Da polifenoli dell’uva e del vino possibili effetti positivi sul microbiota intestinale

10 settembre 2018 / di Silvia Radrezza

University of Canberra, Canberra (studio originale)

Stato dell’arte
Sulla base di studi in vitro e in vivo, i polifenoli contenuti nell’uva e nel vino rosso, promuovono la crescita di batteri “buoni” e contrastano i patogeni. Scarse sono invece le evidenze nel contesto clinico.
Cosa aggiunge questa ricerca
La revisione sistematica fa il punto di ciò che ad oggi si conosce sulla relazione polifenoli e microbiota intestinale.
Conclusioni
Nonostante i dati sui benefici dei polifenoli siano promettenti, non sono finora sufficienti per poter affermarne la validità. Sono necessari ulteriori studi.

L’assunzione di polifenoli contenuti nell’uva e nel vino rosso è in grado di modulare positivamente il microbiota intestinale umano favorendo in generale lo stato di salute dell’ospite.

Questa affermazione necessita tuttavia di ulteriori conferme considerando come gli studi clinici in merito siano ad oggi carenti e i dati finora raccolti sull’uomo non siano sufficienti per poter affermarne con sicurezza la validità.

È quanto conclude la revisione sistematica condotta dal gruppo di Victoria Nash, di recente pubblicazione su Food Research International.

Che il microbiota abbia un ruolo cruciale nel mantenimento della nostra salute e come siano molti i fattori a influenzarlo, dieta e stile di vita in primis, è ormai assodato.

Meno esplorato è invece l’effettivo ruolo che certi composti come i polifenoli rivestono nei confronti della componente batterica umana nonostante, per opinione comune, siano annoverati tra le molecole salutari e da integrare sia con la normale alimentazione sia, se necessario, con formulazioni ad hoc nonostante i dati scientifici disponibili in merito siano stati ottenuti nella maggior parte dei casi da studi in vitro o in vivo.

È importante tuttavia ricordare come la maggior parte dei polifenoli introdotti con la dieta soprattutto consumando uva e vino rosso, arrivi pressoché intatta al colon dove viene degradata in acidi fenolici semplici proprio dalla componente batterica.

La revisione della letteratura scientifica

I ricercatori hanno quindi voluto constatare quanto realmente si conosca della relazione tra questi composti, i polifenoli, e il nostro microbiota intestinale.

Per fare ciò è stata quindi condotta una revisione sistematica per parole chiave e rispondente ai seguenti criteri:

  • Database PubMed, CINAHL, Cochrane Libraary, Web of Science, Scopus
  • Studi pubblicati dal 2006 al febbraio 2018
  • Articoli in lingua in inglese
  • Studi clinici randomizzati controllati
  • Soggetti inclusi dai 18 ai 75 anni
  • Obiettivi considerati dagli studi: cambiamenti nel microbiota intestinale o nei metaboliti da esso derivati in seguito all’assunzione di polifenoli derivanti da uva, vino rosso o loro estratti

Da un totale di 1079 articoli risultanti dalla prima ricerca, sulla base dei criteri di inclusione ed esclusione definiti a priori ne sono stati considerati solamente 7 ai fini di questa revisione. Di seguito le principali evidenze emerse suddivise in base agli obiettivi degli studi.

Effetti dei polifenoli sul microbiota intestinale

Dei 7 studi inclusi, solo quello di Quiepo-Ortuno et al. (2012) ha valutato i cambiamenti del microbiota in relazione all’assunzione di polifenoli andando a dimostrare che:

  • Il consumo di vino rosso favorisce l’incremento di Enterococcus, Prevotella, Bacteroides, Bifobacterium, Bacteroides uniformis, Eggerthella lenta, e del gruppo Blautia coccoides-Eubacterium rectale andando invece a diminuire la presenza di Actinobacteria e, in misura minore, di Clostridium spp. e C. histolyticum
  • Il consumo di vino rosso de-alcolizzato promuove la crescita di Fusobacteria, Firmicutes, anche in questo caso soprattutto del gruppo Blautia coccoides-Eubacterium rectale oltre che di Enterococcus, mentre va a ridurre quella di Actinobacteria, Bifidobacterium e Eggerthella lenta in particolar modo

Effetti dei polifenoli sui metaboliti fenolici microbiota-mediati

I metaboliti fenolici sono stati analizzati a livello delle urine, del sangue, delle feci e dell’ileo da 6 dei 7 studi considerati.

Metaboliti fenolici nelle urine

Gli studi riportanti dati in merito sono di Jacobs et al., 2012; Queipo- Ortuno et al., 2012; Rotches-Ribalta et al., 2014; Stalmach et al., 2012.

Nel complesso, in seguito all’assunzione di polifenoli con la dieta è stato registrato un aumento in particolare di:

  • metaboliti del resveratrolo
  • acido siringico
  • acido idrossi-ipurrico
  • pirogallolo
  • acido 3-idrossifenilacetico
  • acido 3-3-idrossifenil-propionico
  • acido propionico
  • acido ferulico
  • acido trans-cinnamico
  • acido vanillico
  • 10 antocianine
  • metaboliti di epicatechine

Metaboliti fenolici nel sangue

Jacobs et al., 2012 e Stalmach et al., 2012 hanno riportato aumenti di 3 antocianine e 9 derivati idrossicinnamati in seguito all’ingestione di uva.

Metaboliti fenolici nelle feci

I dati provengono dagli studi di Jimenez-Giron et al., 2013; Jimenez-Giron et al.,2015 e Munoz-Gonzalez et al., 2013.

Tra questi, Jimenez-Giron et al., 2013 ha ad esempio riportato come dopo l’assunzione di 272 ml di vino rosso per 3 cicli da 20 giorni ciascuno abbia determinato incrementi fecali di:

  • acido 3,5 diidrobenzoico
  • acido 3-O-metilgallico
  • acido p-cumarico
  • acido fenilpropionico
  • acido protocatechinico
  • acido vanillico
  • acido siringico
  • acido 4-idrossi-5-fenilvarico

Analogo trend è stato dimostrato anche in seguito al consumo di vino rosso de-alcolizzato suggerendo che la componente alcolica non influisce sulla produzione di metaboliti fenolici da parte del microbiota intestinale.

Metaboliti fenolici nell’ileo

Secondo Stalmach et al.2012, dei circa 528 micromol di composti polifenolici assunti mediante il consumo di uva, solo il 40% è stato riscontrato a livello dell’ileo.

In conclusione dunque, sembrerebbe evidente come l’assunzione di polifenoli modifichi il microbiota intestinale sia in termini qualitativi che quantitativi andando ad aumentare di conseguenza anche i metaboliti fenolici da esso prodotti.

L’esiguo numero di studi clinici, a detta degli autori, sottende però la necessità di approfondire ulteriormente l’argomento prima di poter affermare con certezza i benefici dei polifenoli sulla componente batterica umana.

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