Bacterioides, microbi intestinali che riducono i livelli di colesterolo

I risultati di un recente studio suggeriscono che i Bacteroides sono in grado di metabolizzare il colesterolo, contribuendo così a regolarne i livelli nel sangue.
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Stato dell’arte
Alcuni studi hanno ipotizzato che i microbi intestinali sono in grado di influenzare sia la sintesi degli acidi biliari sia la secrezione di colesterolo biliare. È stato inoltre dimostrato che il microbiota intestinale modula anche i livelli di colesterolo “cattivo”(LDL). Rimane però da approfondire l’interazione tra il colesterolo e il microbiota intestinale.

Cosa aggiunge questa ricerca
Mediante esperimenti sui topi, questo studio dimostra che alcuni batteri intestinali, in particolare i Bacterioides, possono utilizzare il colesterolo introdotto con la dieta per la sintesi di solfato di colesterolo, una molecola in grado di svolgere funzioni importanti nel corpo umano, inclusa la stabilizzazione della membrana cellulare.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che i Bacteroides sono in grado di metabolizzare il colesterolo, contribuendo così a regolarne i livelli nel sangue. L’analisi dell’associazione tra i microbi intestinali e il colesterolo potrà aiutare a studiare le interazioni dieta-microbiota in diversi sistemi.

Alcuni batteri intestinali sono in grado di metabolizzare il colesterolo, contribuendo così a regolarne i livelli nel sangue. «La ricerca, pubblicata su Nature Microbiology, apre le porte all’ipotesi che il microbiota, in particolare i Bacterioides, possa contribuire alla rimozione del colesterolo dai vasi sanguigni». È quanto afferma l’autrice dello studio Elizabeth Johnson, della Cornell University.

È stato osservato in precedenti studi che i microbi intestinali influenzano sia la sintesi degli acidi biliari sia la secrezione del colesterolo biliare. Ed è stato inoltre dimostrato che il microbiota intestinale è in grado di modulare i livelli di colesterolo”cattivo” (LDL). 

Rimane però tuttora da studiare più nel dettaglio l’interazione tra il colesterolo e il microbiota intestinale.

A questo scopo, Elizabeth Johnson e i suoi colleghi hanno utilizzato una tecnica, denominata bio-orthogonal labelling sort sequence spectrometry (BOSSS), in grado di “marcare” sia il colesterolo alimentare sia i microbi intestinali che interagiscono con esso. 

Microbiota e colesterolo

I ricercatori hanno somministrato il colesterolo “marcato” ai topi e quindi hanno isolato e identificato mediante sequenziamento del DNA i microbi intestinali con cui interagisce, scoprendo che i più comuni sono Bifidobacterium pseudolongum e batteri dei generi Clostridium, Parabacteroides, Oscillospira e Turicibacter

Inoltre, attraverso un’analisi metabolomica dei campioni di microbiota, sono state individuate le molecole prodotte dai batteri in seguito alla loro interazione con il colesterolo. Tra queste, la principale è il colesterolo solfato, una molecola che svolge molte funzioni importanti nel corpo umano, inclusa la stabilizzazione della membrana cellulare.

Bacterioides, batteri “salva arterie”

Dall’analisi del sequenziamento è emerso che i responsabili della produzione di solfato di colesterolo sono i microbi Bacteroides

Per confermare questa scoperta, i ricercatori hanno colonizzato topi germ-free con ceppi di Bacteroides privi di un enzima necessario per convertire il colesterolo in solfato di colesterolo. 

Il microbiota intestinale di questi topi non ha prodotto solfato di colesterolo, a differenza del microbiota dei topi germ-free colonizzati con Bacteroides non modificati.

Ulteriori analisi hanno mostrato che il solfato di colesterolo prodotto dai microbi Bacteroides viene assorbito nella circolazione sanguigna attraverso la vena porta.

Conclusioni

«Nel complesso, i risultati ottenuti suggeriscono che la biosintesi di solfato di colesterolo da parte dei batteri Bacteroides possa modulare lo stato di salute dell’ospite agendo su diversi bersagli, che meritano ulteriori indagini», affermano i ricercatori. 

L’analisi dell’associazione tra i microbi intestinali e il colesterolo potrà aiutare a studiare le interazioni dieta-microbiota in diversi sistemi.

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