Il diabete mellito di tipo 1 (DMT1) è una malattia autoimmune cronica caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta del pancreas, responsabile dell’insufficienza assoluta di insulina.
La patogenesi di questa malattia è complessa e coinvolge vari fattori genetici e ambientali, tra cui la dieta, infezioni virali e alterazioni del microbiota. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato un ruolo significativo del microbiota intestinale nella regolazione delle risposte immunitarie e infiammatorie nei pazienti con DMT1, suggerendo una possibile connessione tra la composizione microbica e l’infiammazione sistemica osservata in questa patologia. Tuttavia, il ruolo del microbiota del sangue nel DMT1 rimane ancora poco chiaro.
In questo contesto, un recente studio ha esplorato il profilo del microbiota sanguigno di bambini con DMT1 di nuova insorgenza, confrontandolo con quello intestinale e orale, per delineare nuove potenziali connessioni tra questi ambienti microbici e la malattia.
Microbioma del sangue, intestinale e orale
Lo studio ha coinvolto 64 bambini con DMT1 di nuova insorgenza e 77 controlli sani, utilizzando il sequenziamento del gene 16S rRNA per analizzare il microbioma del sangue. I risultati hanno rivelato una maggiore diversità microbica nel sangue dei pazienti con DMT1 rispetto ai controlli, caratterizzata da un incremento significativo di batteri potenzialmente patogeni.
Questo aumento di diversità microbica è stato associato a una maggiore presenza di generi batterici quali Sphingomonas, Caulobacter e Stenotrophomonas. Inoltre, altri generi, tra cui Pelomonas, Ralstonia, Acinetobacter e Brucella erano meno presenti nel gruppo DMT1 rispetto a al gruppo di controllo.
I batteri identificati come distintivi del microbiota del sangue hanno mostrato un forte potere discriminante per il DMT1, evidenziando il loro potenziale come biomarcatori diagnostici.
L’analisi ha anche mostrato che il microbiota del sangue, nei pazienti con DMT1, condivideva alcune caratteristiche con quello intestinale e orale, suggerendo una possibile traslocazione batterica da questi distretti al flusso sanguigno.
I risultati indicano che la permeabilità intestinale aumentata, spesso osservata nei pazienti con DMT1, potrebbe facilitare il passaggio di batteri o loro prodotti dal tratto gastrointestinale al sangue, contribuendo così a uno stato infiammatorio cronico sistemico.
L’importanza di queste scoperte è rafforzata dall’analisi funzionale del microbioma del sangue, che ha suggerito la presenza di una sovraregolazione delle vie infiammatorie e di quelle correlate a malattie immunitarie nei pazienti con DMT1.
Presi insieme, tutti questi risultati suggeriscono che il microbiota del sangue potrebbe giocare un ruolo attivo nell’infiammazione sistemica e nel metabolismo glicolipidico, contribuendo alla progressione della malattia.
Conclusioni
In conclusione, questo recente studio rappresenta un passo importante nella comprensione del microbiota del sangue nei pazienti con DMT1, evidenziando la necessità di ulteriori indagini per chiarire il ruolo di queste comunità microbiche nella fisiopatologia della malattia.
La caratterizzazione dettagliata del microbiota del sangue potrebbe non solo migliorare la comprensione dei processi infiammatori associati al DMT1, ma anche aprire la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici basati sulla modulazione del microbiota.
Studi futuri dovrebbero concentrarsi su analisi longitudinali e su una migliore comprensione dei meccanismi attraverso i quali i batteri del sangue influenzano il decorso del DMT1, con l’obiettivo di sviluppare interventi mirati per prevenire o attenuare la progressione della malattia.
