L’infezione da Clostridioides difficile è una causa comune di diarrea nei pazienti ospedalizzati. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che questa infezione influisce sul metabolismo del colesterolo e altera la composizione del microbiota intestinale, riducendo i batteri benefici e aumentando quelli nocivi.
I risultati, pubblicati su mBio, suggeriscono inoltre che il trapianto di microbiota fecale è più efficace rispetto alla terapia antibiotica nel ripristinare la salute intestinale dopo un’infezione da C. difficile.
Precedenti studi hanno dimostrato che alcuni ceppi di C. difficile sono più pericolosi di altri perché possono causare infezioni gravi e ricorrenti in una percentuale di pazienti che può arrivare fino al 60%. Ciò è in parte dovuto al fatto che i trattamenti antibiotici alterano la composizione del microbiota intestinale, riducendone la capacità di combattere C. difficile.
Per comprendere meglio gli effetti dell’infezione da C. difficile sui microbi intestinali, Ricardo Arcay dell’Hospital Universitari Son Espases di Palma, in Spagna, e i suoi colleghi hanno analizzato il microbiota di 34 pazienti con infezione da C. difficile e 18 persone sane.
Disbiosi da C. difficile
I ricercatori hanno scoperto che il batterio C. difficile è in grado di alterare il microbiota intestinale: rispetto agli individui sani, quelli con infezione da C. difficile avevano livelli inferiori di batteri benefici come Bacillota e Actinomycetota e livelli maggiori di microbi dannosi come Pseudomonadota.
Inoltre, nei pazienti con infezioni ricorrenti è stato osservato uno squilibrio ancora maggiore, mentre quelli trattati con antibiotici avevano livelli più elevati di batteri dannosi rispetto a coloro che erano stati sottoposti a un trapianto di microbiota fecale, nei quali sono ricomparsi microbi benefici, tra cui Clostridia e Bacteroidales, e sono aumentati i livelli di batteri come Eubacterium coprostanoligenes, che è stato associato alla riduzione del colesterolo.
Questi pazienti hanno anche mostrato una maggiore diversità microbica e un microbiota intestinale più simile a quello dei controlli sani rispetto a quello dei pazienti sottoposti a terapia antibiotica.
Lipidi ematici
Successivamente, i ricercatori hanno valutato l’impatto dell’infezione da C. difficile sui livelli ematici dei lipidi. Dai dati ottenuti è emersa una riduzione compresa tra il 33% e il 46% dei lipidi totali negli individui infetti.
Il trattamento antibiotico ha ripristinato parzialmente i livelli di lipidi, cosa che non è invece successa in seguito al trapianto di microbiota fecale.
Questi risultati indicano un collegamento tra l’infezione da C. difficile e alterazioni nel metabolismo dei lipidi e suggeriscono la possibilità che i batteri in grado di ridurre il colesterolo possano contribuire all’efficacia dei trapianti di microbiota fecale.
«I meccanismi associati alla maggiore efficacia di questa terapia devono ancora essere completamente decifrati. Le nostre osservazioni potrebbero però avere un impatto sulla gestione dell’infezione da C. difficile perché il ripristino solo parziale del contenuto lipidico dopo il trattamento suggerisce che un continuo supporto nutrizionale, mirato a ripristinare livelli lipidici fisiologici, potrebbe essere essenziale per una completa guarigione».
