Individuati batteri intestinali che riducono l’attività dei cortisonici

Le malattie infiammatorie intestinali, o IBD, sono condizioni croniche che causano infiammazione del tratto digerente. I pazienti che ne soffrono possono rispondere in modo diverso ai farmaci, comprese le terapie steroidee comunemente utilizzate. Un gruppo di ricercatori ha scoperto di recente che il batterio intestinale Clostridium steroidoreducens può modificare chimicamente gli ormoni steroidei, compresi quelli utilizzati per trattare le IBD.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono dunque che alcuni microbi intestinali potrebbero influenzare l’efficacia dei trattamenti steroidei, rivelando quindi il motivo per cui in alcuni pazienti la risposta ai farmaci per le malattie infiammatorie intestinali è ridotta.

Precedenti studi hanno dimostrato che i batteri intestinali influenzano i livelli ormonali e il metabolismo dei farmaci, ma non è stato ancora chiarito se possano modificare direttamente gli ormoni steroidei e siano in grado di ridurre l’efficacia delle terapie steroidee per le IBD. 

Per rispondere a queste domande, Christian Jacoby dell’Università di Chicago e i suoi colleghi hanno prelevato campioni di feci da un donatore umano sano, senza anamnesi di malattie infiammatorie, e hanno analizzato la capacità dei suoi batteri intestinali di metabolizzare gli ormoni steroidei.

Metabolismo degli steroidi

I ricercatori hanno scoperto che il batterio intestinale Clostridium steroidoreducens può metabolizzare sia gli steroidi naturali, come il cortisolo, sia i farmaci sintetici, tra cui il prednisolone, un glucocorticoide comunemente utilizzato per il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali (IBD).

Analizzando l’espressione genica nei batteri C. steroidoreducens coltivati ​​in vitro in presenza di cortisolo, il team ha scoperto un pathway enzimatico, denominato OsrABC, responsabile della sua degradazione. In particolare, i ricercatori hanno osservato che l’espressione di tre geni, OsrB, OsrC e OsrA, è indotta dall’esposizione agli steroidi. Questi geni codificano per enzimi che agiscono in sequenza per convertire gli ormoni steroidei naturali e sintetici in derivati ​​inattivi.

Un’analisi di campioni fecali umani ha rivelato che gli omologhi di OsrB sono presenti in quasi tutti gli individui, mentre OsrA è meno comune, ma più frequente nelle persone con morbo di Crohn. I ricercatori hanno inoltre scoperto che le persone sottoposte a terapia con glucocorticoidi presentano livelli più elevati di batteri portatori di OsrA.

Strategie terapeutiche

Per testare gli effetti di C. steroidoreducens sulla biodisponibilità del farmaco, i ricercatori hanno colonizzato con questo batterio topi germ-free a cui è stato somministrato prednisolone per via orale. Dai dati raccolti è emerso che la colonizzazione batterica riduce i livelli del farmaco nell’intestino tenue e nel flusso sanguigno.

I risultati evidenziano dunque un fattore precedentemente sottovalutato nella resistenza agli steroidi tra le persone con IBD. «La capacità dei batteri intestinali di inattivare i glucocorticoidi potrebbe non solo influire sulla segnalazione ormonale endogena, ma anche compromettere l’efficacia dei trattamenti a base di steroidi nei pazienti con IBD. In futuro la ricerca dovrà quindi determinare in che misura le trasformazioni microbiche contribuiscono alla resistenza agli steroidi ed esplorare strategie terapeutiche per prevenire la degradazione dei glucocorticoidi nei pazienti affetti da IBD» concludono i ricercatori.

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