesso di identificare quattro sottogruppi di pazienti con prediabete, ognuno con profili di salute distinti, caratterizzati per esempio da differenze nella produzione di insulina, nella salute cardiovascolare ed epatica e nell’anamnesi familiare di diabete. Questi sottogruppi hanno mostrato anche differenze nel microbiota intestinale e nei metaboliti ematici, con alcuni soggetti che presentavano un microbiota intestinale meno diversificato.

Solo due di questi sottogruppi hanno tratto beneficio dall’integrazione con fibre alimentari: questo miglioramento dipendeva dall’impatto delle fibre sui microbi intestinali.

Medicina personalizzata

I ricercatori hanno quindi messo a punto un modello di machine learning, che ha messo in luce la possibilità di utilizzare le caratteristiche microbiche intestinali di base per prevedere la risposta individuale all’integrazione di fibre.

In seguito, i ricercatori hanno testato questo approccio in due gruppi indipendenti di persone con diabete di tipo 2, dimostrandone la capacità di prevedere possibili benefici sia a breve che a lungo termine.

«Il nostro studio suggerisce che la risposta del microbiota intestinale influenza l’efficacia dell’integrazione con fibre alimentari e fornisce un modello clinicamente applicabile per guidare la medicina personalizzata mirata al microbioma per il prediabete», affermano gli autori.

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