Agire sui lieviti intestinali: nuovo possibile approccio terapeutico per le IBD

15 Aprile 2019 / di Giorgia Guglielmi


  • Stato dell’arte
    La malattia cronica infiammatoria intestinale (IBD) è caratterizzata da infiammazione intestinale e cambiamenti nelle risposte immunitarie ai microbi intestinali. Sebbene da anni si stiano accumulando le prove di un ruolo per i funghi commensali, la maggior parte degli studi si è concentrata sui batteri.
  • Cosa aggiunge questa ricerca
    La Malassezia restricta, un fungo solitamente presente sulla pelle, risiede anche nell’intestino, dove può peggiorare i sintomi della malattia infiammatoria intestinale nelle persone con una particolare predisposizione genetica.
  • Conclusioni
    I risultati suggeriscono che agire su funghi commensali specifici è un approccio praticabile per il trattamento delle IBD.


Una ricerca pubblicata su
Cell Host e Microbe segnala che un fungo trovato comunemente sulla pelle può contribuire alla malattia infiammatoria intestinale (IBD). Il team di ricerca, guidato da Jose Limon al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, negli Stati Uniti, ha scoperto che un lievito che dimora nella pelle risiede anche nell’intestino, dove può peggiorare i sintomi dell’IBD nelle persone con un particolare patrimonio genetico.

L’IBD, che comprende la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, è caratterizzata da infiammazione intestinale e cambiamenti nelle risposte immunitarie ai microbi intestinali. Ma nonostante le prove di un ruolo dei funghi commensali si accumulino da anni, fino a oggi la maggior parte degli studi si è concentrata sui batteri.

Così i ricercatori hanno cercato di confrontare i funghi intestinali di persone sane e quelli di individui affetti da morbo di Crohn. Alcuni funghi, compresi i membri dei generi Malassezia, Cladosporium e Fusarium, sono risultati più abbondanti nelle persone affette dalla malattia che negli individui sani. In particolare, il lievito Malassezia restricta è risultato significativamente più abbondante nelle persone con morbo di Crohn che presentavano una variante genetica nota come allele di rischio IBD CARD9.

Peggioramento dell’infiammazione

Per testare gli effetti di Malassezia sull’infiammazione intestinale, i ricercatori hanno alimentato topi con colite con il fungo. La Malassezia ha esacerbato l’infiammazione dell’intestino associata alla colite e aumentato la produzione di molecole infiammatorie chiamate citochine.

Successivamente, il team ha cercato di scoprire la relazione tra la presenza di Malassezia nell’intestino e l’allele di rischio IBD CARD9. La proteina CARD9 contribuisce a regolare l’infiammazione attivando citochine infiammatorie e anti-infiammatorie. Così i ricercatori hanno aggiunto la Malassezia a cellule umane cresciute in laboratorio, e hanno scoperto che la variante IBD CARD9 induce le cellule immunitarie a produrre livelli maggiori di citochine in risposta alla presenza del fungo.

Tuttavia, secondo i ricercatori la Malassezia non ha causato l’infiammazione dell’intestino nei topi; ma piuttosto l’ha peggiorata. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche per capire il ruolo esatto di Malassezia nell’IBD.

I risultati, aggiungono gli scienziati, suggeriscono che mirare a specifici funghi commensali è una strategia promettente per il trattamento delle IBD. Ora il team spera di capire se rimuovere la Malassezia dall’intestino di persone affette da morbo di Crohn sia in grado di alleviarne i sintomi.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione

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