• Intestino irritabile e infezioni enteriche
• IBS e microbiota intestinale: cosa dice lo studio
• L’affaire Brachyspira
• Conclusioni

Stato dell’arte
Il frequente insorgere della sindrome dell’intestino irritabile, o IBS, dopo un’infezione enterica suggerisce che lo sbilanciamento del microbiota possa esserne un fattore di rischio. Le basi di questa associazione rimangono però da chiarire.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato confrontare il profilo batterico del muco intestinale (colon) tra pazienti con IBS e soggetti sani correlandolo con le relative caratteristiche cliniche e di risposta immunitaria mucosale.

Conclusioni
Considerando l’incrementata presenza nel gruppo IBS (oltre che la sua correlazione con il quadro clinico) tra tutti i ceppi Brachyspira sembrerebbe essere quello maggiormente implicato nello sviluppo della sindrome dell’intestino irritabile, candidandosi come potenziale target per nuove terapie di prevenzione e/o trattamento.

Uno sbilanciamento del microbiota intestinale è un fattore di rischio per sindrome dell’intestino irritabile (IBS) in seguito a infezioni enteriche. Tra tutti, Brachyspira sembrerebbe il ceppo maggiormente coinvolto nell’eziopatogenesi avendo mostrato un aumento di espressione nei soggetti con IBS rispetto a quelli sani, oltre che una correlazione positiva con il quadro clinico.

È quanto dimostrano Karolina S. Jabbar e colleghi della University of Gothenburg (Svezia) in uno studio pubblicato su Gut-BMJ.

Intestino irritabile e infezioni enteriche

L’incidenza di IBS dopo episodi di gastroenteriti suggerisce come un’alterazione del microbioma possa essere un fattore predisponente, nonostante le evidenze disponibili non siano così concordi nel dimostrare una correlazione tra profilo batterico e sintomatologia da IBS. 

Il disegno degli studi potrebbe esserne una spiegazione. La maggior parte si basa infatti su prelievi fecali che, pur essendo una buona rappresentazione della situazione intestinale, non sono talvolta così accurati perdendo, ad esempio, specie peculiari delle nicchie intestinali. 

Per far chiarezza su un’eventuale associazione tra profilo batterico e sintomatologia i ricercatori hanno quindi investigato il microbiota direttamente dal muco intestinale (colon) di pazienti con IBS (n=62) e soggetti sani (n=31) applicando analisi di metaproteomica. 

La validazione della procedura di indagine è stata precedentemente condotta su una coorte esplorativa formata da un sottogruppo di soggetti da entrambi i gruppi (IBS=22, controlli=14). Di seguito i principali risultati ottenuti.

IBS e microbiota intestinale: cosa dice lo studio

Le proteine batteriche hanno fatto registrare  un’espressione maggiore nel muco di soggetti con IBS con, di conseguenza, un ragionevole pari incremento di presenza batterica. Infatti:

  • Ceppi batterici sono stati isolati dal 41% (9/22) dei campioni del gruppo IBS, solo dal 7% (1/14, coorte esplorativa) dei controlli
  • Pseudomonadaceae è risultata la famiglia predominante. Tra tutti, proteine del genere Brachyspira sono state registrate nel 31% (19/62) dei pazienti, in nessuno dei controlli

Considerando la peculiare espressione in presenza di IBS con, inoltre, l’inclusione in questo genere di ceppi patogeni associati a infezioni intestinali, l’attenzione si è focalizzata appunto su Brachyspira, la cui presenza è stata ulteriormente confermata da analisi istologiche e immunoistochimiche. 

L’affaire Brachyspira

43 pazienti e 27 controlli sono stati quindi considerati test di immunofluorescenza attraverso i quali si è confermato lo sviluppo di spirochetosi (importante infezione intestinale) con conseguente manifestazione diarroica nel 38% dei soggetti con IBS, nessuno con costipazione. Ma a chi si deve questa infezione?

Nel 78% dei casi è stata ricondotta a spirochete del genere B. aalborgi/hominis, nell’83% a B. pilosicoli. La spirochetosi di membrana è risultata poi utile nel determinare sottogruppi di IBS e la presenza o meno di Brachyspira associata ad alterazioni di pathways implicati nel rimodellamento di membrana e nell’omeostasi. 

In pazienti positivi per Brachyspira, infatti, si è notato un forte incremento nell’espressione di proteine associate a adesione e invasione batterica (complesso Arp2/3), al metabolismo di prodotti potenzialmente tossici (metilgliossale, prodotto di glicolisi) oltre che a mediatori di infiammazione, del complemento o immunitari. Da ciò ne deriva, quindi, un altrettanto aumento di pathway biologici quali fagocitosi mediata da anticorpi o associabili a infezioni enteriche. 

A sostegno di queste osservazioni, analisi istologiche hanno poi evidenziato come la spirochetosi sia associata a una moderata infiammazione mucosale e attivazione di cellule immunitarie (Th2 correlate, come mastociti oltre che citochine quali CD40LG, IL13 e IL4), entrambi processi molto meno accentuati in assenza di Brachyspira.

 Alterata poi anche le caratteristiche della barriera mucosale, con assottigliamento dello strato di muco e facilitazione per invasione delle cripte intestinali da parte di batteri non residenti, Gram positivi soprattutto. 

Considerando l’attivo coinvolgimento di Brachyspira nella rimodulazione dell’ambiente intestinale (e non), un trattamento mirato per ridurre l’espressione sembrerebbe quindi una valida strategia. 

Quattro pazienti con spirochetosi sono quindi stati trattati con metronidazolo (antibiotico) registrando un parziale miglioramento nella sintomatologia nel lungo termine, agendo in particolare su dolore addominale e gonfiore. Verificando lo status a sei settimane dal trattamento si è poi visto come, sebbene la spirochetosi si fosse quasi del tutto risolta, Brachyspira era comunque presente in tutti i soggetti all’interno delle cripte e delle cellule globulari mucosali, suggerendo una riallocazione. 

La risposta immunitaria ha infine mostrato un cambio da mediatori Th2 a Th1-mediata con riduzione dei livelli di mastociti ed eosinofili in circolo. 

Conclusioni

Per riassumere, quindi, la colonizzazione intestinale da parte di Brachyspira sembrerebbe un fattore predisponente l’insorgenza di IBS (sintomatologia prevalentemente diarroica). 

Un trattamento antibiotico mirato ha mostrato miglioramenti nella sintomatologia oltre che un riarrangiamento in termini di colonizzazione e risposta immunitaria, offrendo una valida strategia (che dev’essere, tuttavia, ponderata viste le problematiche di antibioticoresistenza) ai pazienti positivi per questo ceppo.