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Fegato: batteri intestinali produttori di alcol forse all’origine della NAFLD

I risultati di un recente studio suggeriscono che, in alcune persone, l'etanolo prodotto dal microbiota può contribuire allo sviluppo della NAFLD.
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Fegato: batteri intestinali produttori di alcol forse all’origine della NAFLD

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Stato dell'arte
Circa una persona su quattro nel mondo soffre di steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Il microbiota intestinale è in grado di produrre quantità sostanziali di etanolo, che potrebbero contribuire allo sviluppo della NAFLD. Il ruolo dei microbi intestinali nello sviluppo della NAFLD è ancora poco chiaro.
Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno scoperto che i batteri intestinali producono etanolo, che è rilevabile nel sangue prelevato dalla vena porta, ma non nel sangue periferico delle persone con NAFLD. Inoltre, è stato osservato che alcuni batteri come i Lactobacillaceae possono contribuire alla NAFLD.
Conclusioni
I risultati suggeriscono che, in alcune persone, l’etanolo prodotto dal microbiota può contribuire allo sviluppo della NAFLD.

In questo articolo

Circa una persona su quattro nel mondo soffre di steatosi epatica non alcolica (NAFLD), che può causare gravi danni al fegato, inclusa la cirrosi

Una nuova ricerca rivela che, in alcune persone, l’etanolo prodotto dai microbi intestinali può contribuire allo sviluppo della NAFLD.

I risultati, pubblicati su Nature Medicine, potrebbero aiutare a sviluppare approcci diagnostici non invasivi per la NAFLD, nonché a individuare nuove strade terapeutiche che abbiano come target i microbi intestinali che producono alti livelli di etanolo.

Etanolo prodotto dal microbiota

Nonostante precedenti studi abbiano dimostrato che il microbiota intestinale produce quantità sostanziali di etanolo, il ruolo dei microbi intestinali nello sviluppo della NAFLD è ancora controverso.

Per colmare questa lacuna, il team di ricercatori guidato da Max Nieuwdorp della University of Amsterdam ha arruolato 146 persone che hanno subito un intervento di chirurgia bariatrica, a 37 delle quali il giorno dell’intervento è stato prelevato un campione di sangue dalla vena porta, che drena il sangue dall’intestino, dalla cistifellea, dal pancreas e dalla milza al fegato.

I ricercatori hanno anche convalidato i loro risultati in un gruppo di 51 persone per le quali erano disponibili sia campioni di sangue prelevato dalla vena porta sia biopsie del fegato.

Dai dati ottenuti è emerso che l’etanolo prodotto dal microbiota è stato rilevato nel sangue prelevato dalla vena porta, ma non nel sangue periferico, di persone con NAFLD. 

«Negli individui con NAFLD, le concentrazioni di etanolo erano 187 volte inferiori nel sangue periferico rispetto al sangue della vena porta», affermano i ricercatori.

«I risultati mostrano che il fegato ha una grande capacità di metabolizzare l’etanolo, come si evince dalla differenza di concentrazione tra sangue periferico e quello della vena porta».

Streptococchi e lattobacilli

Per identificare quali microbi intestinali possono contribuire alla produzione di etanolo, il team ha sequenziato il DNA microbico dai tessuti intestinali dei partecipanti allo studio

Dai dati ottenuti è emerso che le specie Streptococcus e Lactobacillus tendono a essere associate alla NAFLD e alle concentrazioni di etanolo nel sangue, mentre i livelli di batteri Clostridiales sono risultati ridotti nelle persone con NAFLD.

Nonostante queste associazioni, il team non ha identificato specifici ceppi batterici che producono alti livelli di etanolo. 

Conclusioni

«Non sono ancora chiare le condizioni che attivano questo pathway fondamentale e dinamico lungo il tratto digestivo umano, ma i risultati ottenuti dimostrano che il microbiota intestinale umano produce grandi quantità di etanolo che potrebbero essere clinicamente rilevanti per la patogenesi della NAFLD», concludono i ricercatori.

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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