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Effetti delle diete commerciali sul microbiota di cani sani

Vari tipi di diete commerciali per cani hanno dimostrato di alterarne il microbiota intestinale. Ecco quali, secondo un recente studio giapponese.
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In questo articolo

Stato dell’arte
Variazioni nella dieta impattano sul microbiota intestinale. L’effetto sui cani rimane però ancora da approfondire.

Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio confronta l’impatto di quattro diete commerciali sulla componente batterica intestinale di sei cani adulti sani.

Conclusioni
Le quattro diete commerciali testate sono risultate in grado di alterare l’abbondanza di diversi phyla di batteri commensali. Lo studio sottolinea quindi l’importanza di conoscere i cambiamenti del microbiota intestinale indotti dalle diete per evitare disbiosi ed eventuale peggioramento del quadro clinico.

Come nell’uomo, anche nei cani la componente batterica intestinale è significativamente e direttamente influenzata dall’alimentazione. In particolare, vari tipi di diete commerciali (a basso contenuto di grassi, ipoproteiche, anallergiche e per calo ponderale) hanno dimostrato di alterarne la composizione in termini di abbondanza relativa, aspetti da considerare al momento della prescrizione.

È quanto dimostra lo studio coordinato da Akihiro Mori della Nippon Veterinary and Life Science University (Tokyo), di recente pubblicazione su Journal of Veterinary Medical Science.

Nonostante l’alimentazione abbia da tempo e in più occasioni dimostrato un elevato impatto sul microbiota intestinale, l’effetto di diete commerciali somministrate con finalità terapeutiche sui cani è ancora poco chiaro. Per approfondire questo aspetto, i ricercatori giapponesi hanno alimentato sei cani adulti sani con quattro diversi regimi alimentari in successione. Nel dettaglio, le diete applicate sono state rispettivamente:

  • con finalità di calo ponderale (alto contenuto proteico e di fibre, scarso di grassi e carboidrati)
  • scarsa in grassi (pochi grassi e fibre, molti carboidrati, moderato contenuto di proteine)
  • “renale” o ipoproteica (scarse proteine e fibre, abbondanti grassi e carboidrati)
  • anallergica (contenuto moderato di proteine idrolizzate e carboidrati, scarsa di fibre, ricca di grassi).

Dal confronto dei campioni fecali raccolti al termine di ogni periodo (21 giorni) è emersa in generale una significativa alterazione in termini di abbondanza relativa riferita a molteplici phyla. In particolare:

  • i phyla Actinobacteria e Firmicutes hanno dimostrato un marcato decremento in seguito alla dieta per calo ponderale rispetto a quella anallergica, andamento opposto a Fusobacteria, che sono invece risultati aumentati
  • la famiglia Streptococcaceae e il genere Streptococcus hanno mostrato una diminuzione significativa dopo la dieta per calo ponderale e scarsa in grassi rispetto a quella anallergica, contrariamente alla famiglia Ruminocccaceae e al genere  Faecalibacterium, che hanno invece presentato un aumento
  • nessuna differenza significativa di Bacteroidetes, nonostante leggere variazioni dieta-dipendenti (56,2% dopo dieta per calo ponderale, 37,7% dopo la “renale”, 34,3% dopo quella scarsa in grassi e 23,9% con l’anallergica). Abbondanza stabile tra le diete anche per i Proteobacteria
  • l’indice di diversità batterica ha mostrato valori leggermente inferiori in seguito a dieta anallergica rispetto agli altri regimi, seppur con differenza non significativa
  • sulla base dell’analisi PCoA, i campioni hanno mostrato una netta separazione tra le diete.

In conclusione, dunque, le quattro diete commerciali prescritte con finalità terapeutiche hanno mostrato di impattare sull’abbondanza di molti dei phyla commensali. Ulteriori studi sono tuttavia necessari al fine di confermare e approfondire tali risultati nell’ottica di una prescrizione alimentare più consapevole.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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