Gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e combattere le cellule tumorali, si sono dimostrati efficaci nel trattamento del melanoma, che è spesso resistente alle terapie tradizionali.
Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono a questi farmaci, in particolare quelli con cancro in fase avanzata.
Un gruppo di ricercatori ha scoperto di recente che specifiche caratteristiche del microbiota intestinale sono correlate a migliori risposte all’immunoterapia nei pazienti con melanoma.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono che un profilo di microbiota intestinale specifico può aumentare l’efficacia dell’immunoterapia. Questi dati favoriscono lo studio e lo sviluppo di terapie o interventi dietetici per migliorare il trattamento del cancro.
Immunoterapia e microbioma
Studi precedenti hanno osservato una correlazione tra i microbi intestinali e la risposta all’immunoterapia, ma la variabilità tra i risultati ottenuti indica che concentrarsi solo sui profili intestinali potrebbe far trascurare altri importanti fattori biologici.
Per comprendere meglio la connessione tra batteri intestinali e risposta agli ICI, i ricercatori guidati da Angeli Macandog dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano hanno seguito 23 pazienti con melanoma avanzato per un periodo di 13 mesi, raccogliendo campioni di sangue e feci prima di ogni trattamento.
Questo approccio ha permesso al team di monitorare i cambiamenti nel microbiota e nei livelli dei marcatori immunitari associati a migliori risultati del trattamento.
Funzioni microbiche
Circa il 55% dei partecipanti allo studio ha risposto alla terapia con ICI e nel 74% dei casi non è stata osservata alcuna progressione del tumore.
I ricercatori hanno identificato specie batteriche, come i Clostridi, che sono risultate associate a migliori risposte immunoterapiche.
Inoltre, è stato osservato che specifiche funzioni microbiche, comprese quelle relative ai flagelli batterici e al metabolismo dei carboidrati, sono risultate associate a migliori esiti della terapia e sono maggiormente in grado di distinguere i responder dai non responder rispetto alle singole specie batteriche, che possono variare in base alla dieta, all’area geografica e ad altri fattori.
Imitazione degli antigeni
I pazienti con melanoma sopravvissuti senza progressione della malattia per più di 24 mesi sono risultati caratterizzati da microbioti intestinali più stabili nel tempo. Al contrario, i pazienti con tempi di sopravvivenza più brevi mostravano una maggiore variazione nella composizione del loro microbiota.
Ulteriori analisi hanno mostrato che alcune proteine batteriche presenti nell’intestino dei pazienti responder sono in grado di “mimare” gli antigeni tumorali: queste proteine possono infatti innescare risposte immunitarie antitumorali grazie alla loro somiglianza con bersagli noti presenti sulle cellule del melanoma.
I test di laboratorio hanno confermato che questi peptidi batterici potrebbero legarsi alle cellule immunitarie, attivandole e aumentando la capacità dell’organismo di colpire e distruggere le cellule tumorali.
I risultati suggeriscono dunque che il microbiota intestinale può aiutare ad “addestrare” il sistema immunitario a riconoscere i tumori in modo più efficace, migliorando così l’esito dell’immunoterapia.
