La salute della donna passa (anche) dal microbiota vaginale, ossia l’insieme dei microorganismi che popolano l’ambiente vaginale. Da preservare attentamente per evitare lo sviluppo o l’aggravamento di disturbi o patologie.
Nonostante i batteri la facciano “da padroni”, a formare il microbiota cooperano anche virus, funghi, protozoi e archeae, differenti per specie ed espressione in base alla zona del corpo.
Focalizzandosi sull’ambiente vaginale, sappiamo ormai per certo che i ceppi appartenenti a Lactobacillus spp. sono quelli dominanti in condizioni fisiologiche e fondamentali per il mantenimento della salute del tratto.
Grazie alla loro capacità di produrre acido lattico, perossido di idrogeno e composti antimicrobici creano infatti un ambiente sfavorevole alla proliferazione di patogeni esogeni o commensali (patobionti) proteggendoci da infezioni batteriche (vaginosi o vaginite ad esempio) o da altri microorganismi.
Tra questi, Candida albicans, fungo che normalmente presente a basse concentrazioni nel tratto gastrointestinale e vaginale, rappresenta tuttavia una delle principali cause di infezione con conseguenze locali e sistemiche anche gravi.
L’85-90% dei casi di candidiasi vulvovaginale, o semplicemente “candida”, è da ricondurre proprio a Candida Albicans. Seguono con minore incidenza, specie non-Albicans come C. glabrata, C. krusei, C. parapsilosis e C. tropicalis (1).
La candida Albicans presenta caratteristiche che la rendono particolarmente insidiosa: ottima aderenza su diversi tipi di cellule epiteliali (orali, vaginali e intestinali), formazione di biofilm e trasformazioni morfologiche sono le sue armi vincenti (2), e, di conseguenza, i principali target per contrastare lo sviluppo e l’aggravarsi dell’infezione. Recenti studi evidenziano una correlazione tra aumentato rapporto Candida/Saccharomyces anche nelle patologie infiammatorie intestinali.(3)
Il problema dell’antimicotico resistenza
Inoltre C. Albicans sta mostrando sempre maggiori resistenze alle terapie antimicotiche in uso supportando la necessità di nuove soluzioni.
In un’epoca sanitaria messa sempre più alla prova dalla resistenza ad antibiotici (per i batteri) o ai comuni trattamenti antivirali o antimicotici (come nel caso della candida), l’aiuto dei batteri “buoni” è sempre più ricercato e prezioso.
Si parla quindi di probiotici ossia “microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite” (4).
Risultati promettenti in caso di candida sono stati dimostrati dal ceppo Saccharomyces boulardii. Conosciamolo meglio.
Saccharomyces boulardii è un lievito non patogeno, ampiamente utilizzato nella prevenzione e trattamento di molteplici disturbi intestinali (diarrea in primis) con attività protettiva anche nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, contrastando quindi la propagazione delle infezioni.
Numerosi studi hanno inoltre dimostrato un suo coinvolgimento nella risposta immunitaria dell’ospite e nella stimolazione di immunoglobuline A.
Lievito contro lievito
L’attività di S. boulardii contro i patogeni enterici si basa su diversi meccanismi: competizione per nutrienti, inibizione della loro adesione, degradazione di tossine batteriche e dei loro recettori sulle cellule dell’ospite, stimolazione dell’attività enzimatica e della mucosa intestinale mediante la secrezione di fattori trofici e poliammine, modulazione della risposta immunitaria e dell’espressione di geni pro-infiammatori.
La traslocazione ano-genitale oltre che il passaggio di C. albicans attraverso la mucosa gastrointestinale nel torrente circolatorio sono alla base della candidiasi. Ridurne la crescita intestinale potrebbe quindi prevenire le infezioni fino all’invasione sistemica (5).
La somministrazione orale di S. boulardii (ceppo vivo e suoi estratti) ha infatti mostrato di ostacolare la proliferazione del patogeno agendo in particolare sulla sua adesione e il conseguente biofilm protettivo (6).
La capacità di inibirne la crescita sembrerebbe essere dovuta principalmente alla produzione di acido caprico che agisce nei confronti dei filamenti necessari per l’ancoraggio alla parete epiteliale (7).
Effetto positivo, inoltre, nella riduzione dello stato di infiammazione indotto durante la proliferazione oltre che nell’inibizione della traslocazione extra-intestinale.
In presenza di S. boulardii, infatti, l’espressione di citochine pro-infiammatorie indotte da C. Albicans quali IL-1b, IL-6 e IL-8 hanno mostrato una significativa riduzione in vitro e vivo. Il probiotico ha inoltre dato evidenza di ostacolare il trasferimento del patogeno ai linfonodi mesenterici (2).
Conclusioni
S. boulardii può risultare quindi utile non solo nelle problematiche intestinali per le quali è correntemente utilizzato, ma anche in quelle ginecologiche, in caso di candida nello specifico contenendone lo sviluppo e diffusione.
Considerando quindi la generale necessità di implementare alternative terapeutiche valide e sicure per la crescente resistenza di C. albicans ai comuni approcci farmacologici, S. boulardii rappresenta quindi una promettente opzione.
Riferimenti
- Martin Lopez, Juliana Ester. “Candidiasis (vulvovaginal).” BMJ clinical evidence vol. 2015 0815. 16 Mar. 2015
- Murzyn, A., Krasowska, A., Augustyniak, D., Majkowska‐Skrobek, G., Łukaszewicz, M. and Dziadkowiec, D. (2010), The effect of Saccharomyces boulardii on Candida albicans‐infected human intestinal cell lines Caco‐2 and Intestin 407. FEMS Microbiology Letters, 310: 17-23. https://doi.org/10.1111/j.1574-6968.2010.02037.x
- Sokol A. et al., Fungal microbiota dysbiosis in IBD. Gut 2017;66:1039–1048. doi:10.1136/gutjnl-2015-310746
- Food and Agriculture Organization and World Health Organization Expert Consultation. Evaluation of health and nutritional properties of powder milk and live lactic acid bacteria. Córdoba, Argentina: Food and Agriculture Organization of the United Nations and World Health Organization; 2001 https://www.who.int/foodsafety/fs_management/en/probiotic_guidelines.pdf
- Samir Jawhara, Daniel Poulain, Saccharomyces boulardii decreases inflammation and intestinal colonization by Candida albicans in a mouse model of chemically-induced colitis, Medical Mycology, Volume 45, Issue 8, December 2007, Pages 691–700, https://doi.org/10.1080/13693780701523013
- Krasowska A, Murzyn A, Dyjankiewicz A, Łukaszewicz M, Dziadkowiec D. The antagonistic effect of Saccharomyces boulardii on Candida albicans filamentation, adhesion and biofilm formation. FEMS Yeast Res. 2009 Dec;9(8):1312-21. doi: 10.1111/j.1567-1364.2009.00559.x
- Murzyn A, Krasowska A, Stefanowicz P, Dziadkowiec D, Łukaszewicz M (2010) Capric Acid Secreted by S. boulardii Inhibits C. albicans Filamentous Growth, Adhesion and Biofilm Formation. PLoS ONE 5(8): e12050. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0012050
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