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La meditazione profonda migliora il microbiota intestinale

I dati ottenuti forniscono nuovi indizi su come la meditazione profonda possa ridurre il rischio di ansia e depressione migliorando la funzione immunitaria attraverso la regolazione del microbiota intestinale.
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La meditazione profonda migliora il microbiota intestinale

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Stato dell'arte
Sulla correlazione tra microbiota gastrointestinale e funzioni cerebrali, oggi definito asse intestino-cervello, si è ampiamente indagato negli ultimi anni evidenziando che esiste un costante scambio dinamico attraverso vie nervose, messaggeri e metaboliti microbici. Anche la meditazione ha mostrato di avere un impatto positivo sulla salute psicofisica, tuttavia, soltanto pochi studi hanno valutato se tale pratica influenzi il microbiota.
Cosa aggiunge questa ricerca
Questo studio sembra essere la prima ricerca ad indagare gli effetti a lungo termine della meditazione profonda sulla struttura del microbioma intestinale, con l’obiettivo di verificare se la meditazione possa influenzare il microbiota e, in tal modo, influire sulla salute fisica e mentale.
Conclusioni
I dati ottenuti forniscono nuovi indizi su come la meditazione profonda possa ridurre il rischio di ansia e depressione e migliorare la funzione immunitaria attraverso la regolazione del microbiota intestinale e la sua azione attraverso l’asse intestino-cervello.

In questo articolo

I progressi nella ricerca sul microbiota hanno confermato l’esistenza di una  interrelazione tra il microbiota che colonizza il tratto gastrointestinale e le funzioni cerebrali, definita asse intestino-cervello.

Inoltre, sebbene poco conosciuta e praticata nel mondo occidentale, la meditazione come esercizio mentale interiore ha dimostrato di avere un impatto positivo sulla salute psicofisica e, nel tempo, è stata sempre più considerata nelle opzioni per la salute della mente.

Tuttavia, a oggi, pochi studi hanno esaminato in modo completo il microbiota intestinale che consegue a una meditazione profonda a lungo termine (diversi anni). E, dato il ruolo cruciale del microbiota nella salute mediato dall’asse intestino-cervello, il meccanismo attraverso il quale la meditazione profonda possa influenzare il microbiota intestinale è un ambito che merita di essere indagato.

Per tale ragione, un gruppo di ricerca multicentrico cinese e pakistano in uno studio, pubblicato su General Psychiatry, ha voluto indagare gli effetti a lungo termine della meditazione profonda sulla struttura del microbioma intestinale, con l’obiettivo di verificare l’ipotesi che la meditazione possa regolarne l’omeostasi e, in tal modo, influire sulla salute fisica e mentale. 

Lo studio sui monaci buddisti 

Per esaminare la flora intestinale è stato eseguito il sequenziamento genico del 16S rRNA su campioni fecali di 56 individui tra monaci buddisti e soggetti di controllo.

Sulla base dei dati di sequenziamento ottenuti, è stata impiegata l’analisi LEfSe (Linear discriminant analysis Effect Size) per identificare le differenze di comunità microbiche intestinali tra i due gruppi. 

L’analisi PICRUSt (Phylogenetic Investigation of Communities by Reconstruction of Unobserved States) è stata poi utilizzata per prevedere la funzione del microbiota intestinale. Inoltre, sono stati valutati gli indici biochimici nel plasma. 

Il gruppo di meditazione era composto da 37 monaci buddisti dei templi Qiongke, Jiaqu ed Ezhi, e il gruppo di controllo comprendeva 19 individui residenti vicini ai tali templi. 

Entrambi i gruppi avevano la medesima struttura dietetica, e per minimizzare l’effetto di fattori confondenti, i soggetti sono stati rigorosamente scelti in base età, sesso, fumo, consumo di alcol.

La meditazione aumenta i batteri benefici

Gli indici di diversità α e β hanno fornito solide prove che il microbiota intestinale del gruppo di meditazione differiva significativamente da quello dei soggetti di controllo.

A livello di genere, Prevotella, Bacteroides, Dialister, Roseburia e Faecalibacterium erano predominanti in entrambi gruppi, ma nei monaci risultavano significativamente arricchiti Prevotella e Bacteroides.

Prevotella ha mostrato, in studi precedenti, di essere molto più abbondante nei controlli sani rispetto a pazienti con disturbo depressivo maggiore. Inoltre, è stata dimostrata una significativa riduzione di Prevotella nei campioni fecali di bambini autistici.

Dal canto suo, Bacteroides uniformis CECT 7771 ha mostrato, in uno studio sui topi, impatto positivo sulla risposta di ricompensa cerebrale, sul miglioramento del comportamento bulimico e sull’ansia.

L’analisi LEfSe, ha poi messo in evidenza nel gruppo dei monaci un arricchimento significativo di altri due generi batterici benefici: Megamonas e Faecalibacterium

Il primo è stato associato in uno studio del 2019 a tutti i tratti psicocognitivi misurati, mentre Faecalibacterium è risultato, in due diversi lavori precedenti, essere significativamente ridotto nei pazienti con disturbi d’ansia rispetto a controlli sani ed è stato associato a una qualità superiore della vita, coerentemente con i risultati del nostro studio.

Migliora anche la biosintesi di lipopolisaccaridi e glicani

Infine, il team di ricercatori ha voluto indagare gli effetti di questi cambiamenti nella popolazione batterica intestinale anche in termini di funzionalità.

L’analisi predittiva funzionale ha dimostrato che diversi pathway, tra cui quelli di biosintesi dei lipopolisaccaridi e di biosintesi e metabolismo dei glicani – legati ad attività antinfiammatorie – erano significativamente aumentati nel gruppo di meditazione.

Contemporaneamente erano significativamente diminuiti i livelli plasmatici di fattori di rischio clinico, incluso il colesterolo totale e l’apolipoproteina B.

Conclusioni

«Per quanto ne sappiamo» evidenziano gli Autori «questo è il primo studio a valutare la potenziale regolazione del microbiota intestinale umano da parte della meditazione profonda praticata per lungo tempo (diversi anni). 

I risultati ottenuti» concludono le ricercatrici «forniscono nuovi indizi su come questa pratica possa ridurre il rischio di ansia e depressione, migliorando la funzione immunitaria attraverso la regolazione del microbiota intestinale e la sua azione attraverso l’asse intestino-cervello».

Inoltre, il profilo dei marcatori biochimici nei soggetti studiati indica che la meditazione può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, in accordo con un recente studio che ha dimostrato che la meditazione offre un proteoma plasmatico protettivo, può compensare l’obesità e ipertensione e ridurre la variabilità della frequenza cardiaca.

Susanna Trave

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