Binge eating: probiotici 2.0 potrebbero aiutare chi soffre di alimentazione compulsiva

I risultati potrebbero consentire di identificare nuovi biomarcatori per la dipendenza da cibo e di valutare se specifici batteri benefici possano essere utilizzati per trattare l'alimentazione compulsiva.
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Binge eating: probiotici 2.0 potrebbero aiutare chi soffre di alimentazione compulsiva

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Stato dell'arte

La dipendenza da cibo è una condizione collegata all’obesità, ad altri disturbi alimentari e a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale. Tuttavia, i meccanismi alla base della dipendenza da cibo non sono ancora chiari.

Cosa aggiunge questa ricerca

I ricercatori hanno analizzato il microbiota di topi con dipendenza da cibo, riscontrando un aumento dei batteri appartenenti al phylum Proteobacteria e una diminuzione dei batteri appartenenti al phylum Actinobacteria. Questi topi presentavano anche livelli ridotti di batteri Blautia. Risultati simili sono stati osservati nelle persone dipendenti da cibo. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la somministrazione sia di uno specifico ceppo di Blautia, sia di lattulosio e ramnosio, due zuccheri non digeribili che possono aumentare i livelli di Blautia nell’intestino, migliorano il comportamento alimentare compulsivo nei topi.

Conclusioni

I risultati potrebbero consentire di identificare nuovi biomarcatori per la dipendenza da cibo e di valutare se specifici batteri benefici possano essere utilizzati per trattare l’alimentazione compulsiva.

In questo articolo

L’alimentazione compulsiva (binge eating disorder) è un comportamento caratterizzato da un’irrefrenabile voglia di consumare cibo, spesso in grandi quantità. Ed è spesso collegata a condizioni emotive o psicologiche come stress, ansia e depressione. 

Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che specifici batteri intestinali sono associati alla dipendenza da cibo sia nei topi che nell’uomo.

I risultati, pubblicati su Gut, potrebbero consentire di identificare nuovi biomarcatori per la dipendenza da cibo e di valutare se specifici batteri probiotici possano essere utilizzati per trattare l’alimentazione compulsiva.

«Diversi fattori contribuiscono alla dipendenza da cibo, che è caratterizzata dalla perdita di controllo sull’assunzione di cibo ed è associata a obesità, altri disturbi alimentari e alterazioni nella composizione del microbiota intestinale», afferma la coautrice dello studio Elena Martín-García della Pompeu Fabra University di Barcellona, ​​in Spagna. 

Per svelare i meccanismi alla base di questo disturbo comportamentale, Elena Martín-García e i suoi colleghi hanno studiato i batteri intestinali di topi e persone che presentavano o meno dipendenza da cibo.

Alimentazione compulsiva e microbioma intestinale

Per diagnosticare la dipendenza da cibo nei topi e negli esseri umani, i ricercatori hanno utilizzato la Yale Food Addiction Scale, che può aiutare a identificare la ricerca persistente di cibo, l’elevata motivazione a ottenerlo e il comportamento compulsivo.

Nei topi dipendenti dal cibo, i ricercatori hanno riscontrato un aumento dei batteri appartenenti al phylum Proteobacteria e una diminuzione dei batteri appartenenti al phylum Actinobacteria. Questi topi avevano anche livelli ridotti di batteri Blautia, che appartengono al phylum Bacillota.

Successivamente, il team ha utilizzato la Yale Food Addiction Scale per classificare 88 persone in “dipendenti dal cibo” e “non dipendenti dal cibo”. 

Come osservato nei topi, gli individui appartenenti al primo gruppo hanno mostrato un aumento dei livelli di Proteobacteria e una diminuzione della quantità di Actinobacteria e Blautia.

Potenziali nuovi trattamenti

I modelli di microbioma intestinale riscontrati sia nei topi sia negli esseri umani suggeriscono che i Proteobacteria potrebbero avere effetti dannosi, mentre Actinobacteria e Bacillota potrebbero offrire protezione dallo sviluppo della dipendenza da cibo.

Per studiare gli effetti benefici di Blautia, i ricercatori hanno nutrito i topi con lattulosio e ramnosio, due zuccheri non digeribili che possono aumentare i livelli di Blautia nell’intestino. I topi che hanno ricevuto questo trattamento hanno mostrato quantità maggiori di Blautia nelle loro feci e miglioramenti nel loro comportamento alimentare compulsivo. 

La somministrazione di uno specifico ceppo di Blautia agli animali ha portato a miglioramenti simili nella dipendenza da cibo.

«Questi risultati potrebbero consentirci di identificare nuovi biomarcatori per la dipendenza da cibo e, cosa più importante, di valutare se specifici batteri benefici possano essere utilizzati per trattare questo comportamento correlato all’obesità, che, al momento, non dispone di alcun approccio terapeutico efficace», conclude il coautore dello studio Rafael Maldonado.

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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