Covid-19: risultati preliminari promettenti su mix di probiotici che riduce la progressione di malattia

Studio clinico indipendente pubblicato su Frontiers in Medicine dimostra che ceppi probiotici possono migliorare alcuni parametri clinici in pazienti con COVID-19.

Sono dati ancora preliminari, ma i risultati sono incoraggianti. Stiamo parlando di un cocktail di probiotici contentente Streptococcus thermophilus DSM 32345, L.acidophilus DSM 32241, L. helveticus DSM 32242, L. paracasei DSM 32243, L. plantarum DSM 32244, L. brevis DSM 27961, B. lactis DSM 32246, B. lactis DSM 32247 messo a punto dalla biotech svizzera Ormendes SA, con sede a Losanna.

Lo studio clinico indipendente, pubblicato su Frontiers in Medicine, è stato realizzato dall’Università “La Sapienza” di Roma. Dai risultati del trial emerge che questa terapia di supporto, in aggiunta a farmaci antinfiammatori, antibiotici o anticorpi monoclonali, può migliorare alcuni parametri clinici in pazienti con COVID-19.

Nell’indagine sono stati coinvolti 70 pazienti positivi per COVID-19, ricoverati in ospedale al Policlinico Umberto I di Roma tra il 9 marzo e il 4 aprile 2020. Tutti i pazienti avevano febbre, richiedevano ossigenoterapia non invasiva e presentavano un coinvolgimento polmonare oltre il 50%. Quarantadue pazienti hanno ricevuto idrossiclorochina, antibiotici e tocilizumab, da soli o in associazione. Un secondo gruppo di 28 soggetti ha ricevuto la stessa terapia con in più la batterioterapia orale.

Entro 72 ore, quasi tutti i pazienti trattati con batterioterapia hanno mostrato remissione di diarrea e altri sintomi rispetto a meno della metà del gruppo che non ha ricevuto l’integrazione. Nei pazienti trattati con batterioterapia orale il rischio stimato di sviluppare insufficienza respiratoria è risultato di otto volte inferiore rispetto al gruppo che non è stato integrato.

Sia la prevalenza dei pazienti trasferiti in terapia intensiva sia la mortalità sono risultate più elevate tra i pazienti non trattati con batterioterapia orale.

Così commenta Giancarlo Ceccarelli, tra i coordinatori dello studio: «I risultati preliminari del nostro studio hanno evidenziato un miglioramento del tasso di sopravvivenza e un minor rischio di trasferimento nel reparto di terapia intensiva nei pazienti integrati con probiotici rispetto a quelli sottoposti al solo trattamento standard. I batteri intestinali hanno un impatto di lunga durata sul sistema immunitario polmonare. I nostri risultati sottolineano l’importanza dell’asse intestino-polmone nel controllo della malattia COVID-19. La batterioterapia potrebbe rappresentare un’opzione aggiuntiva per questa grave malattia. Vorrei tuttavia aggiungere una nota di cautela, sottolineando che i risultati del nostro studio sono preliminari e specifici per questo prodotto».

Salvatore Orlando, AD di Ormendes SA, ha dichiarato: «Sono molto lieto che una delle nostre promettenti formulazioni sia stata selezionata per prendere parte in questo studio. Questo conferma la crescente consapevolezza da parte della comunità scientifica del ruolo chiave del microbiota come strumento per affrontare l’assistenza sanitaria oggi».

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