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Carne cruda per i cani: come cambia il microbiota intestinale e quali sono i rischi correlati

Dieta a base di carne cruda per i cani: quali sono i rischi? Uno studio di recente pubblicazione su PLoS One li analizza: ecco cosa emerge.
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Carne cruda per i cani: come cambia il microbiota intestinale e quali sono i rischi correlati

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Stato dell'arte
L’adozione di un’alimentazione a base di carne cruda è in aumento tra i proprietari di cani, senza tuttavia che vengano considerati i possibili rischi per la loro e la nostra salute.
Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato valutare le motivazioni che spingono i proprietari di cani in Brasile ad adottare tale dieta per i loro cani, oltre che valutare il profilo microbico fecale degli animali per evidenziare la presenza di eventuali patogeni.
Conclusioni
La maggior parte dei proprietari adotta questa dieta perché considerata più naturale, senza però essere consapevole dell’aumento di circa 30 volte del rischio di infezione da Salmonella spp., potenzialmente trasmissibile all’uomo.

In questo articolo

Molti proprietari di cani stanno adottando per i loro animali una dieta a base di carne cruda in quanto la considerano più naturale. I rischi associati a questa dieta, per la salute sia dei cani sia dei loro padroni, sono però spesso ignorati. Rispetto alle diete convenzionali il rischio di contrarre per esempio l’infezione da Salmonella spp. è 30 volte maggiore.

È quanto conclude lo studio di Flavia Mello Viegas e colleghi della Preventive Veterinary Medicine Federal University of Minas Gerais (in Brasile) di recente pubblicazione su PLoS One.

Lo studio su carne cruda e rischio infettivo

La ricerca della naturalità è un concetto sempre più diffuso e spesso applicato anche all’alimentazione degli animali da compagnia. La scelta di carni crude per i cani e gatti è infatti in aumento perché considerata, appunto, più naturale rispetto alle alternative commerciali. I principali enti di sicurezza sanitaria, come i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il World Small Animal Veterinary Association (WSAVA), l’US Food & Drug Administration (FDA), scoraggiano però questa opzione perché, a dispetto di quanto si possa pensare, è tutt’altro che priva di rischi.

I ricercatori, concentrandosi sulla situazione brasiliana, hanno dunque approfondito la percezione di 412 proprietari di cani sulla tematica mediante un questionario online e hanno analizzato gli effettivi cambiamenti della comunità batterica intestinale di 46 esemplari alimentati con carne cruda rispetto a 192 nutriti con dieta standard. Di seguito i principali risultati.

Dei 412 proprietari di cani che hanno partecipato all’indagine:

  • 246 (59,7%) hanno dichiarato di alimentare i loro animali con dieta standard, 166 (40,3%) con quella a base di carne cruda
  • tra coloro che hanno scelto la carne cruda, 107 (64,5%) hanno adottato questo regime da meno di un anno, mentre il 37% del gruppo che alimenta i propri cani con dieta standard ha dichiarato l’intenzione di passare alla carne cruda in un prossimo futuro
  • il 69,3% ha dichiarato di aver scelto la dieta con carne cruda perché “più naturale”
  • l’87,9% pensa che non ci siano rischi associati al consumo di carne cruda, nonostante il 31,9% abbia riportato problemi di salute soprattutto durante il primo periodo.

I rischi per la salute sembrerebbero però esserci, sia per gli animali sia per i loro proprietari, dovuti principalmente a Salmonella spp., uno dei veicoli di zoonosi più diffuso. Infatti:

  • il 15,2% (7/46) degli esemplari in dieta con carne cruda è risultato positivo a Salmonella enterica (Typhimurium, S. Heidelberg, e S. Saintpaul) rispetto allo 0,5% (1/192) della controparte in dieta standard. Per i cani, il rischio di infezione da Salmonella (e di conseguente salmonellosi per l’uomo) è quindi circa 30 volte maggiore con il consumo di carne cruda
  • il 28,5% dei positivi hanno presentato diarrea
  • la maggior parte degli isolati da Salmonella spp. (7/8 = 87,5%) è risultato resistente almeno a una delle sette classi antibiotiche testate (amoxicillina/acido clavulanico; enrofloxacina; metronidazolo; oxitetraciclina; streptomicina; trimetoprim/sulfametoxazolo).

Il rischio è risultato aumentato anche per l’infezione da C. perfringens, enteropatogeno comune anche all’uomo. Tra gli esemplari positivi per C. perfringens, il genotipo A è risultato quello più diffuso (92,5%).

Nessuna differenza significativa tra le due diete invece nell’espressione di un altro enteropatogeno, C. difficile.

Conclusioni

In conclusione, la scelta di alimentare i propri animali da compagnia con carni crude dovrebbe essere presa con una maggiore consapevolezza considerando come non sia priva di rischi per la loro e la nostra salute.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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