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Diabete tipo 1: studio USA getta nuova luce sul ruolo del microbiota intestinale

I risultati di un recente studio possono favorire lo sviluppo di interventi dietetici che abbiano l’obiettivo di proteggere dal diabete di tipo 1 e da altre malattie autoimmuni.
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Diabete tipo 1: studio USA getta nuova luce sul ruolo del microbiota intestinale

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Stato dell’arte
Studi su modelli animali hanno suggerito che la dieta può influenzare il diabete di tipo 1. Tuttavia, non è ancora chiaro se gli interventi dietetici siano mediati dai microbi intestinali.

Cosa aggiunge questa ricerca
Mediante esperimenti sui topi, i ricercatori hanno scoperto che una dieta a base di caseina protegge gli animali diabetici migliorando la funzione delle cellule produttrici di insulina. Tuttavia, il glutine, così come microbi, tra cui Enterococcus faecalis, che producono enzimi in grado di scomporre questa sostanza, sono stati in grado di annullare la protezione mediata dalla caseina. La degradazione del glutine ha infatti attivato il sistema immunitario e aumentato l’infiammazione a livello del pancreas.

Conclusioni
I risultati possono favorire lo sviluppo di interventi dietetici che abbiano l’obiettivo di proteggere dal diabete di tipo 1 e da altre malattie autoimmuni.

Un recente studio ha dimostrato che alcuni componenti del microbiota intestinale possono annullare gli effetti benefici degli interventi dietetici che proteggono i topi dal diabete di tipo 1.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, possono favorire lo sviluppo di strategie per proteggere da questa e da altre malattie autoimmuni.

Precedenti studi su modelli animali hanno suggerito che la dieta può avere un impatto sul diabete di tipo 1. Tuttavia, non è chiaro se gli interventi dietetici siano mediati dai microbi intestinali.

Per rispondere a questa domanda, Alexander Chervonsky della University of Chicago e i suoi colleghi hanno analizzato le interazioni tra dieta e microbiota in un modello murino di diabete di tipo 1.

Prevenzione del diabete

I ricercatori hanno nutrito i topi con una dieta contenente, come unica fonte di aminoacidi, la caseina idrolizzata, una proteina che si trova comunemente nel latte. Precedenti studi hanno dimostrato che questa dieta è in grado di proteggere topi e ratti inclini al diabete dallo sviluppo di questa condizione.

Il team ha scoperto che la caseina idrolizzata protegge i topi dal diabete di tipo 1 anche in assenza del microbiota

I topi inclini a sviluppare il diabete, se nutriti con la dieta a base di caseina idrolizzata, hanno risposto al glucosio più lentamente rispetto ai topi nutriti con una dieta standard. 

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la caseina idrolizzata è in grado di aumentare la secrezione di insulina riducendo lo stress delle cellule beta.

«I dati raccolti suggeriscono che il potenziale meccanismo di protezione di questa dieta consiste nella riduzione del danno intrinseco alle isole di Langerhans causato dallo stress cellulare, con conseguente riduzione del danno complessivo causato dall’autoimmunità e prevenzione dell’iperglicemia», spiegano i ricercatori.

Benefici della dieta dipendono dal microbiota

Quando i ricercatori hanno aggiunto il glutine alla dieta a base di caseina idrolizzata, solo i topi germ-free sono risultati protetti dal diabete.

Ulteriori esperimenti hanno rivelato che microbi come Enterococcus faecalis, che producono enzimi in grado di degradare il glutine, sono stati in grado di annullare la protezione dal diabete mediata dalla caseina

La scomposizione del glutine ha infatti attivato il sistema immunitario dei topi e aumentato l’infiammazione a livello del pancreas.

Conclusioni

I risultati suggeriscono quindi che sostanze introdotte con la dieta, come il glutine, richiedono l’elaborazione da parte dei membri del microbiota per innescare reazioni autoimmuni. «In futuro sarà importante capire se altre proteine ​​possono utilizzare meccanismi simili (annullando o meno gli effetti positivi delle proteine ​​del latte). Ci aspettiamo quindi che i nostri risultati portino a nuovi approcci per la protezione dall’autoimmunità e dall’infiammazione».

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